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Guerra Ucraina: Mosca sta preparando attacchi ibridi in Polonia e Paesi Baltici, secondo il Guardian

La logica sarebbe quella di colpire senza dichiarare guerra, alzare la tensione senza superare apertamente la soglia che farebbe scattare una risposta militare collettiva

Guerra Ucraina: Mosca sta preparando attacchi ibridi in Polonia e Paesi Baltici, secondo il Guardian

La guerra in Ucraina potrebbe allargarsi non con un’invasione classica, ma attraverso nuove provocazioni ibride contro il fianco orientale della Nato. Secondo il Guardian, due Paesi dell’Alleanza atlantica avrebbero avvertito che la Russia starebbe preparando possibili azioni contro la Polonia o i Paesi Baltici, cioè Estonia, Lettonia e Lituania, con l’obiettivo di testare la coesione occidentale.

L’allarme arriva venerdì 26 giugno 2026, in una fase di forte pressione per Mosca: l’avanzata russa in Ucraina appare rallentata, mentre Kiev ha intensificato gli attacchi a lungo raggio contro obiettivi militari, logistici ed energetici in profondità nel territorio russo.

“Non una guerra convenzionale, ma provocazioni”

Secondo l’intelligence lettone, la Russia non sarebbe oggi in grado di aprire un secondo fronte convenzionale contro la Nato. Il rischio, però, sarebbe un altro: azioni sotto soglia, difficili da attribuire con immediatezza e pensate per creare paura, incertezza e divisioni politiche.

“Vediamo segnali che indicano che la Russia sta preparando provocazioni militari contro i Paesi baltici o la Polonia”, ha detto l’intelligence della Lettonia, secondo quanto riportato dal Guardian. La stessa fonte precisa che non si tratterebbe di un attacco su vasta scala, ma di “attacchi ibridi, come missili, droni o altre azioni pensate per mandare un messaggio: smettete di sostenere l’Ucraina, o avrete anche voi i vostri problemi”.

È questa la logica della guerra ibrida: colpire senza dichiarare guerra, alzare la tensione senza superare apertamente la soglia che farebbe scattare una risposta militare collettiva.

Il nodo della coesione Nato

Il possibile obiettivo politico di Vladimir Putin sarebbe mettere alla prova la tenuta della Nato, soprattutto nei confronti dei suoi membri più esposti e più piccoli. Una fonte politica di un secondo Paese dell’Alleanza ha detto al quotidiano britannico: “Stiamo raccogliendo informazioni” secondo cui Putin starebbe “pianificando qualcosa contro gli Stati baltici”.

Il riferimento è particolarmente sensibile perché Estonia, Lettonia e Lituania sono membri della Nato e dell’Unione europea, confinano o sono vicine alla sfera russa e vivono da anni sotto pressione militare, cyber e informativa. Un’azione limitata contro uno di questi Paesi non sarebbe solo un fatto locale: diventerebbe subito un test sulla credibilità dell’articolo 5, il principio di difesa collettiva dell’Alleanza.

Che cosa sono gli attacchi ibridi

Gli attacchi ibridi possono assumere forme molto diverse: droni che violano lo spazio aereo, sabotaggi, incendi dolosi, cyberattacchi contro infrastrutture energetiche, campagne di disinformazione, uso strumentale dei migranti alle frontiere, azioni legali e diplomatiche costruite per alimentare pretesti politici.

La Polonia e i Paesi Baltici denunciano da tempo una pressione crescente. Secondo funzionari polacchi citati da ricostruzioni internazionali, la guerra ibrida russa contro il fianco Est della Nato sarebbe già in corso, con attività di ricognizione, attacchi informatici e tentativi di destabilizzazione delle infrastrutture critiche.

Il precedente più inquietante riguarda le incursioni di droni. Il Guardian ricorda che lo scorso settembre diversi droni-esca russi attraversarono lo spazio aereo polacco, costringendo la Nato a far decollare i caccia e le autorità locali a invitare i cittadini di alcune province orientali a ripararsi al chiuso.

La pressione su Mosca e il rischio di escalation

L’allarme nasce anche dal momento militare. L’Ucraina ha sviluppato una capacità autonoma di colpire in profondità, con droni in grado di raggiungere obiettivi fino a circa duemila chilometri. Negli ultimi giorni, secondo fonti occidentali, attacchi ucraini hanno colpito aree vicine a Mosca e San Pietroburgo, aumentando la pressione sul Cremlino.

Una fonte militare occidentale citata dal Guardian avverte che, se Putin percepisse di essere sotto pressione, la Russia potrebbe essere tentata di reagire altrove. La frase è netta: “Non posso mentire: è un periodo di pericolo”.

Anche Keir Giles, esperto di Russia del think tank Chatham House, legge il quadro in questa direzione:

“Mosca cercherà modi per interrompere la tendenza attuale, attraverso un’escalation orizzontale o facendo qualcosa altrove. Non dobbiamo aspettarci che la Russia accetti passivamente di perdere”.

Il ruolo della Bielorussia

Nel quadro rientra anche la Bielorussia, alleata stretta di Mosca e Paese chiave sul fianco nord dell’Ucraina. Volodymyr Zelensky ha accusato più volte la Russia di cercare di coinvolgere Minsk più direttamente nel conflitto. Il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha respinto l’idea di voler combattere contro gli ucraini, ma il territorio bielorusso resta strategico: confina con Russia, Ucraina e tre Paesi della Nato.

Per questo ogni movimento lungo il confine viene osservato con attenzione. Non perché una guerra aperta con la Nato sia ritenuta imminente, ma perché proprio le zone grigie, le provocazioni e le azioni ambigue sono oggi considerate il terreno più probabile dell’escalation.

Il messaggio a Kiev e all’Europa

La lettura degli apparati occidentali è che una provocazione contro Polonia o Paesi Baltici avrebbe un messaggio politico preciso: convincere i governi europei che continuare a sostenere Kiev può avere un costo diretto anche per loro.

È una strategia di pressione psicologica prima ancora che militare. Non serve conquistare territorio: basta creare il dubbio che il sostegno all’Ucraina esponga le società europee a droni, sabotaggi, blackout, cyberattacchi o incidenti di frontiera.