Viterbo: 1825 giovani under 40 in fuga in cinque anni

Allarme Cgil: Viterbo tra le province più colpite d'Italia.

La provincia di Viterbo continua a subire un significativo calo della popolazione giovanile, con un saldo migratorio negativo di 1825 giovani under 40 negli ultimi cinque anni. Questi dati, elaborati dalla Cgil di Roma e Lazio su informazioni Istat, evidenziano un trend preoccupante che si inserisce in un contesto regionale più ampio, caratterizzato da un -5,3% di ragazzi tra i 18 e i 35 anni dal 2019.

Spopolamento giovanile nel Lazio

Nel periodo compreso tra il 2019 e il 2026, il Lazio ha visto una diminuzione di 28.029 giovani nella fascia di età 18-35 anni, corrispondente a un calo del 2,6% della popolazione residente. Tuttavia, questo decremento non è uniforme: mentre Roma ha registrato una perdita contenuta di -0,6%, le province limitrofe mostrano un quadro ben più allarmante. In particolare, Frosinone segna un -13,5%, Viterbo -5,3%, Rieti -5,2% e Latina -5,1%.

La Cgil sottolinea che questi dati rivelano una frattura territoriale sempre più profonda, con opportunità di studio e lavoro concentrate nell’area metropolitana, mentre le province perdono progressivamente la loro popolazione giovane.

Flussi migratori e occupazione

Il fenomeno dello spopolamento non si limita alla demografia, ma si estende anche ai flussi migratori interni. Tra il 2019 e il 2024, la provincia di Roma ha visto un saldo positivo di 22.161 giovani tra i 18 e i 39 anni, mentre tutte le altre province hanno registrato perdite significative: Frosinone -6.169, Latina -4.303, Rieti -1.992 e Viterbo -1825. Inoltre, il saldo negativo con l’estero per l’intero Lazio ammonta a -14.194 giovani, evidenziando una fuga che va oltre il riequilibrio interno regionale.

Il quadro occupazionale per i giovani non mostra segni di miglioramento. Il tasso di occupazione nella fascia 15-29 anni, a fine 2025, è tornato ai livelli del 2018, fermandosi al 29,2%. La Cgil avverte che per chi rimane, la situazione è critica, con occupazioni temporanee e precarie che caratterizzano il mercato del lavoro post-pandemia.

Particolarmente preoccupante è la situazione delle giovani donne, il cui tasso di occupazione nella fascia 15-29 anni è sceso al 25,8%, con un divario di genere che aumenta a 6,6 punti percentuali. Anche il calo dei Neet ha rallentato negli ultimi due anni, evidenziando una stagnazione nel miglioramento delle opportunità.

In conclusione, la Cgil sottolinea l’urgenza di un modello di sviluppo diverso per affrontare le crisi aziendali e di settore, contrastare le disuguaglianze e creare occupazione stabile e di qualità, soprattutto per le donne e i giovani.