Lo scorso mercoledì 6 maggio trenta studenti e studentesse della classe di Diritto penale progredito del corso di laurea in Giurisprudenza, sede di Varese, si sono recati in visita autorizzata alla Casa circondariale di Como, località Bassone. A guidarli è stata l’ideatrice dell’iniziativa, la docente dell’insegnamento Gilda Ripamonti, che riveste anche il ruolo di Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Como, con la presenza del docente del corso di Diritto penitenziario Thomas Di Candia.
Studenti di Giurisprudenza in visita al carcere di Como
La visita ha permesso agli studenti e alle studentesse, accolti nell’istituto dopo i necessari controlli di sicurezza, di incontrare nella Sala Polivalente la direttrice reggente dell’Istituto Roberta Galati, la comandante e la vicecomandante della struttura Maria Manzella e Paola Di Vincenti, insieme a due detenuti.
Un confronto diretto con la realtà carceraria
“Un incontro prolungato, disteso, interessato – spiega Gilda Ripamonti –, che ha consentito, grazie alla disponibilità dei presenti, di poter ascoltare racconti e rispondere a molte domande su tutti gli aspetti reali della vita in un istituto carcerario e di aprire gli occhi su una realtà che per gli studenti rappresentava un mondo sommerso”.
La mattina è proseguita con la visita, nell’area trattamentale delle sezioni maschili, della biblioteca, della palestra, delle aule per l’istruzione, i corsi e le altre attività formative o culturali e del campo sportivo, passando a fianco dei passeggi delle varie sezioni. Il gruppo si è infine recato nella sezione femminile per un breve incontro.
Gli studenti e le studentesse, insieme alla docente, hanno potuto in aula restituire il senso di questa giornata, e così hanno condensato le loro impressioni:
“Noi, studenti e studentesse del corso di laurea in Giurisprudenza, abbiamo avuto la preziosa occasione di fare ingresso alla Casa Circondariale del Bassone, a Como. Questa esperienza ha indubbiamente arricchito il nostro bagaglio culturale ed emotivo, aiutandoci meglio a comprendere l’importanza dell’andare oltre ai pregiudizi. Fondamentale, inoltre, è stato il contributo umano e professionale di tutte le figure che operano all’interno della struttura, rendendo possibile un approccio fondato non solo sulla sicurezza, ma anche sull’ascolto, sulla dignità e sul valore del percorso rieducativo”.
La riflessione di una studentessa
“Prima di varcare i cancelli del Bassone, la mia idea di carcere era influenzata dall’immaginario cinematografico, lo ammetto: mi aspettavo un rumore costante, una tensione palpabile e molta rigidità. Ma appena entrata nelle aree comuni, mi sono ricreduta immediatamente. A colpirmi è stato, paradossalmente, il silenzio. Non era un silenzio rigido o pesante, ma onesto e rispettoso. Tuttavia, c’è stata una frase che mi è risuonata in testa durante tutta la visita, e tuttora mi torna in mente. A pronunciarla è stato un detenuto con cui abbiamo fatto l’incontro: ha detto che, nonostante lui sia consapevole dell’errore che ha fatto e ha ammesso di pentirsene ogni giorno, il suo obiettivo è quello di riuscire a strappare un sorriso alle persone. Questa frase mi ha messo i brividi, e mi ha fatto molto riflettere su quanto è complessa la funzione rieducativa e di quanto, da fuori, spesso ci si dimentica che oltre quelle mura ci sono persone. Persone vere, con storie vere, con emozioni vere, e che non possono essere identificate solo dall’errore commesso. Capire che, anche dietro le sbarre, resti il desiderio di generare un momento di normalità e di contatto umano, è stata la lezione più importante di questa giornata”.