Firenze (FI)

‘Ndrangheta, confiscato il tesoro dell’usuraio che taglieggiava un imprenditore senese

Sequestrati immobili, veicoli, conti correnti e un'imbarcazione da pesca

‘Ndrangheta, confiscato il tesoro dell’usuraio che taglieggiava un imprenditore senese

La criminalità organizzata calabrese si è spinta fino al cuore della Toscana, contaminando il tessuto economico con traffici di droga e prestiti a tassi strozzinaggio. Dopo un lungo iter giudiziario, lo Stato ha acquisito in via definitiva i beni accumulati illecitamente da Francesco Morano, detto “Gianfranco”, ritenuto un narcotrafficante e usuraio calabrese contiguo alla cosca “Bellocco” di Rosarno.

L’operazione, condotta dai finanzieri dei Comandi Provinciali di Firenze e Reggio Calabria insieme al personale dello S.C.I.C.O., ha portato alla confisca di un patrimonio stimato in circa 200mila euro.

Gli affari criminali in Toscana: usura a Siena e droga a Pistoia

Si tratta di un criminale noto per la sua pericolosità sociale costante fin dalla fine degli anni Novanta; due distinte inchieste coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo toscano e condotte dal G.I.C.O. fiorentino hanno portato alla luce i suoi  traffici.

L’episodio più grave per l’economia regionale è emerso nell’indagine Buenaventura; l’uomo ha preso di mira un imprenditore del settore tessile attivo nella provincia di Siena. Per un credito concesso, il calabrese applicava tassi di interesse usurai che superavano la soglia del 66% su base annua. Per recuperare il denaro ha messo in atto pesanti manovre estorsive, aggravate dall’utilizzo del metodo mafioso. Per questi reati contro la persona e il patrimonio, nel 2022 il Tribunale di Firenze lo ha condannato in primo grado a otto anni di reclusione con rito abbreviato.

Ma la Toscana era terreno fertile anche per lo spaccio. Con l’operazione Erba di Grace emerso il coinvolgimento in un traffico di sostanze stupefacenti radicato nella provincia di Pistoia. Una rete illecita che gli è costata una condanna a quattro anni di reclusione nel 2021, confermata in Appello nel 2022.

Queste attività si sommavano a quelle scoperte nell’ambito dell’operazione Magma della DDA reggina, culminata nel 2019 con quarantacinque provvedimenti cautelari e una pesantissima condanna a venti anni di reclusione per traffico internazionale di stupefacenti.

Il sequestro dei beni e le misure personali

Grazie alla sinergia tra le Direzioni Distrettuali Antimafia di Firenze e Reggio Calabria è stata ricostruita la sproporzione tra i redditi dichiarati e la reale ricchezza a disposizione dell’uomo.

Lo Stato ha così incamerato in via definitiva una società, un fabbricato, tre autoveicoli, svariate disponibilità finanziarie e un’imbarcazione da pesca lunga circa sedici metri. E’ stata inoltre applicata la misura di prevenzione personale,con un regime di sorveglianza speciale, con l’obbligo di risiedere nel proprio comune per un periodo di quattro anni.