Pavia (PV)

I Promessi sposi restano una scuola di vita

Perché Manzoni deve continuare a parlare ai giovani

I Promessi sposi restano una scuola di vita

di Emanuele Gallotti

Il dibattito nato attorno alle nuove Indicazioni Nazionali per i licei ha riportato al centro dell’attenzione una questione che riguarda non soltanto la didattica, ma la stessa identità culturale della scuola italiana: è giusto spostare la lettura de I Promessi sposi dalla seconda alla quarta superiore?

I Promessi sposi restano una scuola di vita

La proposta, avanzata nella bozza ministeriale e poi divenuta oggetto di un vivace confronto tra studiosi, insegnanti e opinionisti, ha suscitato numerose reazioni. Oltre venticinquemila firme sono state raccolte in pochi giorni a sostegno dell’appello promosso da Alessandro Barbero, Roberto Bizzocchi, Pierantonio Frare e Giuseppe Polimeni — allievo di Angelo Stella e Maria Corti negli anni della formazione pavese — per mantenere l’opera di Alessandro Manzoni nel biennio liceale.

Il nodo della discussione è noto: alcuni ritengono che il romanzo sia troppo complesso per studenti di quattordici o quindici anni e che possa essere compreso meglio in età più matura. Altri, invece, sostengono che proprio durante l’adolescenza il capolavoro manzoniano possa lasciare un segno profondo nella formazione umana e civile dei ragazzi.

Il ginnasio a Vigevano

Personalmente appartengo a questa seconda convinzione. E non per semplice attaccamento alla tradizione scolastica, ma per esperienza vissuta. Frequentavo il ginnasio a Vigevano negli anni Cinquanta quando lessi per la prima volta I Promessi sposi. Non fu un incontro noioso né imposto. Al contrario, quelle pagine mi conquistarono subito.

Vi trovai personaggi vivi, drammi autentici, paure, ingiustizie, speranze e interrogativi che parlavano anche a un adolescente. Renzo, Lucia, padre Cristoforo, l’Innominato, Gertrude: figure che non appartenevano soltanto al Seicento lombardo, ma all’animo umano di ogni tempo. Da allora ho sempre considerato il romanzo di Manzoni non soltanto un monumento letterario, ma una straordinaria occasione educativa.

Quando iniziai a insegnare, prima come maestro elementare e poi come docente di Materie letterarie, cercai di trasmettere ai miei allievi lo stesso interesse e lo stesso entusiasmo che avevo provato da ragazzo. Ero convinto — e continuo a esserlo — che i giovani possano amare Manzoni, se accompagnati con intelligenza, passione e creatività.

Nel 1975, nella scuola elementare di San Genesio ed Uniti, guidai gli alunni di quinta in una riduzione teatrale de I Promessi sposi. I bambini parteciparono con entusiasmo alle prove e alle rappresentazioni negli oratori di San Genesio ed Uniti, di San Pietro in Verzolo a Pavia e di Gropello Cairoli. Attraverso il teatro scoprirono che il romanzo non era un testo polveroso, ma una storia viva, ricca di emozioni, conflitti e umanità.

L’edizione illustrata

Qualche anno più tardi, nell’anno scolastico 1980-1981, anche i miei alunni della classe III B della Scuola media statale “Contardo Ferrini” di Pavia — oggi non più esistente — realizzarono un’edizione illustrata de I Promessi sposi. L’opera, composta da 180 pagine e stampata artigianalmente in un numero limitato di copie grazie alla disponibilità del Comune di Pavia, rappresentò un’esperienza didattica e umana di grande valore.

Massimo Bernuzzi illustrò con intelligenza e bravura l’intero romanzo, mentre gli altri alunni collaborarono, a vario titolo, alla realizzazione dell’opera. I loro nomi sono: Bassi Elena, Bergamaschi Luca, Bianchi Nadia, Bocchiola Milena, Bonifacio Maria Cecilia, Celari Giuliana, Centenaro Paolo, Chiesa Antonella, Colmi Corrado, Dacomo Sara, Ferrari Luca, Ghirardello Marco, Mantovani Carla, Mariani Marinella, Mussi Margherita, Nazza Davide, Picco Laura, Podda Gioacchino, Raffa Fabrizio, Re Marco, Rocchini Claudia, Rognoni Cristina, Suera Graziana, Tironi Ettore, Zini Mauro.

“Una città per Manzoni”

L’edizione venne curata dal sottoscritto, in qualità di docente di italiano, che predispose anche la copertina. Nel 2023, in occasione del centocinquantesimo anniversario della morte di Alessandro Manzoni, il Comune di Lecco e il Sistema Museale Urbano Lecchese promossero il progetto “Una città per Manzoni”. In quell’occasione scrissi al sindaco Mauro Gattinoni raccontando le esperienze scolastiche maturate nel corso della mia carriera.

Il 3 agosto il Sindaco di Lecco mi rispose con queste parole:

“Gent.mo Emanuele Gallotti,
mi ha fatto davvero piacere ricevere la Sua nota ed i disegni allegati, frutto del lavoro con i suoi studenti.
Ciò dimostra, nel 150mo anniversario manzoniano, l’attualità del messaggio dei Promessi Sposi, delle vicende umane ed esistenziali attraversate dal romanzo, e di come esso si possa prestare a molteplici riduzioni utili per appassionare sempre più le nuove generazioni.
Voglia ricevere dalla Città di Lecco un vivo sentimento di gratitudine per l’impegno didattico da Lei profuso.
Mauro Gattinoni
Sindaco di Lecco”.

Quella lettera mi colpì profondamente, perché sottolineava come attività di questo tipo dimostrino ancora oggi la capacità de I Promessi Sposi di coinvolgere le nuove generazioni e di trasmettere valori culturali e umani ancora attuali.

Ed è proprio questo il punto centrale della questione.
Chi propone di rinviare la lettura del romanzo sostiene spesso che molti studenti lo vivano come un’imposizione scolastica e che finiscano per apprezzarlo soltanto in età adulta. È un’osservazione che contiene una parte di verità. Ma il problema non è Manzoni: è il modo in cui, talvolta, viene insegnato.

Se il romanzo si riduce a un’arida esercitazione scolastica fatta di schemi narratologici, personaggi da classificare e pagine da riassumere, allora qualunque capolavoro rischia di diventare respingente. Se invece il docente riesce a farne emergere la forza umana e morale, allora il testo acquista vita e parla davvero agli studenti.

I temi affrontati da Manzoni parlano ancora ai giovani di oggi: la giustizia, l’abuso del potere, la libertà, il coraggio delle scelte, la dignità della persona, la responsabilità morale, il dolore, la speranza. Anche le recenti riletture critiche del romanzo hanno evidenziato la sua sorprendente attualità. Lucia è stata reinterpretata come figura di forza interiore e non di passiva rassegnazione; il Seicento manzoniano viene oggi letto come uno specchio delle crisi contemporanee; la riflessione sulla Provvidenza continua a interrogare il rapporto tra uomo, storia e coscienza.

Un classico non è un libro antico da conservare in biblioteca. È un’opera che continua a parlare al presente. Per questo ritengo importante che I Promessi sposi restino nei programmi scolastici del biennio superiore. Non necessariamente attraverso una lettura frettolosa o puramente obbligatoria, ma mediante percorsi didattici capaci di coinvolgere davvero gli studenti: letture ad alta voce, drammatizzazioni, laboratori, confronti con il presente, riflessioni personali.

La scuola non deve soltanto trasmettere nozioni. Deve aiutare i ragazzi a crescere come persone. E pochi libri della nostra letteratura possiedono, come il romanzo di Manzoni, la capacità di educare insieme l’intelligenza, la sensibilità e la coscienza civile.
Per questo credo che togliere o marginalizzare I Promessi sposi significherebbe impoverire la formazione culturale delle nuove generazioni. Manzoni non appartiene soltanto al passato della scuola italiana: appartiene ancora al suo futuro.