Internazionale

Ritorsione causa Iran: Trump riapre la guerra commerciale contro l’Europa, dazi del 25% sulle auto

Il tycoon minaccia raid su Teheran e attacca Madrid, Roma e Berlino. Poi apre l'ennesimo fronte: "Prenderemo il controllo di Cuba"

Ritorsione causa Iran: Trump riapre la guerra commerciale contro l’Europa, dazi del 25% sulle auto

Reazioni ancora e sempre più scomposte da parte del presidente americano Donald Trump.

La cifra dell’azione del tycoon, in un momento mai così complicato per lo scacchiere internazionale, è l’ultima provocazione, l’ultimo fronte aperto: stavolta non più il chiodo fisso della Groenlandia, ma Prenderemo il controllo di Cuba”, ha annunciato Trump.

Ma, al di là dei colpi di teatro, il dato politico internazionale in evidenza resta il perdurante stallo nelle trattative per la fine del conflitto con l’Iran. Il presidente americano Trump avverte che l’opzione militare è sempre sul tavolo, intanto sposta l’attenzione ancora sull’Europa.

Trump riapre la guerra commerciale contro l’Europa

Trump non perdona agli alleati dell’Unione europea il fatto di non aver aiutato gli Stati Uniti nella guerra contro l’Iran e li punisce con nuove tariffe commerciali: dazi sulle auto al 25%, perché la Ue “non sta rispettando gli accordi commerciali”.

E attaca nuovamente a Spagna e Italia, perché – dice – per loro va bene se l’Iran si dota dell’arma nucleare, mentre dopo la lite con il cancelliere tedesco Merz, il Pentagono prevede di far rientrare 5000 soldati dalla Germania.

Dura la reazione delle istituzioni europee alle parole di Trump: inaccettabile il piano sui dazi, che come effetto collaterale ha già fatto precipitare la Borsa di Wall Street.

Proposta dell’Iran, Trump rincara

Tornando al conflitto nel Golfo, una nuova proposta per un accordo di pace consegnata dagli iraniani ai mediatori pakistani ci sarebbe anche (Teheran ha rinunciato a chiedere la riapertura dello stretto di Hormuz come precondizione per il dialogo), ma Trump non è soddisfatto.

Le trattative proseguono – afferma il presidente – ma avverte:

“Potremmo anche bombardarli e sbarazzarci di loro una volta per tutte”.

Ieri è tra l’altro scaduto il sessantesimo giorno dall’inizio della guerra, termine entro il quale negli Stati Uniti si può portare avanti un intervento armato senza l’autorizzazione delle camere, ma Trump prova a dribblare il Congresso sostenendo che la tregua abbia bloccato il conteggio.