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Prodotto da Instagram? Silvia Salis studia da leader e passa l’esame in Tv da Fazio

E intanto dall'Ufficio italiano brevetti e marchi spuntano logo e nome di "Futuro Democratico"

Prodotto da Instagram? Silvia Salis studia da leader e passa l’esame in Tv da Fazio

Prove tecniche da leader di coalizione. In diretta Tv.

C’è qualcosa di interessante — e anche rivelatore — nel modo in cui Silvia Salis è uscita dalla sua ospitata nell’ultima puntata di Che tempo che fa, da Fabio Fazio.

Non tanto per il voto alto avuto da praticamente tutti i media ma per la sostanziale unanimità del giudizio: promossa, spesso a pieni voti, senza troppe riserve.

Ed è qui che scatta la riflessione.

Silvia Salis a Che tempo che fa

Salis, promozione in Tv oltre gli scetticismi

Silvia Salis, sindaco di Genova, ex dirigente del Comitato olimpico nazionale ed ex azzurra dell’atletica leggera arrivava in quello studio già raccontata — e in parte liquidata — da una certa narrazione: costruzione mediatica, estetica da Instagram, operazione politica ben confezionata.

In buona sostanza e banalmente, la risposta più bella esteticamente di Elly Schlein in grado di sfidare l’attuale premier Giorgia Meloni alle Politiche 2027.

Una lettura rilanciata anche da Selvaggia Lucarelli, che l’aveva descritta più come un prodotto costruito che come una figura politica autentica.

Selvaggia Lucarelli

Poi però c’è la realtà, che spesso ha il difetto di non rispettare le etichette.

L’ingresso in studio, l’intervista con Fazio

Salis entra con una standing ovation — dettaglio non banale, tanto che lo stesso Fazio sottolinea che “non è mai successo per un sindaco” — e soprattutto tiene il campo.

Senza rigidità, senza il linguaggio ingessato della politica televisiva, ma nemmeno con l’improvvisazione di chi si affida solo alla spontaneità.

Naturale, sì. Ma anche controllata. Ed è proprio questo equilibrio a colpire.

I temi affrontati, l’affermazione della “sostanza” sulla “superficie”

Il passaggio più significativo è quello sui diritti.

Non tanto per il contenuto, in parte prevedibile, quanto per la struttura dell’argomentazioni.

Una costruzione che regge — e che difficilmente si improvvisa.

È lì che l’idea del “prodotto finto” ha mostrato i suoi limiti.

Perché la comunicazione può costruire un’immagine, ma non può sostenere da sola una coerenza argomentativa quando viene messa alla prova.

E allora il punto, forse, non è stabilire se Silvia Salis sia o meno un prodotto della politica contemporanea, ma capire di che tipo di prodotto si tratta.

Se è solo superficie, si sgonfia. Se invece sotto c’è struttura, c’è sostanza, allora la macchina può essere messa in pista e per di più con un pilota affidabile.

Troppo comunicativa, la chiave del successo

Paradossalmente, ciò che le veniva contestato — l’essere troppo “comunicativa” — è esattamente ciò che, in televisione, le ha permesso di funzionare.

Il risultato è che oggi Salis, secondo l’opinione comune, esce rafforzata non solo dall’intervista, ma anche dal confronto implicito con chi l’aveva già definita prima ancora di ascoltarla davvero.

E forse la lezione che incasserà anche Selvaggia Lucarelli è tutta qui: non è più il tempo in cui bastava smontare un personaggio etichettandolo come costruito.

Perché anche i personaggi costruiti, se hanno sostanza, reggono. Gli altri no.

Il retroscena: quel “Futuro Democratico” registrato anni prima

C’è però un dettaglio che, nelle ultime ore, sta alimentando curiosità e letture politiche. Riguarda un nome: “Futuro Democratico”.

Secondo quanto emerso da ricostruzioni di stampa, il marchio sarebbe stato depositato il 3 gennaio 2023 presso l’Ufficio italiano brevetti e marchi e registrato nel luglio 2024, con titolarità attribuita proprio a Silvia Salis.

Non si tratterebbe di un semplice nome. Le classi merceologiche associate al marchio coprono ambiti che vanno dalla comunicazione alla formazione, dall’organizzazione di eventi ai servizi mediatici: un perimetro ampio, quasi da piattaforma politica o culturale.

Anche il logo — secondo le descrizioni — richiama esplicitamente l’immaginario dei simboli di partito: scritta inclinata in bianco su fondo circolare, con i colori del tricolore a suggerire una vocazione nazionale.

Un ulteriore elemento: il dominio web collegato risulterebbe registrato già nell’ottobre 2022.

All’epoca, però, Salis non era ancora entrata formalmente in politica: ricopriva un ruolo di vertice nel Coni e il suo profilo pubblico era ancora legato soprattutto allo sport.

Dall’entourage della sindaca minimizzano: si tratterebbe di una vecchia idea per un’associazione o una fondazione, poi archiviata.

Eppure, a rileggerlo oggi, quel passaggio appare meno neutro. Più che un progetto compiuto, sembra proprio un indizio verso qualcosa che verrà.