Tra disagi quotidiani e nuovi progetti: la mobilità corre a due velocità
Il racconto
«C’è chi dice che a Settimo i treni veloci non esistono. In realtà esistono: passano, ti guardano e tirano dritto. Ho lanciato una petizione per chiedere collegamenti migliori: non so se porterà risultati, ma so che non fare niente non ne porterà». Con questo spirito, Francesca Zappulla, giovane settimese di 25 anni, ha lanciato una petizione online per migliorare le condizioni di vita dei pendolari. «Da qualche mese lavoro a Milano e quindi ogni giorno prendo il treno da Settimo per spostarmi. Faccio a tutti gli effetti una vita da pendolare, ma pochissime volte sono tornata a casa prima delle 22, anche se, in realtà, il rientro era previsto intorno alle 20.30. Questa petizione, dunque, parte da una mia esigenza, ma so che tante altre persone del territorio hanno il mio stesso problema», ci racconta la settimese, ricostruendo un vero e proprio viaggio della speranza che si ritrova ad affrontare ogni giorno. «La mattina prendo il treno da Settimo alle 6.18 e poi da Chivasso dovrei prendere quello per Milano, previsto per le 6.40. Ma quasi sempre ha almeno 10 o 15 minuti di ritardo – spiega -. Al rientro, succede lo stesso. Parto da Milano alle 18.10 e dovrei arrivare a Porta Susa alle 19.48 per prendere il treno per Settimo delle 20.05 ma anche in questo caso è difficile che gli orari vengano rispettati. La scorsa settimana, ad esempio, per un guasto all’impianto, siamo rimasti bloccati due ore e mezza a Novara». Una situazione che ha spinto Zappulla a portare avanti una petizione che ha già raccolto oltre 400 firme nell’arco di qualche giorno. «Non ho la pretesa di cambiare o risolvere le cose – specifica -, ma di portare alla luce una problematica che non sto vivendo solo io».
La petizione
«La città di Settimo è un nodo nevralgico dell’area metropolitana torinese, che accoglie un’utenza ampia e costante di studenti e lavoratori pendolari, anche provenienti da comuni limitrofi come San Mauro, Castiglione e Gassino. Nonostante ciò – si legge nel testo della petizione -, il servizio ferroviario attuale presenta criticità che ne compromettono l’affidabilità e l’efficienza complessiva». In particolare Zappulla si concentra sui cittadini di Settimo e dei Comuni limitrofi che necessitano di raggiungere Milano. «L’assetto attuale del servizio impone soluzioni indirette: i treni regionali veloci diretti verso Milano non effettuano fermata presso la stazione cittadina, obbligando l’utenza della stazione di Settimo a raggiungere le stazioni di Torino Porta Susa o di Chivasso – fa notare – . Questa situazione comporta un inevitabile aumento dei tempi di viaggio e una maggiore complessità nell’organizzazione degli spostamenti quotidiani, con conseguenti disagi per i pendolari. Infatti, la stazione di Settimo è servita da due sole linee: Sfm1 Rivarolo-Chieri ed Sfm2 Pinerolo-Chivasso, entrambe soggette ad una generale instabilità del servizio, conseguenza dei cantieri esistenti e di quelli di prossimo avvio».
Le richieste
In questo scenario, la petizione evidenzia «la necessità di un intervento concreto per rendere il servizio ferroviario più coerente, accessibile ed efficiente». Per questo motivo, si chiede intanto «l’introduzione della fermata presso la stazione di Settimo Torinese per una quota dei treni regionali veloci da e per Milano». Un intervento che «migliorerebbe significativamente la connettività della città, in quanto consentirebbe un collegamento diretto con la stazione di Torino Porta Nuova (attualmente non disponibile senza cambi intermedi) e l’introduzione di nuove corse da e per le stazioni di Torino Porta Susa e Torino Lingotto». La seconda richiesta, invece, riguarda «il rafforzamento dei collegamenti ferroviari con Torino, così da migliorare l’integrazione con il nodo metropolitano e facilitare gli spostamenti quotidiani dei pendolari». «Un trasporto pubblico affidabile e ben organizzato è fondamentale per garantire il diritto alla mobilità, la qualità della vita dei cittadini e lo sviluppo sostenibile del territorio – è il passaggio finale della petizione, che si può consultare e firmare all’indirizzo change.org -. Settimo merita collegamenti adeguati al proprio ruolo all’interno della rete regionale. Firmiamo per un servizio più equo, efficiente e vicino alle esigenze reali dei cittadini».
Il nuovo biciplan
«Quali percorsi i ciclisti fanno con frequenza? Quali sono i punti pericolosi? Quali gruppi bisognerebbe sensibilizzare sull’uso della bicicletta?». Parte da queste domande la riscrittura del nuovo biciplan cittadino. Sotto la regia del Centro Studi Sereno Regis, la scorsa settimana in biblioteca Archimede si è svolto il primo dei quattro incontri pubblici promossi dal Comune. «Sperimentiamo questo processo partecipativo che punta a raccogliere alcune indicazioni per completare il reticolo ciclabile interno alla città», ha spiegato Arnaldo Cirillo, assessore alla Mobilità, mettendo al centro della discussione «la congiunzione di alcuni tratti che già esistono con quelli che non hanno ancora un percorso ciclabile definito». Come illustrato dai tecnici della società Sat, che hanno già preparato una prima proposta progettuale, lo scopo è predisporre un piano strategico che possa essere uno strumento pronto da utilizzare nel corso degli anni. Con delle risorse economiche fisse a disposizione. L’obiettivo, dunque, è migliorare la sicurezza dei ciclisti, promuovendo la mobilità sostenibile e l’utilizzo della bicicletta negli spostamenti quotidiani. Un modo che, allo stesso tempo, permetterebbe anche di ridurre l’inquinamento atmosferico e acustico.
Le criticità
Associazioni, ciclisti, amministratori comunali e semplici cittadini, partendo dall’attuale reticolo ciclabile, alternandosi in tre diversi tavoli di lavoro, si sono concentrati sui percorsi prioritari da completare. E nel corso del dibattito non sono mancati neanche i primi spunti di riflessione. E le prime polemiche. «Alcune piste ciclabili della città sono pericolosissime», ha fatto notare qualcuno. «Non si capisce ancora bene il senso della pista di via Schiapparelli – fa notare un altro cittadino -. E anche la segnaletica in quella zona sarebbe da rifare». Netta anche la posizione espressa dagli ambientalisti. «Noi abbiamo mappato tutte le piste del territorio e l’unica che ha senso è quella che parte da via Ariosto – è intervenuto Gianni Ronchetti, direttore di Legambiente -. In passato, la nostra associazione aveva già presentato un lavoro di riunificazione dei percorsi ciclabili. Le piste devono essere accessibili a tutti. Non solo ai ciclisti, ma anche ai pedoni e alle persone in carrozzella che, a Settimo, non sanno come muoversi». Dopo questo primo incontro, seguirà un secondo appuntamento mercoledì 29 aprile, dalle ore 20.
Il punto di vista
Tra gli amministratori che hanno partecipato al primo incontro pubblico sul biciplan c’è anche il consigliere Manolo Maugeri. «Ho partecipato al primo incontro in maniera costruttiva e sicuramente questo è un primo passo per iniziare ad individuare le criticità – riflette ai margini della serata il capogruppo della Lega -, ma mi sento di dire che c’è stato un coinvolgimento solo di un certo tipo di utenza». Guardando la sala della biblioteca gremita di ciclisti e associazioni ambientaliste, per il leader del Carroccio «sono rimasti fuori altri portatori di interesse». «Bisogna tener conto anche della sicurezza e delle esigenze di chi non usa la bici e magari deve spostarsi in macchina. È giusto ascoltare anche la loro voce. Questo è un primo elemento critico, unito al fatto che al primo incontro pubblico sono state coinvolte alcune associazioni ambientaliste vicine ad una determinata parte politica. Su questo tema, invece, credo che si debba essere più inclusivi». Maugeri è scettico anche rispetto all’attuale reticolo ciclabile da cui (ri)parte il biciplan. «Ci va coraggio a definirle piste ciclabili. Alcune, come quella di via Torino, andrebbero smantellate e rifatte completamente da zero – affonda -. Già gli assi principali, che sono il biglietto da visita della città, non funzionano e non mi sembra un buon punto di partenza. Per questo, al momento, mi sembra un obiettivo ambizioso voler unificare tutti i percorsi ciclabili. Anzi, forse, più che ambizioso è utopistico». Per il leghista bisognerebbe prendere spunto da alcuni modelli di città anche vicini a Settimo. «Ho sentito qualcuno fare il paragone con Amsterdam, ma neanche lo commento. Guardiamo ad esempi virtuosi vicini, senza andare troppo lontano. Ad esempio, penso ad alcune piste ciclabili di Brandizzo. È importante parlare di mobilità, ma con le parole si fa poco. Bisogna passare ai fatti e magari imparare da chi ha fatto meglio di noi».