C’è chi continua ad aspettarlo sulle rive del Bosforo, convinto che prima o poi tornerà a casa per chiudere il cerchio. Intanto, però, Hakan Calhanoglu si prende l’Inter e si tiene stretto San Siro, rimandando ogni discorso sul futuro e scegliendo di vivere fino in fondo notti come questa, prima immaginate e poi trasformate in realtà. Il legame con il mondo nerazzurro, alimentato dall’affetto costante dei tifosi, sembra oggi più saldo che mai.
Arrivato ormai cinque anni fa dopo l’addio al Milan, il regista turco non ha mai smesso di dividere e allo stesso tempo conquistare, ma nelle serate più pesanti è sempre riuscito a lasciare il segno. Dopo Lautaro, è ancora lui uno dei più acclamati dal pubblico interista e contro il Como ha aggiunto un nuovo capitolo alla sua storia personale, firmando una doppietta destinata a restare nella memoria di questa stagione. Un contributo pesante anche in chiave Coppa Italia, obiettivo sentito tanto quanto il campionato.
Le due reti, diverse ma ugualmente decisive, hanno riacceso una partita che sembrava scivolare via. Prima il destro dalla distanza, poi un colpo di testa sorprendente per caratteristiche e tempismo, un gesto tecnico che ha spiazzato tutti e acceso definitivamente San Siro.
Non sarà stato spettacolare come altre prodezze viste in passato, ma l’effetto sul pubblico è stato lo stesso delle grandi notti europee: “Per fortuna abbiamo cambiato la partita dopo tanta difficoltà, si sa già che è sempre difficile una sfida col Como perché loro sanno giocare benissimo, ma abbiamo fatto il ‘nostro’ nel secondo tempo… Adesso vogliamo vincere due trofei, ma prima ci aspettano diverse partite importanti in campionato e vogliamo chiudere quella pratica il prima possibile”, ha spiegato Calhanoglu al termine della gara.
Mentre parlava, la Curva Nord scandiva il suo nome insieme a quello di Thuram, in un’atmosfera che ha coinvolto anche l’attaccante francese, capace di interrompere l’intervista per unirsi ai tifosi. Un’immagine destinata a restare, come tante altre di una serata vissuta da oltre 70mila spettatori.
Nel momento più complicato, con una versione meno brillante della squadra in campo, sono stati proprio i leader tecnici a prendere in mano la situazione. Calhanoglu e Barella hanno guidato la reazione, con il turco a fare da detonatore prima con un tiro dalla distanza e poi con un’incursione in area conclusa di testa. Un evento raro, quasi inatteso, considerando le sue caratteristiche: “In Germania ne avevo segnato uno così… Ho avuto fortuna, ma siamo contenti di essere in finale…”.
Per lui si tratta della quinta doppietta in maglia interista e del dodicesimo centro stagionale, numeri che raccontano l’impatto di un centrocampista capace di incidere come pochi nel suo ruolo. Ma la rimonta si è completata con un’altra storia, quella di Sucic, autore del gol decisivo. Una rete pesante, probabilmente la più significativa della sua esperienza in nerazzurro, arrivata nella stessa partita in cui il connazionale Baturina ha brillato dall’altra parte.
L’Inter si gode così i suoi protagonisti e una vittoria che pesa, costruita tra talento e carattere. E Calhanoglu, ancora una volta, resta al centro di tutto: leader tecnico, uomo delle notti decisive e simbolo di un gruppo che continua a inseguire due obiettivi con ambizione e consapevolezza.