Brescia (BS)

Patto di stabilità, Streparava: “Fondamentale una deroga temporanea”

"L’Europa non può limitarsi a essere un mercato regolato: deve tornare a essere una potenza industriale"

Patto di stabilità, Streparava: “Fondamentale una deroga temporanea”

Patto di stabilità, Streparava: “Fondamentale una deroga temporanea”.

Le parole di Streparava sul Patto di stabilità

Queste le parole del presidente di Confindustria Brescia Paolo Streparava:

 

“Una sospensione temporanea dei vincoli europei, accompagnata da una vera politica industriale ed energetica comune, non è una concessione alle imprese: è una scelta di responsabilità verso il futuro dell’Europa. Come industriali, questo è quanto chiediamo oggi alle istituzioni. Non possiamo permetterci di aspettare che la recessione venga certificata dalle statistiche. Le imprese stanno già vedendo segnali molto concreti: rincari, difficoltà negli approvvigionamenti, tensioni energetiche, incertezza sugli ordini e crescente complessità nella programmazione industriale. È adesso che l’Europa deve intervenire. Come Confindustria ci eravamo già esposti sul tema nei giorni scorsi, attraverso le parole del nostro presidente Emanuele Orsini: non chiediamo spesa pubblica indistinta, ma strumenti straordinari per una fase straordinaria”.

“Il manifatturiero bresciano, centrale nello scacchiere europeo, è esposto a shock simultanei: se l’Europa resta ferma dentro regole pensate per una fase ordinaria, rischia di arrivare nuovamente tardi. Il nodo più urgente riguarda le filiere industriali. Le tensioni nel Golfo Persico e lungo lo Stretto di Hormuz stanno aggravando una frammentazione delle supply chain iniziata con la pandemia e poi accentuata dalla guerra in Ucraina, con effetti su tempi di consegna, costi assicurativi, prevedibilità delle forniture e disponibilità di energia e metalli. Dalle materie plastiche all’alluminio, dal nichel al rame, dal tungsteno ai metalli critici necessari per acciai speciali, elettrificazione, intelligenza artificiale e difesa, il tema non è più soltanto il prezzo, ma l’accesso sicuro e continuativo agli input produttivi. Chi controllerà materie prime, semilavorati e rotte logistiche controllerà una parte decisiva della competitività industriale dei prossimi anni. L’Europa è oggi particolarmente vulnerabile in tal senso, perché dipende da mercati energetici globali e da colli di bottiglia strategici”.

Lo scenario internazionale

“Il sistema continentale è esposto alla volatilità del GNL e del benchmark TTF; l’Italia importa una quota rilevante del proprio GNL dal Qatar via Hormuz, con il rischio di aste competitive con l’Asia sulle metaniere e scenari di forte pressione sui prezzi invernali. Il nostro territorio conosce bene il peso dell’energia sulla competitività. Le proiezioni 2026 della bolletta gas ed elettricità per il Made in Brescia parlano di 1,65 miliardi di euro, ancora il 28% sopra la normalità pre-Covid. E l’Italia continua a pagare l’energia molto più di altri Paesi europei: 115 euro/MWh contro i 68 della Spagna, i 61 della Francia e i 44 dell’area scandinava. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti stanno perseguendo con grande determinazione una strategia di politica industriale, energetica e mineraria orientata alla tutela dei propri interessi e al contenimento della Cina. In questo scenario, l’Europa rischia di essere il soggetto più esposto: subisce le conseguenze delle tensioni tra grandi potenze, ma non dispone ancora di una vera politica industriale comune. Non possiamo quindi essere ingenui. Stati Uniti e Cina difendono le proprie industrie con strumenti potenti. L’Europa non può limitarsi a essere un mercato regolato: deve tornare a essere una potenza industriale. Serve autonomia strategica su energia, materie prime, tecnologie e filiere essenziali”.

“Per una risposta rapida e selettiva”

“La deroga temporanea al Patto di Stabilità che chiediamo deve perciò servire a finanziare una risposta europea rapida e selettiva: energia a costi competitivi, rigassificatori, accumuli, contratti di fornitura di lungo periodo, garanzie per accordi di off-take, mappatura delle filiere critiche, sostegno agli investimenti produttivi e difesa della liquidità delle imprese. Brescia, cuore manifatturiero d’Europa, è oggi in prima linea: se tutto quanto sta avvenendo continuerà a gravare sui costi industriali, l’impatto si riverserà inevitabilmente su mercati, prezzi e consumatori, trasformando un rischio già visibile in una crisi concreta nel giro di pochi mesi”.