Internazionale

Crosetto: “Sì a missione nello stretto, meglio se sotto l’egida dell’Onu”

“Da 20 giorni ho detto al capo della Difesa e della Marina di tenersi pronti con due navi”

Crosetto: “Sì a missione nello stretto, meglio se sotto l’egida dell’Onu”

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha indicato la linea italiana riguardo alla situazione nello Stretto di Hormuz e alla crisi più ampia in Medio Oriente. In un’intervista al Corriere della Sera, ha spiegato le priorità e i limiti dell’azione italiana.

Crosetto: "Sì a missione nello stretto, meglio se sotto l'egida dell'Onu"
Stretto di Hormuz

“La nuova chiusura dello Stretto di certo non stupisce, perché Hormuz è diventato il punto nevralgico di questa guerra – afferma Crosetto – l’Iran ha capito che non poteva combatterla, né vincerla sul suo territorio e l’ha allargata ai Paesi del Golfo, a Hormuz e quindi al resto del mondo”.

Lo scenario, avverte, è destinato a protrarsi:

“Sarà una trattativa lunga, continua, complicata”.

Il ministro non esclude una missione nello Stretto, ma sottolinea che dovrebbe avvenire sotto l’egida dell’Onu.

Stretto di Hormuz e responsabilità internazionali

Sul piano delle responsabilità internazionali, Crosetto osserva che le scelte sono complesse.

“Se guardiamo lo scenario dal punto di vista nazionale si è trattato di un grave errore – riferendosi agli attacchi contro Teheran – dal punto di vista israeliano è una questione esistenziale, di sopravvivenza”.

Riguardo agli Stati Uniti, aggiunge:

“Gli USA ritengono che l’Iran sia un elemento di totale destabilizzazione del mondo” – anche in relazione agli equilibri energetici globali e alla competizione con la Cina.

Contributo italiano, ruolo dell’Onu e rapporti internazionali

L’Italia si prepara a un possibile contributo operativo.

“Da 20 giorni ho detto al capo della Difesa e della Marina di tenersi pronti con due navi” – rivela Crosetto – ipotizzando l’impiego di cacciamine.

Tuttavia, pone una condizione chiara:

“Per inviarle occorre la fine delle ostilità, perché nessuno vuole entrare in una guerra. Solo dopo una tregua, infatti, la comunità internazionale potrà accedere a Hormuz per non trovarsi in una zona di guerra”.

Fondamentale, in ogni caso, il passaggio parlamentare:

“Il governo italiano passerà dal voto del Parlamento, che per noi è un passaggio dovuto, obbligatorio, fondamentale”.

Sul ruolo delle Nazioni Unite, Crosetto auspica un mandato ma non lo considera imprescindibile.

“Mi auguro che ci sia l’egida dell’Onu, ma non mi formalizzerò se invece ci saranno 42 nazioni con un mandato e una forza multilaterale di pace. Non penso che, davanti a una missione internazionale, il Parlamento possa fare distinguo”.

Sul rapporto con Donald Trump e le tensioni con gli USA, Crosetto ridimensiona i contrasti: le critiche all’Italia sono “un giudizio ingeneroso e affrettato”, destinato a rientrare. Quanto alla mancata autorizzazione all’uso della base di Sigonella, chiarisce: “Se abbiamo detto no è stato perché non potevamo dire di sì” – richiamando il rispetto delle regole vigenti.

Il ministro respinge inoltre l’ipotesi di un coinvolgimento diretto dell’Italia nel conflitto:

“Quando Trump ci ha chiesto di scendere in guerra, l’Italia non può scendere in guerra con nessuno, lo dice la Costituzione”.

Il ministro non esclude una missione nello Stretto, ma sottolinea che dovrebbe avvenire sotto l’egida dell’Onu.
Giorgia Meloni con il presidente Trump

Resta alta la preoccupazione per il Libano e la sicurezza dei contingenti italiani.

“Sono preoccupato per il Libano e non da oggi”, afferma Crosetto.

Sulla missione Unifil, rivendica di aver chiesto “più volte un cambio di passo e di regole”, avvertendo che senza interventi “se avesse fallito Unifil, sarebbe entrato l’esercito israeliano. Così è stato. Ora, conclude, dovremo pensare come sostituirla, perché un Libano che esplode è l’ennesimo problema per il mondo”.

Sul fronte interno ed economico, il ministro invita a evitare semplificazioni, anche sul tema del gas russo.

“Sembra che la Russia ci regalerebbe il gas, invece il prezzo sarebbe di mercato”. Guardando alle sfide future, sottolinea la necessità di interventi strutturali: “Bisogna tagliare un po’ di fili. È la tela di Penelope. Il governo fa e qualcuno disfa”.