Il presidente dimissionario della FIGC Gabriele Gravina ha rilasciato a ‘Le Iene’ un’intervista che andrà in onda questa sera su Italia 1.
Questo un breve estratto dove Gravina ammette di aver sbagliato a non essere andato via prima:
“Mi sento amareggiato per non aver dato ai nostri tifosi un risultato che meritavano e soprattutto per non aver scelto prima di andare via nel momento in cui mi sono reso conto che tutto quello che è stato fatto non poteva essere migliorato.
Quello che non posso accettare è che qualcuno si permetta a ogni livello di definirmi indegno – ha proseguito -. Cosa è stato fatto? Delle cose molto interessanti sotto il profilo dell’equilibrio economico-finanziario, sotto la presidenza Gravina è arrivata la co-assegnazione di Euro2032, il terzo evento sportivo più seguito al mondo. La gente forse ha dimenticato il lavoro straordinario che è stato fatto: dopo 53 anni abbiamo vinto l’Europeo, l’Under 17 ha vinto per la prima volta gli Europei”.
Il grande problema è che l’Italia però ha mancato la qualificazione al Mondiale per la terza volta di fila. “Purtroppo produciamo talenti ma non vengono utilizzati, abbiamo il 70% di stranieri e solo il 30% di giocatori selezionabili – ha aggiunto -. Le nostre società sono aziende e rispondono all’economia di mercato. Non si può pensare di obbligarle ad adottare scelte imprenditoriali differenti. Si può lavorare a livello culturale, attivando meccanismi di incentivi, altrimenti non c’è possibilità di intervento”.
Infine Gravina è tornato a parlare delle polemiche scoppiate per la sua affermazione, al termine della partita con la Bosnia, sugli altri sport definiti “dilettantistici”. “La distinzione era a livello di regolamento, di norme che dispongono l’obbligatorietà dei giovani in campo selezionabili, per il professionismo non è consentito – ha concluso -. Ammiro il lavoro degli atleti di altre discipline, il loro sacrificio, i loro risultati, non volevo mortificare né offendere nessuno”.