Monza (MB)

Licenziato dopo due mesi, non ha diritto alla Naspi: «Aiutatemi a trovare lavoro a 60 anni»

La lettera-sfogo del monzese Marco Riazzola che ha cambiato impiego e poi è rimasto beffato. Ha scritto al sindaco Pilotto e al Consiglio comunale per chiedere aiuto

Licenziato dopo due mesi, non ha diritto alla Naspi: «Aiutatemi a trovare lavoro a 60 anni»

A 60 anni è stato licenziato e si è trovato senza lavoro e senza nemmeno il paracadute della Naspi. È da questa doppia beffa per Marco Riazzola, monzese, che dopo aver lasciato un impiego stabile per inseguire un’opportunità che riteneva più gratificante si è visto licenziare nel giro di poche settimane, restando senza stipendio e senza alcuna tutela economica.

Una storia assurda

Una vicenda che lui stesso definisce «un calvario» e che ha deciso di raccontare in una lunga lettera inviata al sindaco Paolo Pilotto, ad alcuni rappresentanti dell’Amministrazione comunale e al Giornale di Monza.
Una richiesta di attenzione, ma anche un grido di aiuto che mette insieme due temi sempre più centrali: la fragilità di chi perde il lavoro e la difficoltà, soprattutto dopo una certa età, di rientrare nel mercato.

La sua scelta, spiega, non era dettata dalla necessità ma dalla volontà di migliorare la propria condizione lavorativa. «Ero già assunto regolarmente, ma cercavo un lavoro che mi rendesse felice e orgoglioso di andare a lavorare», scrive. Una decisione controcorrente per chi ha 60 anni e che spesso, arrivato a quell’età, punta piuttosto a conservare la stabilità.
Ad attirarlo era stata una proposta che univa un buon trattamento economico a un ruolo che sentiva vicino anche sul piano umano: lavorare per favorire l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità. Un progetto che sembrava avere senso e prospettiva, tanto da convincerlo a lasciare il posto precedente. «Sono stato attratto da un lavoro che all’apparenza poteva rendermi veramente utile e felice», racconta.
Ma quella che doveva essere una nuova fase si è trasformata rapidamente in una caduta.

Dalla nuova prospettiva al licenziamento

Dopo appena due mesi, infatti, arriva il licenziamento, insieme ad altri due colleghi, a causa della chiusura del ramo aziendale. «Errate valutazioni del Ceo sulla pianificazione dei progetti, è la motivazione che mi hanno dato», spiega.

Il colpo, però, non è stato solo professionale. A rendere la situazione ancora più pesante è stata la scoperta di non avere diritto alla Naspi. Il motivo è legato ai requisiti contributivi: con soli due mesi di lavoro nella nuova azienda, non ha maturato le settimane necessarie per accedere all’indennità di disoccupazione. Una condizione che lo ha spinto ad avviare un’azione legale contro l’azienda, nella speranza di ottenere un riconoscimento. «Ho fatto ricorso e aperto un contenzioso, ma saranno tempi lunghi», scrive, consapevole che nel frattempo il problema resta immediato: trovare un nuovo lavoro. E qui si apre il capitolo più amaro. Dal 19 dicembre 2025, giorno del licenziamento, Riazzola racconta di aver intrapreso una ricerca «forsennata»: oltre 800 curriculum inviati, candidature quotidiane, contatti continui. Il risultato, però, è stato minimo: appena tre colloqui sostenuti.

Appello al sindaco

«Tutti mi dicono che esperienza, competenze, bravura e ottima dialettica non servono a nulla perché comunque ho 60 anni». Eppure, alle spalle, Riazzola ha oltre trent’anni di esperienza, maturata in diversi settori, anche con incarichi di responsabilità. Un percorso che, in teoria, dovrebbe rappresentare un valore aggiunto e che invece, nella pratica, sembra non essere più sufficiente.

Da qui la sensazione di trovarsi in una terra di mezzo senza via d’uscita: troppo giovane per accedere alla pensione, troppo avanti con l’età per essere appetibile per le aziende. Una condizione che lui sintetizza con una domanda amara: «Cosa devo fare per arrivare all’agognata pensione?». Così si è rivolto all’Amministrazione chiedendo un aiuto concreto, una possibilità, un segnale. Nel tentativo di far arrivare la sua voce il più lontano possibile, racconta di aver scritto anche al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, pur senza ovviamente ricevere risposta.