Internazionale

Comitato protezione giornalisti: “Nel 2025 due terzi dei cronisti nel mondo uccisi da Israele”

"L’aumento globale delle morti tra i giornalisti è alimentato da una persistente cultura dell’impunità per gli attacchi contro la stampa: pochissime indagini trasparenti sono state condotte"

Comitato protezione giornalisti: “Nel 2025 due terzi dei cronisti nel mondo uccisi da Israele”

Nel 2025 sono stati 129 i giornalisti uccisi nel mondo, il numero più alto mai registrato dal Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ) in oltre trent’anni di monitoraggio. Di questi, 86 morti, pari a due terzi del totale, sono attribuiti ad Israele, principalmente a Gaza e in Libano. Più del 60% dei giornalisti uccisi dal fuoco israeliano erano palestinesi a Gaza, dove gruppi per i diritti umani e esperti delle Nazioni Unite segnalano la presenza di un genocidio in corso.

Comitato protezione giornalisti: "Nel 2025 due terzi dei cronisti nel mondo uccisi da Israele"
I dati

Oltre tre quarti delle morti si sono verificate in contesti di conflitto, mentre l’uso crescente di droni militari ha trasformato il modo in cui i giornalisti vengono presi di mira: da due casi nel 2023 a 39 nel 2025, di cui 33 attribuiti a Israele.

Gaza e Libano: nuove vittime sotto i raid israeliani

Tre giornalisti sono stati uccisi in un’unica giornata nell’ultima ondata di attacchi israeliani. Due raid aerei sul Libano hanno causato la morte di Ghada Dayekh, presentatrice della stazione radio Sawt al-Farah, e di Suzan Khalil, reporter del canale televisivo al-Manar e della stazione radio al-Nour, entrambe affiliate a Hezbollah.

Questi omicidi seguono di poche settimane l’attacco del 28 marzo che aveva ucciso altri tre giornalisti libanesi: Ali Shuaib, Mohammed Fatouni e Fatima Fatouni, colpiti da un drone israeliano mentre viaggiavano lungo una strada nella città di Jezzine.

Comitato protezione giornalisti: "Nel 2025 due terzi dei cronisti nel mondo uccisi da Israele"

Nel frattempo, a Gaza, Mohammed Samir Washah, corrispondente della rete al-Jazeera Mubasher, è stato ucciso da un attacco di droni israeliani mentre si trovava in auto.

Il presidente libanese Joseph Aoun ha denunciato gli attacchi come atti di aggressione israeliana, annunciando che il governo esplorerà ogni canale internazionale per fermare la ripetizione di tali violenze.

Il CPJ ha definito queste uccisioni un fallimento sistematico nel proteggere i giornalisti civili, sottolineando che senza responsabilità e giustizia questi attacchi continueranno. Il direttore regionale del CPJ, Sara Qudah, ha affermato che queste morti non sono eventi isolati ma parte di un problema strutturale di impunità.

Israele e il nuovo paradigma della guerra contro i giornalisti

Secondo il CPJ, Israele ha ucciso più giornalisti di qualsiasi altro governo dal 1992, rendendo il conflitto Gaza-Israele il più letale mai registrato per la stampa. Nel 2025, su 47 casi di giornalisti assassinati per il loro lavoro, l’81% è attribuito a Israele.

L’uso deliberato dei droni e l’ostruzione all’accesso dei media indipendenti hanno reso quasi impossibile documentare tutte le vittime, soprattutto a Gaza. Questi attacchi costituiscono un crimine di guerra, secondo il diritto internazionale, e il CPJ ha chiesto che i responsabili, dalle unità IDF fino ai vertici della catena di comando, siano perseguiti.

Il presidente Usa Donald Trump, nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, ha accennato alla situazione di Gaza solo in termini di liberazione degli ostaggi e restituzione dei corpi, concentrandosi invece su temi domestici.

Intanto, la mancanza di azione da parte della comunità internazionale lascia il terreno fertile a ulteriori omicidi, alimentando una crisi globale della libertà di stampa e della sicurezza dei giornalisti.

L’analisi completa del CPJ: “Cultura dell’impunità”

“In un periodo in cui i conflitti armati hanno raggiunto livelli storici in tutto il mondo, anche gli omicidi di giornalisti hanno toccato un massimo storico, principalmente a causa delle azioni di un solo governo: Israele. Questo segna due anni consecutivi da record per le morti tra la stampa, a causa del continuo e senza precedenti mirare di Israele contro giornalisti e operatori dei media”.

E ancora:

“L’aumento globale delle morti tra i giornalisti è alimentato da una persistente cultura dell’impunità per gli attacchi contro la stampa: pochissime indagini trasparenti sono state condotte sui 47 casi di omicidi mirati documentati dal CPJ nel 2025 e nessuno è stato ritenuto responsabile in alcuno dei casi. Questi omicidi violano il diritto internazionale umanitario, che stabilisce che i giornalisti sono civili e non dovrebbero mai essere deliberatamente presi di mira”.

Il CPJ ha chiesto una riforma radicale dei modi in cui i governi indagano sugli omicidi di giornalisti, inclusa la creazione di una task force investigativa internazionale e l’imposizione di sanzioni mirate.