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Parkinson e metabolismo: nuove frontiere per prevenzione e cura

Studi recenti rivelano legami tra patologie metaboliche e neurodegenerazione aprendo la strada all'uso di farmaci antidiabetici per rallentare i sintomi

Parkinson e metabolismo: nuove frontiere per prevenzione e cura

In occasione della Giornata mondiale prevista per sabato 11 aprile 2026, la malattia di Parkinson torna al centro del dibattito scientifico. Non viene più analizzata esclusivamente come patologia neurodegenerativa, ma come una condizione complessa influenzata da molteplici variabili. Negli ultimi anni, la ricerca ha evidenziato un legame tra l’insorgenza del disturbo e le disfunzioni metaboliche, un cambio di prospettiva che potrebbe rivoluzionare sia la prevenzione sia i protocolli terapeutici.

La possibile origine metabolica della patologia

La malattia è strettamente connessa alla degenerazione dei neuroni dopaminergici, cellule nervose situate nella sostanza nera del cervello. Queste unità sono fondamentali per la regolazione dei movimenti attraverso il neurotrasmettitore dopamina. Sebbene le cause rimangano spesso ignote, il coinvolgimento di fattori genetici e ambientali appare ormai accertato.

“Oggi il Parkinson viene osservato sotto una lente più ampia”, osserva il professor Gianni Pezzoli, già direttore del Centro Parkinson dell’Asst Pini-CTO e presidente della Fondazione Pezzoli per la Malattia di Parkinson. “Non parliamo più soltanto di una malattia del cervello. Studi recenti evidenziano l’esistenza di meccanismi biologici comuni tra Parkinson e disfunzioni metaboliche: insulino-resistenza, infiammazione cronica, stress ossidativo. Alcuni dati suggeriscono che farmaci utilizzati nel diabete possano avere un effetto protettivo. In particolare, si è visto che pazienti trattati con metformina, un farmaco anti-diabetico, sviluppano il Parkinson anche 6-7 anni più tardi. Questo perché probabilmente il diabete e il Parkinson hanno un tronco comune nelle fasi iniziali. Si tratta di osservazioni promettenti: significherebbe poter spostare in avanti le fasi più complesse della malattia, con un impatto concreto sulla qualità di vita”.

Il professor Gianni Pezzoli

Strategie per l’identificazione precoce dei pazienti

Il collegamento tra metabolismo e neurodegenerazione permette di ipotizzare nuove strategie terapeutiche mirate. L’attenzione dei ricercatori si sta focalizzando sulla capacità di intervenire prima che il danno neuronale diventi manifesto.

“Il punto chiave è individuare i soggetti a rischio prima della comparsa dei sintomi. Questo è proprio uno dei principali filoni di ricerca sostenuti della Fondazione Pezzoli. L’obiettivo è arrivare a identificare biomarcatori diagnostici e prognostici e sviluppare strategie terapeutiche integrate in grado di agire sui meccanismi metabolici alla base della malattia” segnala il clinico.

Parallelamente, si osserva un incremento dei casi totali e un innalzamento dell’età media di insorgenza, fenomeno legato principalmente all’allungamento della vita media della popolazione.

“Non è tanto la malattia ad aumentare”, chiarisce Pezzoli, “quanto il numero di persone nelle fasce d’età in cui si manifesta. Viviamo più a lungo e quindi aumentano sia i casi sia l’età media alla diagnosi. Ma non è solo una questione demografica. Accanto all’età, esistono fattori modificabili che possono anticipare o ritardare l’esordio. Le esposizioni ambientali, in particolare, emergono come determinanti di un’insorgenza più precoce, rafforzando il ruolo della prevenzione primaria. Ma anche i fattori metabolici sembrano avere un ruolo: migliorare la salute metabolica potrebbe contribuire a ritardare l’insorgenza della malattia”.

Evoluzione delle terapie presenti e future

Attualmente, il trattamento cardine rimane la levodopa, spesso somministrata in combinazione con dopaminoagonisti o inibitori della degradazione enzimatica. Per le fasi avanzate, caratterizzate da fluttuazioni motorie, sono disponibili terapie infusionali e soluzioni chirurgiche.

“Quando la terapia farmacologica non è più sufficiente, entrano in gioco altri approcci. In particolare la stimolazione cerebrale profonda (DBS) che oggi rappresenta una soluzione consolidata per pazienti selezionati nelle fasi avanzate”, segnala Pezzoli. “Attraverso elettrodi impiantati in specifiche aree cerebrali, possiamo modulare i circuiti alterati e migliorare in modo significativo i sintomi”.

Oltre alla DBS, la medicina esplora l’uso di ultrasuoni focalizzati guidati da risonanza magnetica, sebbene l’applicazione sia ancora limitata a casi specifici.

“Il Parkinson è una malattia che mostra sempre più sfaccettature, in cui fattori neurologici, metabolici, ambientali e genetici si intrecciano. Comprendere meglio queste connessioni potrebbe cambiare in modo significativo l’approccio. L’auspicio è quello di riuscire in un prossimo futuro a identificare i soggetti in una fase antecedente la malattia e rallentare l’ingresso, agendo prima, e in modo più mirato, sui meccanismi che la determinano” conclude lo specialista.

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I PROGETTI DI RICERCA DELLA FONDAZIONE

Il 5×100

Ogni anno, quando si presenta la dichiarazione dei redditi all’Agenzia delle Entrate, è possibile scegliere di destinare il 5 per mille ad una organizzazione. Scegliendo di destinare il 5 per mille alla Fondazione Pezzoli per la ricerca sul Parkinson rendi possibile la sconfitta della malattia di Parkinson e sindromi correlate. È un gesto semplice che non costa nulla ma di grande importanza per sostenere la ricerca.

Intervista al professor Pezzoli

Il professor Gianni Pezzoli, neurologo e presidente di Fondazione Pezzoli per la Malattia di Parkinson-ETS è stato ospite del programma televisivo Aria Pulita, andato in onda il 28 gennaio 2026 sul canale Telecity, all’interno di una rubrica di approfondimento e informazione dedicata ai temi di interesse sociale e sanitario, condotta dalla giornalista Simona Arrigoni.

Nel corso  dell’intervista, il prof. Pezzoli ha illustrato la diffusione della malattia in Italia, la sintomatologia  e l’età d’insorgenza, soffermandosi sull’importanza dei progetti di assistenza realizzati da Fondazione Pezzoli.