L’emergenza carburante per aerei inizia a farsi concreta in Europa. Dopo il blocco dello Stretto di Hormuz legato alla crisi in Medio Oriente, Bruxelles convoca un vertice urgente con le compagnie aeree per affrontare il rischio di carenza di jet fuel.
Secondo fonti europee, per la prima volta dall’inizio del conflitto, la Commissione europea incontrerà i rappresentanti del trasporto aereo non solo per monitorare la situazione, ma anche per rispondere a interrogativi critici su produzione, scorte e distribuzione del carburante.
E anche in Italia, dopo le prime restrizioni dei giorni scorsi, la situazione inizia a farsi critica.
Aeroporti italiani: Brindisi senza carburante, limiti in altri 6 scali
In Italia emergono i primi segnali di difficoltà operativa:
- Aeroporto di Brindisi senza carburante (rifornimenti sospesi temporaneamente)
- Aeroporto di Milano Linate, Aeroporto di Venezia Marco Polo, Aeroporto di Treviso, Aeroporto di Bologna con scorte limitate
- Aeroporto di Reggio Calabria con limite di rifornimento per aereo
- Aeroporto di Pescara con una sola autocisterna disponibile
A Brindisi, secondo i Notam (bollettini aeronautici), il carburante è stato disponibile solo in quantità limitate, riservate a voli di emergenza, sanitari e statali. Le compagnie sono state invitate a fare rifornimento negli aeroporti di partenza.
Le autorità locali parlano però di una situazione “sotto controllo” e assicurano il ripristino delle scorte nel breve termine.
Prezzo del jet fuel raddoppiato: impatto pesante sulle compagnie
Il costo del carburante per aerei è esploso: in Europa una tonnellata di jet fuel ha superato i 1.900 dollari, più del doppio rispetto a fine febbraio.
Questo ha un impatto diretto sui conti delle compagnie:
- normalmente il carburante pesa per il 20-25% dei costi
- oggi può arrivare fino al 40-50%
Molti vettori si proteggono con il cosiddetto fuel hedging, ma non sempre in modo efficace.
Tra i più coperti:
- ITA Airways (fino all’80% del fabbisogno)
- Ryanair
- Lufthansa
- Qantas
Più esposte invece compagnie come:
- Wizz Air
- Singapore Airlines
- Norwegian Air Shuttle
Totalmente scoperte molte compagnie statunitensi, tra cui Delta Air Lines e United Airlines, che però possono contare su bilanci più solidi.
Il problema reale: non il prezzo, ma la disponibilità fisica
Gli esperti avvertono: il vero rischio non è solo il costo, ma la disponibilità concreta del carburante.
Anche con coperture finanziarie, il jet fuel potrebbe non arrivare se si interrompe la catena logistica:
- produzione nelle raffinerie
- trasporto via petroliere
- passaggio nei corridoi marittimi
- distribuzione tramite oleodotti e depositi
Un’interruzione in uno solo di questi passaggi può causare una crisi operativa immediata.
Prime contromisure: tagli ai voli e piani di emergenza
Diverse compagnie stanno già preparando scenari di emergenza:
- Ryanair valuta tagli del 5-10% dei voli (fino a 34.000 in meno)
- Lufthansa potrebbe fermare 20-40 aerei
- SAS ha cancellato circa 1.000 voli ad aprile
- United Airlines ha ridotto del 5% l’offerta
Anche in Asia e Oceania:
- Air New Zealand ha cancellato oltre 1.100 voli
- Vietnam Airlines ha ridotto le tratte interne
Estate 2026 a rischio: aumentano incertezze e costi
La vera incognita riguarda l’estate 2026. Se il blocco dello Stretto di Hormuz dovesse prolungarsi:
- potrebbero partire cancellazioni “tattiche”
- aumenterebbero i prezzi dei biglietti
- alcune rotte meno redditizie verrebbero sospese
Secondo gli operatori turistici, il settore sta subendo una doppia pressione:
- carburante alle stelle
- dollaro forte rispetto all’euro
Viaggiatori: cosa succede a voli e rimborsi
Per i passeggeri, al momento:
- non ci sono cancellazioni diffuse
- possibili ritardi o modifiche operative
In caso di cancellazione:
- diritto al rimborso o riprotezione su altro volo (normativa UE)
Cresce però la richiesta di assicurazioni viaggio, che possono arrivare a costare fino all’8% del valore della vacanza.
Bruxelles in allerta: “pochi dati e troppe incognite”
Le istituzioni europee ammettono di avere ancora poche informazioni chiare su:
- produzione reale di jet fuel
- capacità delle raffinerie
- margini di aumento della produzione
Il vertice di Bruxelles servirà proprio a colmare queste lacune e valutare eventuali misure straordinarie.
Scenario: crisi sotto controllo, ma fragile
Ufficialmente, la situazione viene definita “sotto controllo”. Ma il sistema resta fragile.
La dipendenza europea dal carburante del Golfo espone il settore a shock improvvisi. E con il conflitto ancora in corso, il rischio di escalation resta alto.
La domanda ora è una sola: il sistema reggerà fino all’estate o è solo l’inizio di una crisi più ampia?