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Torneremo a lavorare in smart working per la crisi energetica?

Le raccomandazioni dell'Europa e un confronto con il periodo della pandemia: torneremo davvero a lavorare in massa da casa?

Torneremo a lavorare in smart working per la crisi energetica?

Il ritorno dello smart working per far fronte alla crisi energetica è una possibilità concreta? Dopo anni di rientro in ufficio, le tensioni sui mercati energetici e le nuove raccomandazioni europee riaprono il dibattito sul lavoro da remoto come strumento di risparmio.

Smart working contro il caro energia: le raccomandazioni UE

Negli ultimi mesi, l’attenzione dell’Europa si è concentrata sulla gestione della domanda energetica. Accanto a misure strutturali come il piano REPowerEU, stanno emergendo indicazioni più immediate.

Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, tra le azioni consigliate per affrontare la crisi c’è anche il lavoro da remoto:

  • incentivare lo smart working dove possibile
  • ridurre gli spostamenti casa-lavoro
  • diminuire il consumo di carburanti

Lo ha ribadito nelle ultime ore anche commissario all’Energia Dan Jorgensen in un’intervista al Financial Times.

L’obiettivo è chiaro: ridurre la domanda energetica in tempi rapidi, soprattutto in un contesto di tensioni geopolitiche e interruzioni nelle forniture petrolifere .

Perché il lavoro da remoto può aiutare

Lo smart working ha un impatto diretto sui consumi energetici, soprattutto nei trasporti:

  • meno traffico = meno carburante
  • meno pendolarismo = minori emissioni
  • meno uffici pieni = minori consumi elettrici

Secondo le analisi, lavorare da casa riduce in modo significativo la domanda di petrolio legata agli spostamenti quotidiani .

In uno scenario in cui lo Stretto di Hormuz è sotto pressione e i prezzi dell’energia restano instabili, queste misure possono avere effetti immediati.

Ma tornerà davvero lo smart working “di massa”?

La risposta breve è: non come durante il Covid.

Negli ultimi anni, il lavoro agile ha subito un ridimensionamento:

  • in Italia solo circa il 5,9% lavora stabilmente da remoto
  • la media UE è più alta (9,1%) ma lontana dai picchi pandemici

Molte aziende stanno infatti spingendo per il rientro in presenza, soprattutto per motivi organizzativi e culturali .

Tuttavia, il modello più diffuso oggi è quello ibrido, considerato il miglior compromesso tra produttività e benessere.

Tradotto: lo smart working potrebbe aumentare, ma difficilmente tornerà obbligatorio su larga scala.

Confronto: crisi energetica vs pandemia Covid

Durante la pandemia (2020-2022)

  • smart working obbligatorio o fortemente incentivato
  • obiettivo: ridurre i contagi
  • milioni di lavoratori da casa contemporaneamente
  • digitalizzazione accelerata

Oggi (crisi energetica 2026)

  • smart working raccomandato, non imposto
  • obiettivo: ridurre i consumi energetici
  • applicazione selettiva (solo dove possibile)
  • maggiore flessibilità per aziende e lavoratori

La differenza principale è quindi nel livello di obbligatorietà: durante il Covid era una misura sanitaria urgente, oggi è una leva economica ed energetica.

Il ruolo delle politiche europee

L’Unione Europea, al momento, non ha imposto obblighi sul lavoro da remoto, ma si muove su due direttrici:

Raccomandazioni soft

  • riduzione dei consumi
  • incentivi indiretti allo smart working

Strategie di lungo periodo

  • investimenti in rinnovabili
  • efficienza energetica
  • diversificazione delle fonti

Questo approccio lascia ai singoli Stati e alle aziende la libertà di adottare soluzioni organizzative, incluso il lavoro agile.

Cosa potrebbe succedere nei prossimi mesi

Se la crisi energetica dovesse peggiorare, gli scenari possibili sono:

  • aumento dello smart working nelle grandi aziende
  • ritorno a modelli ibridi più estesi
  • incentivi pubblici al lavoro da remoto
  • eventuali misure temporanee nei settori energivori

Al contrario, se la situazione si stabilizzerà, lo smart working resterà una opzione organizzativa, non una necessità.

Conclusione: più smart working sì, ma non come nel Covid

Lo smart working torna al centro del dibattito come strumento per affrontare la crisi energetica, ma con una logica diversa rispetto al passato.

Non più obbligo generalizzato, ma:

  • leva per ridurre i consumi
  • strumento di flessibilità
  • componente strutturale del lavoro moderno

La vera direzione sembra essere una sola: il lavoro ibrido, destinato a restare anche oltre le emergenze.