Internazionale

Trump colla nei sondaggi: contro di lui il 62% degli americani. Punto più basso del secondo mandato

Inflazione, lavoro, immigrazione, politica estera e dazi contribuiscono insieme a creare un quadro di crescente difficoltà

Trump colla nei sondaggi: contro di lui il 62% degli americani. Punto più basso del secondo mandato

Il consenso di Donald Trump continua a scendere e raggiunge il punto più basso del suo secondo mandato. Secondo un sondaggio dellUniversity of Massachusetts Amherst, il tasso di approvazione del presidente si ferma al 33%, mentre il 62% degli americani esprime un giudizio negativo.

La rilevazione, condotta tra il 20 e il 25 marzo 2026 su mille intervistati, conferma un trend in calo già evidente nei mesi precedenti: cinque punti in meno rispetto al luglio 2025 e undici rispetto ad aprile dello stesso anno. Numeri che, secondo gli osservatori, indicano un indebolimento progressivo della fiducia nei confronti del presidente.

Trump colla nei sondaggi: contro di lui il 62% degli americani. Punto più basso del secondo mandato
Donald Trump

Economia sotto accusa

A pesare maggiormente sul calo di consenso è la gestione dell’economia. Come ha spiegato il politologo Jesse Rhodes, i risultati del sondaggio sono “brutali” per Trump:

“Ben il 62% degli americani disapprova il suo operato. Gli elettori lo giudicano severamente proprio sulle questioni più importanti, soprattutto quelle economiche fondamentali”.

La percezione negativa riguarda in particolare inflazione e lavoro. Una larga maggioranza degli intervistati ritiene che il presidente non stia gestendo adeguatamente l’aumento dei prezzi, mentre una quota significativa esprime insoddisfazione anche sulle politiche occupazionali. In un’altra rilevazione nazionale di fine marzo, il quadro appare ancora più critico: solo una minoranza approva la gestione economica complessiva e ancora meno quella legata al costo della vita.

Il dato politico è evidente: quando viene meno la fiducia sulla gestione del portafoglio, si incrina uno dei principali pilastri del consenso presidenziale.

Dazi e immigrazione non convincono più

Fra i fattori che contribuiscono al calo di popolarità c’è anche il tema dei dazi, che avrebbe dovuto rappresentare uno dei punti di forza della strategia economica di Trump. Oggi, invece, una maggioranza degli americani esprime un giudizio negativo su questa politica, segno che non ha prodotto gli effetti attesi nell’opinione pubblica.

Anche l’immigrazione, storicamente uno dei temi più favorevoli al presidente, mostra segnali di difficoltà. Il politologo Tatishe Nteta osserva che questo tema, un tempo centrale per rafforzare l’immagine di controllo e fermezza, sta progressivamente diventando un punto di vulnerabilità.

Politica estera e tensioni internazionali

Il fronte internazionale non sembra offrire un sostegno al presidente. Il conflitto con l’Iran hanno suscitato più preoccupazioni che consenso nell’opinione pubblica. Una parte consistente degli americani disapprova le azioni militari e teme che possano rendere il Paese meno sicuro nel lungo periodo.

A questo si aggiunge un effetto diretto sull’economia quotidiana, con l’aumento del prezzo della benzina che ha contribuito ad alimentare il malcontento.

I primi dubbi anche fra i sostenitori

Uno degli elementi più delicati riguarda l’evoluzione del consenso fra gli stessi elettori repubblicani. Una quota non trascurabile di chi aveva votato Trump nel 2024 oggi esprime riserve sulla propria scelta. Non si tratta ancora di una rottura netta, ma di un segnale significativo: la compattezza della base, finora uno dei punti di forza del presidente, inizia a mostrare qualche crepa.

Il calo nei sondaggi non sembra legato a un singolo fattore, ma a una combinazione di elementi. Inflazione, lavoro, immigrazione, politica estera e dazi contribuiscono insieme a creare un quadro di crescente difficoltà.

Il nodo dei dazi: il costo ricade sui cittadini

A complicare ulteriormente la situazione interviene un’analisi della Banca Centrale Europea, che mette in luce gli effetti concreti della politica commerciale americana. Secondo lo studio, solo una minima parte dei costi dei dazi viene assorbita dagli esportatori stranieri (ovvero il 5%) mentre la quasi totalità ricade su imprese e consumatori statunitensi: parliamo del 95%.

Trump colla nei sondaggi: contro di lui il 62% degli americani. Punto più basso del secondo mandato
Trump presenta i dazi

In pratica, le aziende americane sostengono l’impatto delle tariffe e lo trasferiscono sui prezzi finali, contribuendo all’aumento del costo della vita. Nonostante l’incremento significativo dei dazi negli ultimi mesi, i prezzi delle merci importate al netto delle tariffe non sono aumentati in modo proporzionale, mentre si è registrato un calo dei volumi di importazione.

I dazi erano stati presentati come uno strumento per proteggere l’economia nazionale ma nei fatti stanno incidendo soprattutto sulle tasche degli americani.