Bergamo (BG)

Risultati del referendum sulla magistratura, a Bergamo si allarga il fossato fra la città e la provincia

Il capoluogo si differenzia dagli altri paesi della Bergamasca nei quali hanno prevalso i “sì” anche dove governa il Pd. Il dissenso di alcuni quartieri

Risultati del referendum sulla magistratura, a Bergamo si allarga il fossato fra la città e la provincia

O ventisei milioni di italiani si sono trasformati in fini giuristi, oppure quello del referendum sulla giustizia di domenica 22 e lunedì 23 marzo è stato un voto politico.

Tendiamo a credere a quest’ultima versione, visto che una parte del governo traballa. Ma tant’è, il verdetto è stato inequivocabile. Vince il “no” alla riforma della magistratura e del suo ruolo, voluta del ministro Nordio e sostenuta dai partiti del centrodestra. Il “no” incassa il 53,7 per cento dei voti contro il 46,2 per cento del “sì”. È un successo dunque per i promotori del referendum, soprattutto i partiti del centrosinistra.

Nelle pieghe dei risultati a livello nazionale si leggono dati interessanti. Primo fra tutti quello sulla partecipazione al voto. Ebbene, hanno votato di più gli studenti e in generale i giovani.

La generazione Z, quella dai 18 ai 28 anni, ha espresso il 67 per cento di partecipazione al voto, con il 58,5 per il “no”. La generazione Y, invece, quella nella fascia fra 29 e i 44 anni, fa segnare il livello massimo di astensionismo. Un fenomeno senza dubbio preoccupante, visto che si tratta di persone che entrano nel mondo del lavoro, che costituiscono famiglie. E che sono anche le più disinteressate alla partecipazione politica. Infine, hanno votato un po’ più della media i “boomers” e i “silent”, inglesismi orribili per rendere categorie gli elettori che hanno dai 61 anni in su.

Ora non ci avventureremo in analisi sociologiche quanto azzardate sui giovani e la politica. Specie perché il mondo giovanile, da sempre, è quello delle grandi passioni e delle cocenti disillusioni. Dunque volatile per definizione. Ci interessa di più valutare quanto accaduto sul nostro territorio. Ebbene, la Lombardia e il Veneto, le regioni più produttive del Paese, hanno votato in controtendenza, facendo vincere il “sì”. Nettamente. E l’immagine, plastica, delle cartine del Lombardo-Veneto staccato dal resto del Paese dovrebbe far riflettere non solo gli storici.

Se poi guardiamo la Bergamasca, ci sono dati altrettanto significativi. In primo luogo la differenza di opinione fra il capoluogo e il resto della provincia. A Bergamo città ha vinto (…)

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