Quello che doveva essere un normale iter di aggiornamento del Piano di governo del territorio (Pgt) di Levate si è trasformato in una battaglia politica tra l’amministrazione, guidata dalla sindaca Paola Agazzi, e il gruppo di minoranza “LevateSì”. Al centro della contesa c’è un fazzoletto di terra adiacente al Santuario della Madonna del Bailino, che costeggia la ex statale 42, un luogo caro alla comunità.
La miccia è stata accesa lo scorso 19 marzo da un comunicato di “LevateSì”, secondo cui il nuovo Pgt eliminerebbe il vincolo di salvaguardia che finora ha protetto l’area, rendendola edificabile. «Cade l’ultima tutela del Santuario – denunciano i consiglieri -. È l’ennesimo attacco alla cultura e alla memoria locale. Un atto di sciatteria che permetterà di cancellare la visuale libera per chi proviene da Stezzano».

La minoranza accusa l’ente di voler autorizzare cemento laddove prima regnava il divieto assoluto, chiamando a raccolta la cittadinanza per fermare quella che definiscono una mancanza di sensibilità.
La risposta della maggioranza non si è fatta attendere, supportata dalle precisazioni tecniche dell’ingegner Marcello Fiorina, consulente del Piano. La tesi del Comune ribalta la prospettiva: il nuovo Pgt sarebbe, al contrario, uno scudo contro l’industrializzazione agricola.
Secondo l’amministrazione, la Provincia aveva classificato quell’area come “agricola strategica”, una definizione che avrebbe permesso di realizzare strutture pesanti come serre industriali o allevamenti intensivi. Il Comune ha invece scelto di modificare questa impostazione, puntando su una destinazione agricola più restrittiva e legata al contesto urbano.
In concreto, non sarebbero ammesse nuove costruzioni agricole e l’unica possibilità teorica riguarderebbe una eventuale abitazione per l’imprenditore agricolo, ma solo a condizione che (…)