Denunciare il totale silenzio della Regione Lombardia a sei mesi dal tavolo del 18 settembre 2025 con l’assessore alla sicurezza e protezione civile Romano La Russa, volto a dare seguito alla piattaforma operativa presentata lo scorso luglio dai 12 capoluoghi lombardi.
Questo il tema dell’incontro avvenuto ieri, 24 marzo, tra gli assessori alla Sicurezza di Bergamo Giacomo Angeloni, di Brescia Valter Muchetti, di Cremona Santo Canale e di Mantova Iacopo Rebecchi, insieme ai rispettivi comandanti della polizia locale. «Nonostante i sorrisi e le aperture di facciata dell’assessore La Russa, nulla di sostanziale è stato fatto. Siamo stanchi di verbali che non diventano realtà», dichiarano gli assessori.
I 526 mila euro in arrivo da Regione? «Briciole»
Il tema risorse è quello più scottante tra quelli rimasti “al palo”: se ne parlava già a luglio 2025. «I Comuni sostengono da soli la quasi totalità dei costi per personale e tecnologie. Mentre l’assessore La Russa sbandiera lo stanziamento di 4,3 milioni di euro per 370 Comuni, i dati reali mostrano l’esiguità dell’intervento; per i comandi bergamaschi arrivano appena 526 mila euro e per il territorio cremonese lo stanziamento si ferma a soli 105mila euro. Si tratta di briciole che non coprono nemmeno le necessità operative di base. Servono finanziamenti strutturali e non bandi “una tantum” che non garantiscono la continuità dei progetti di sicurezza urbana e la copertura degli straordinari».
Tra gli altri punti critici evidenziati nell’incontro c’è quello del bastone distanziatore e degli strumenti di autotutela. «È necessario aggiornare il Regolamento regionale 5/2019, ormai superato. Il bastone distanziatore non è un’arma, ma uno strumento di difesa che la Regione deve sdoganare con un atto normativo chiaro. Gli assessori chiedono che la Regione solleciti il Ministero dell’Interno per un decreto ministeriale che ne uniformi l’uso, mettendo fine al paradosso per cui a Bergamo gli agenti hanno dovuto ritirarli mentre nei comuni vicini sono ammessi. Sulle bodycam, la Regione finanzia l’acquisto ma nega supporto legale sulla privacy rendendole spesso inutilizzabili per timore di contenziosi».
Si è parlato anche dell’accesso al Sistema di indagine interforze, fondamentale per la sicurezza degli agenti durante i controlli. «Nonostante l’assessore La Russa avesse affermato di aver attivato canali di dialogo per una nuova legge nazionale e di settore, e avesse proposto, nelle more dell’ emanazione di una legge, di attivare una richiesta al Ministero per sensibilizzare le Prefetture lombarde ad operare e facilitare le collaborazioni tra le Forze dell’Ordine e le Polizie locali – in particolar modo nei Comuni capoluogo per la mole di interventi che giornalmente svolgono e l’esigenza di acquisizione di tali dati -, non ci sono stati passi avanti. Operare senza poter verificare in tempo reale i precedenti di un soggetto fermato è un rischio che la Regione non può più chiedere di correre, questo con particolare riguardo ai comuni capoluogo di provincia dove si sollecita senza più rimandare l’accesso alla banca dati Sdi».
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«Basta alle classi pollaio»
La sicurezza passa anche dalla formazione obbligatoria: in riunione si è chiesto uno stop alle “classi pollaio”. «La formazione attuale è discontinua e insufficiente. Erano stati chiesti corsi semestrali per gli agenti e annuali per gli ufficiali. Sebbene la Regione abbia previsto un potenziamento tramite Polis per il 2026, mancano certezze sulla copertura totale delle “code” di operatori in attesa. I referenti della sicurezza dei comuni di Bergamo, Brescia, Cremona e Mantova denunciamo inoltre l’insostenibilità di formazioni con 70 operatori in aula: queste “classi pollaio” pregiudicano la qualità dell’addestramento tecnico e operativo necessario per chi deve stare in strada».
Infine, gli assessori chiedono di accelerare l’iter per la legge “Street Tutor”. «La figura dello Street Tutor è essenziale per la mediazione nei contesti di movida e degrado. La bozza di legge è attualmente in discussione in Commissione in Consiglio Regionale. Nonostante la proposta nasca dal Pd, auspichiamo che prevalga il buon senso politico rispetto alla bandiera di partito e che venga approvata e finanziata immediatamente».
Sottolineano che «non è una questione di destra o di sinistra, ma di assenza di atti concreti. Sulla sicurezza urbana non si registrano avanzamenti normativi, né lavori significativi in Consiglio regionale, né percorsi strutturati di studio o confronto istituzionale, né interlocuzioni operative con il Ministero dell’Interno».
«Appare evidente la mancanza di una vera governance regionale: i Comuni vengono lasciati soli e ricevono risorse solo in modo episodico, quando si liberano marginalmente altri capitoli di bilancio, attraverso contributi frammentari e insufficienti – concludono -. In queste condizioni è impossibile programmare nel medio periodo, uniformare gli standard delle Polizie Locali, accrescere la professionalità degli operatori e investire con certezza normativa nella sicurezza degli agenti e nelle nuove dotazioni operative».