Lo 0-0 maturato sulle rive del Lario rimanda ogni discorso al ritorno del 22 aprile a San Siro, quando si conoscerà la finalista di Coppa Italia. Il dibattito, però, è già acceso: partita bloccata per limiti dell’Inter o per meriti del Como? La sensazione è che la bilancia penda verso Cesc Fabregas. L’Inter, alla terza gara stagionale senza gol, ha prodotto poco e male, ma molto dipende dall’organizzazione dei padroni di casa, capaci di sporcare linee di passaggio e ritmo. Il Como, anzi, ha avuto almeno tre opportunità nitide, la più clamorosa sui piedi di Valle, senza trovare la stoccata decisiva. Cristian Chivu rientra ad Appiano con un pareggio che lascia tutto aperto; Fabregas, invece, sa di aver sfiorato qualcosa di più e ora sogna il colpo in trasferta.
In casa lariana la parola d’ordine è stata ‘studio’. Come affrontare una squadra contro cui non erano arrivati né successi né reti nelle precedenti sfide? Cambiando pelle. Fabregas ha presentato un undici elastico e sorprendente, costruito su misura per un’Inter ampiamente rimaneggiata rispetto al 2-0 col Genoa, con il solo Carlos Augusto confermato. In fase di possesso difesa a quattro, con Vojvoda alto e Valle instancabile sulla corsia; in non possesso linea a cinque con Smolcic accentrato. In mezzo Sergi Roberto e Caqueret hanno tolto riferimenti, mentre Nico Paz ha alternato lavoro spalle alla porta e movimenti incontro, anche per favorire gli inserimenti degli esterni. Non sono mancati i lanci dei centrali e di Butez, portiere pronto a trasformarsi in regista aggiunto.
Il piano ha generato un Como vivace e coraggioso, ma impreciso sotto porta. Nel primo tempo Martinez ha respinto il mancino di Paz; poi Vojvoda ha calciato largo dopo aver saltato l’uomo; infine Valle, da due passi, ha spedito sui cartelloni un rasoterra invitante di Smolcic, complice anche una disattenzione di Bisseck. Nella ripresa i ritmi si sono abbassati: il Como ha preferito coprirsi e ripartire, inserendo Diao per sfruttare la profondità, ma senza grandi esiti. Paz da falso nove ha inciso meno del previsto, pur firmando l’unico tiro nello specchio dei suoi.
Capitolo Inter. Prestazione opaca, quasi in sintonia con la foschia del lago. Per la prima volta in stagione la squadra da 64 gol in campionato e 89 complessivi non ha creato vere palle gol, tanto che Butez non ha dovuto compiere interventi significativi. Fin qui era rimasta a secco solo contro Milan in Serie A e Liverpool in Champions. Le attenuanti non mancano: ampio turnover e derby imminente, con la possibilità per Chivu di allungare in vetta. Eppure l’impressione è che l’inerzia l’abbia dettata il Como, bravo a inceppare meccanismi solitamente oliati. Le note positive per i nerazzurri sono il rientro graduale di Dumfries e l’ora nelle gambe di Calhanoglu dal primo minuto. Il conto è rimandato a San Siro, dove servirà un’altra Inter.