Sanremo (IM)

A Ditonellapiaga il Premio Queer Sanremo 2026

Il Premio Queer Sanremo nasce in occasione del Festival di Sanremo 2025, su iniziativa di Mia Arcigay Imperia ed Agedo Genova

A Ditonellapiaga il Premio Queer Sanremo 2026

Il Premio Queer Sanremo nasce in occasione del Festival di Sanremo 2025, su iniziativa di Mia Arcigay Imperia ed Agedo Genova, per dare riconoscimento ad artisti e protagonisti del Festival di Sanremo che, attraverso la musica e la propria visibilità pubblica, utilizzano la propria arte per costruire spazi più liberi e rispettosi per tutte le persone, diffondendo messaggi di inclusione, rispetto e rappresentazione; si propone l’obiettivo di promuovere una società più inclusiva attraverso la cultura, la musica e il dialogo.

Il verdetto dell’edizione 2026è il frutto del lavoro attento di una Giuria d’eccellenza composta da 39 membri provenienti da molteplici ambiti della società civile e della comunicazione, formando così una pluralità di sguardi che riflette la complessità e la ricchezza del mondo contemporaneo.

La Giuria ha assegnato i premi nelle seguenti categorie

Premio Queer

Canzone Queer

Icona Futura

Messaggio Queer

Canzone più Pridable

Oltre ai premi della giuria tecnica

le due associazioni fondatrici, Mia Arcigay Imperia e Agedo Genova, hanno scelto di assegnare direttamente le altre Menzioni Speciali, per sottolineare aspetti del Festival che meritano una riflessione sociale più profonda.

Premio Queer Sanremo 2026 powered by Gay.it a Ditonellapiaga:

tutte le menzioni e le motivazioni

1° Classificata: Ditonellapiaga

Ci vuole coraggio a mettere insieme le piccole seccature e le grandi violenze nello stesso respiro. “Che fastidio!” inizia come un inventario ironico del presente: la moda, lo snob, il politico, il corso di pilates, e poi, senza alzare la voce, ci scivola dentro: dimmi cosa mi hai messo nel bicchiere. La stanza che gira, la testa che non risponde. Una strofa che molte persone hanno riconosciuto nel proprio corpo, prima che nella propria memoria.

Ditonellapiaga non fa del disagio un manifesto: lo rende canzone pop, risata ironica e insieme pungente, leggerezza da festival popolare.  In quel gesto c’è una forma di politica precisa: quella che non separa l’indignazione quotidiana dalla vulnerabilità strutturale, che non chiede alle vittime di essere solenni per essere credute.

E nella serata dei duetti, accanto a TonyPitony, ha rilanciato quella stessa tensione tra gioco e vertigine con una cover capace di tenere insieme ironia e spaesamento. Sceglie “The Lady is a Tramp”: una donna che rifiuta le regole del buon gusto, che preferisce sé stessa alla rispettabilità. Non è una coincidenza. Ditonellapiaga non usa la comunità LGBTQIA+ come costume: la abita come prospettiva, come modo di stare nel mondo e nella canzone. In un Festival che quest’anno ha preferito non disturbare, lei ha disturbato con grazia, confermando che la leggerezza può essere una postura politica quando non smette di raccontare la realtà che il potere omologante vorrebbe oscurare.

Il Premio Queer 2026 le viene assegnato perché ha trovato il modo di nominare la perdita di controllo sul proprio corpo senza toglierle ironia né dignità. E perché quella domanda “se sono matta io” risuona in chiunque abbia imparato a dubitare di sé prima di dubitare degli altri: un riflesso che la comunità queer conosce bene, e che qui diventa canzone, risata, politica e Festival.

2° Classificate: Bambole di Pezza

3° Classificata: Levante – Malika Ayane

Menzioni speciali

Menzione Canzone Queer: Ditonellapiaga – “Che Fastidio!”

Ditonellapiaga abita lo spazio fragile tra identità e libertà. Canta corpi che non chiedono permesso, desideri che non si lasciano definire. Una canzone che non esibisce differenze: le rende quotidiane. Sul palco e fuori, trasforma la vulnerabilità in linguaggio e l’autonomia in gesto politico. (cit. dalla giuria)

Menzione Icona Futura: Angelica Bove e Niccolò Filippucci

In un Festival di campioni spesso troppo sicuri di sé, lə due giovani finalistə di Sanremo Giovani hanno disegnato un orizzonte in cui la fragilità e l’affermazione della propria identità hanno prevalso sulla smania da performance e sulla voglia di vincere. Si può stare sul palco dell’Ariston senza ancora sapere del tutto chi si è. Entrambi con la stessa disponibilità a mostrarsi incompiuti, in un contesto che premia quasi sempre chi sa già come presentarsi.

La giuria del Premio Queer ha visto in loro un metodo artistico che illumina la via per tantə artistə, queer e non queer, che vogliano condividere il racconto della propria percezione della realtà. (cit. dalla giuria)

Menzione Messaggio Queer: Levante e Gaia

Nel mondo della canzone le parole e la musica sono il tramite attraverso cui vengono veicolati contenuti ed emozioni ma sul palco la performance ha spesso uguale forza ed importanza. In quest’ottica il bacio di Levante e Gaia arriva al cuore e alla pancia come un gesto parlante foriero di fierezza e libertà.

Sul palco dell’Ariston, sulle note di “I Maschi” di Gianna Nannini, le due donne hanno portato in scena un’esibizione fatta di avvicinamenti, sguardi, complicità corporea: e l’hanno sigillata con un bacio sulle labbra. La regia, seguendo uno storyboard prestabilito, ha allargato l’inquadratura proprio in quell’istante: il bacio c’era, ma non si vedeva bene. Il web lo ha cercato, amplificato, restituito. E in quella tensione tra visibile e sottratto si è condensato tutto il senso del gesto.

Non era un bacio di scena. Era la conclusione logica di una canzone che parla di donne che vivono il desiderio senza chiedere permesso. E di due artiste che quella canzone l’hanno sentita davvero. La mascolinità come costruzione narrativa e non come destino. Levante ha commentato: “La canzone è quella giusta perché quel modo di vivere la sessualità come un maschio l’ha descritta Gianna Nannini” I Maschi è un brano del 1987 che non invidiava il privilegio maschile, lo decostruiva, rivendicando per le donne la stessa libertà di desiderare senza giustificarsi. Levante, che si definisce sapiosessuale e ha sempre fatto dell’identità un territorio mobile e non negoziabile, e Gaia, che non ha mai nascosto la sua bisessualità, hanno scelto quel brano non a caso: perché descriveva già loro, prima ancora che lo cantassero. Prim’ancora che nascessero.

Il Premio Queer 2026 per il Messaggio Queer va a entrambe perché hanno dimostrato che il palco più popolare d’Italia può ancora essere un luogo in cui il desiderio femminile e queer si mostra senza mediazioni. E che a volte basta una canzone di quarant’anni fa, cantata nel modo giusto, per dire qualcosa che il presente – inquadrature consapevoli o meno – sembra non riuscire ancora a dire del tutto.

Menzione Parità di Genere: Carolina Bubbico – Bambole di pezza

Carolina Bubbico, direttrice d’orchestra di Ditonellapiaga, nella quarta serata rivendica finalmente di essere chiamata “Maestra” e non “Maestro”, rompendo il soffitto di cristallo linguistico del maschile usato di default nella direzione d’orchestra: bye bye patriarcato.

Bambole di Pezza hanno fatto il resto, band tutta al femminile, si sono presentate all’Ariston con un’estetica distante da qualsiasi narrazione stereotipata di come dovrebbero apparire delle donne sul palco. In sala stampa hanno risposto a domande superficiali e provocatorie con competenza e ironia, senza abbassare il tiro. E nella serata dei duetti, insieme a Cristina D’Avena, bravissima nel prestarsi al gioco, hanno mescolato la sigla di Occhi di gatto con Whole Lotta Love dei Led Zeppelin in un arrangiamento punk rock che era già da solo una dichiarazione: la cultura che ci è stata consegnata come “per bambine” e quella riservata ai “veri rockettari” possono stare insieme, contaminarsi, esplodere. E quando esplodono, il confine che le separava appare per quello che è sempre stato: ridicolo.

Menzione Storia LGBTQIA +: Michele Bravi (Out and proud Umberto Bindi)

Umberto Bindi fu bandito dal Festival per un anello al mignolo. Era il 1961. La sua carriera, nel momento del decollo, venne stroncata da un chiacchiericcio che oscurava la sua identità per affogarla nella paura di ciò che rappresentava. Morì nel 2002, in povertà, dai più dimenticato.

Michele Bravi ha un anello al mignolo. E in conferenza stampa, invece di parlare di sé, ha parlato di Bindi: di quello che ci ha lasciato, di quello che non ha potuto darci, del peso che portano chi apre una strada che altri percorreranno senza sapere che esisteva.

La Menzione Storia LGBT del Premio Queer 2026 va a Michele Bravi perché ha scelto il palco più nazionalpopolare d’Italia per restituire visibilità a chi quella visibilità la pagò carissima. Un gesto che non era dovuto, e che per questo vale doppio.

Menzione Canzone Pride(able): Ditonellapiaga – “Che Fastidio!”

“Che fastidio!” è una canzone da Pride perché fa esattamente quello che il Pride dovrebbe fare: nominare ad alta voce ciò che la norma preferisce tenere basso. Senza manifesti: con un ritornello nevrotico e spensierato.

Sul palco dell’Ariston, gonna rosa semi-tutù, fiocco a strascico, eyeliner pesante e rossetto rosso, Ditonellapiaga ha aperto la prima serata del Festival come se stesse aprendo una lista di conti in sospeso.

Il Pride conosce bene quella lista: i corpi che non si controllano, le menti che dubitano di sé, la domanda se sono matta io. Ditonellapiaga la canta su una base electro-pop con i laser davanti al pubblico più nazionalpopolare che esista, quello di Sanremo. E lì trasforma il palco dell’Ariston in un carro baraccone che attraversa una metropoli o un paesino italiani, e grida al mondo: noi siamo questo, noi esistiamo e nessuno riuscirà a nasconderci.

Menzione intersezionale: Sayf

Adam Sayf Viacava: madre tunisina, padre italiano, cresciuto a Genova, ha fondato Genovarabe, cita De André e mette la tromba jazz su basi trap. La sua biografia è già una sovrapposizione di appartenenze che la cultura dominante preferisce tenere separate. L’internazionalità è la struttura stessa di quello che fa. “Tu mi piaci tanto” parla di territori feriti, di retorica nazionalista, di amore che non dovrebbe competere con la sopravvivenza: con una voce che sa cosa significa essere più cose insieme in un paese che chiede ancora di scegliere. Come noi persone LGBTQIA+ sappiamo bene, insieme a tante altre marginalità.

La Menzione Intersezionalità del Premio Queer 2026 va a Sayf perché ha dimostrato che nominare la complessità senza semplificarla è già un atto politico.

Menzione scivolone queer: RAI

l Premio Queer 2026 assegna quest’anno la sua ‘Menzione Scivolone’ alla Rai, ma come invito a una riflessione necessaria sul ruolo del Servizio Pubblico.

Se da un lato celebriamo l’energia e la libertà delle lə artistə che hanno portato sul palco l’infinito spettro delle identità contemporanee, dall’altro non possiamo ignorare alcuni segnali di eccessiva prudenza istituzionale. Episodi come l’iniziale scelta di Andrea Pucci nel cast, un segnale che ha ferito la sensibilità di una parte della comunità per pregresse esternazioni, e una generale tendenza alla ‘normalizzazione’ dei temi più urgenti, indicano che c’è ancora molta strada da fare.

Lo Scivolone va dunque a una gestione comunicativa che a tratti è sembrata timorosa di abbracciare pienamente la pluralità del Paese. Chiediamo alla Rai di essere, con coraggio, non solo lo specchio di uno stato che cambia, ma uno spazio dove ogni identità possa sentirsi rappresentata con dignità, senza omissioni e senza il timore di ‘disturbare’, perché la diversità è il valore più prezioso del nostro patrimonio culturale.