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Educare le menti e le emozioni a scuola

*mental coach e giornalista

Educare le menti e le emozioni a scuola

di Vassiliki Tziveli*

La scuola ci ha insegnato moltissimo e ci ha dato strumenti fondamentali come saper leggere, scrivere, comprendere, ragionare. Ci ha accompagnati nella crescita, spesso con dedizione e senso di responsabilità, cercando di rispondere a bisogni sempre più complessi. Eppure, guardando indietro, molti di noi riconoscono la sensazione comune che abbiamo imparato tanto, ma raramente qualcuno ci ha insegnato come stare con ciò che accadeva dentro mentre apprendevamo.
A scuola abbiamo imparato a studiare, a prepararci, a dare il meglio. Abbiamo imparato l’importanza dell’impegno, del risultato, della valutazione. Tutto questo è stato ed è tuttora essenziale; ma quello che è mancato, per mancanza di spazio e non per disinteresse, è un’educazione alla mente e alle emozioni. Non esiste una materia che insegni a riconoscere l’ansia prima di un’interrogazione, la frustrazione dopo un errore, la paura di non essere abbastanza. Non ci è stato insegnato ad ascoltare il dialogo interno che accompagna ogni prova, ogni scelta, ogni fallimento.
A scuola abbiamo imparato cosa pensare, ma raramente come funzionano i nostri pensieri, così molti crescono diventando persone competenti, preparate, ma fragili davanti alla pressione e al giudizio. Sanno fare, ma faticano a reggere.
Oggi questo bisogno emerge con chiarezza soprattutto tra i più giovani. Ragazzi che studiano, che si impegnano, che vogliono farcela, ma che portano dentro un carico emotivo che nessuno ha mai insegnato loro a gestire. Non è una mancanza di volontà o di capacità, ma l’assenza di uno spazio educativo dedicato all’allenamento della mente. È in questo spazio che la figura del mental coach può trovare un senso profondo all’interno della scuola e non come alternativa o come risposta terapeutica, ma come presenza educativa che affianca il percorso formativo. Il mental coach lavora sulla consapevolezza, sulla gestione delle emozioni, sulla fiducia in sé e sulla responsabilità personale. Aiuta ragazzi e ragazze a dare un nome a ciò che provano, a comprendere i propri meccanismi mentali, a costruire un rapporto più sano con l’errore e con la prestazione.
Educare la mente non significa togliere spazio allo studio, ma sostenerlo, perché quando un ragazzo impara a conoscersi, cambia il modo in cui apprende, affronta le difficoltà e si mette in gioco. La mente, come il corpo, ha bisogno di allenamento, e ignorarlo significa lasciare scoperta una parte essenziale della crescita.
Forse oggi non serve cambiare la scuola, ma completarla aggiungendo uno spazio in cui imparare a stare, oltre che a fare e dove crescere non sia solo acquisire competenze, ma imparare a restare in equilibrio mentre si impara. Questa è una lezione che vale la pena di iniziare a insegnare.

*mental coach e giornalista