Romano di Lombardia (BG)

“Senza sostegno si spegne la rete che protegge”: l’appello di YANA al territorio

A spiegare il senso dell’appello è il presidente Francesco Porrello, che affida alla comunità parole cariche di responsabilità civile.

“Senza sostegno si spegne la rete che protegge”: l’appello di YANA al territorio

L’associazione nata dopo il femminicidio di Yana Malaiko lancia un appello urgente al territorio in cerca di nuove forze per consolidare e allargare la rete della solidarietà.

Al fianco delle vittime di violenza

La violenza non sempre fa rumore. Non si annuncia, non bussa prima di entrare. Spesso rimane chiusa dentro le mura di casa, si mimetizza in abitudini che diventano gabbie, si nasconde dietro un sorriso forzato che agli occhi degli altri appare normale. E quando, dopo settimane o anni di silenzio, qualcuno trova finalmente il coraggio di chiedere aiuto, deve poter trovare dall’altra parte una presenza capace di ascoltare. È in questo spazio fragile e delicato che opera ogni giorno Y.A.N.A. – You Are Not Alone ODV, un’associazione, nata dopo il femminicidio di Yana Malaiko, giovane che ha vissuto a Romano, che accoglie e orienta persone vittime di violenza, stalking, bullismo e situazioni di fragilità sociale. Un lavoro silenzioso, lontano dai riflettori, che non cerca applausi ma costruisce percorsi. Un impegno quotidiano che oggi, però, rischia di rallentare se il territorio non risponde. Per questo l’associazione ha scelto di lanciare un appello pubblico alla comunità: senza sostegno, anche il bene può fermarsi. Dietro ogni richiesta di aiuto c’è una storia che spesso non compare nelle statistiche. Numeri e percentuali restituiscono dimensioni del fenomeno, ma non raccontano le notti insonni, le paure trattenute, le umiliazioni subite in silenzio. L’associazione intercetta proprio quel momento decisivo in cui una persona decide di non restare più sola. È un passaggio delicato, che richiede competenza, discrezione e continuità. E la continuità, per essere garantita, ha bisogno di risorse e di partecipazione.

L’appello di YANA

A spiegare il senso dell’appello è il presidente Francesco Porrello, che affida alla comunità parole cariche di responsabilità civile. «Chi sostiene chi aiuta?», domanda. E prosegue: «Ogni giorno leggiamo numeri, statistiche, percentuali. Ma dietro ogni numero c’è una persona: c’è una donna che non dorme la notte, c’è un ragazzo che subisce umiliazioni in silenzio, c’è qualcuno che aspetta solo un segnale per capire che non è solo».
Porrello ricorda che l’associazione è nata per trasformare «il silenzio in ascolto, la paura in orientamento, l’isolamento in rete», ma sottolinea anche che «anche chi aiuta ha bisogno di essere sostenuto». Non si tratta, spiega, di un favore da fare all’associazione, ma di una scelta collettiva: «Un’associazione non vive di buone intenzioni, vive di persone, di soci che scelgono di esserci, di cittadini che comprendono che la solidarietà è una responsabilità concreta».

Abbattere il muro dell’indifferenza

In un tempo in cui tutto scorre veloce e l’attenzione si disperde, l’appello di Y.A.N.A. riporta al centro una verità semplice: la solidarietà non è un sentimento privato, è una scelta pubblica. E una rete che protegge, per continuare a farlo, ha bisogno di mani che la tengano viva. L’invito è chiaro e diretto: «Iscriversi non è fare un favore a Y.A.N.A., è decidere che il territorio non sarà indifferente, è scegliere che quando qualcuno troverà il coraggio di chiedere aiuto una risposta ci sarà». E conclude con un richiamo alla corresponsabilità: «Oggi chiediamo alla comunità di fare un passo avanti, non per noi ma per chi non riesce ancora a farlo. Perché una rete di protezione non si costruisce con le parole, si costruisce insieme».