Non è un caso isolato quello del primo maresciallo viterbese morto nel 2005, a soli 51 anni, per una neoplasia polmonare contratta durante le missioni di pace in Somalia e in Kosovo. Questa tragica vicenda rappresenta solo la punta di un iceberg che affonda nelle missioni degli anni ’90, dove migliaia di militari italiani sono stati esposti all’uranio impoverito, con conseguenze devastanti sulla loro salute. Una strage silenziosa, spesso ignorata, che continua a mietere vittime e a lasciare famiglie distrutte.
Le battaglie legali dell’avvocato angelo fiore tartaglia
L’avvocato Angelo Fiore Tartaglia, legale dei familiari del sottufficiale viterbese e tra i massimi esperti italiani di diritto militare, ha all’attivo circa 500 cause vinte per soldati italiani colpiti da patologie tumorali riconducibili all’esposizione all’uranio impoverito. La sua ultima causa, come riportato dal Corriere di Viterbo, si è conclusa con la sentenza del Tar del Lazio che ha condannato il ministero della Difesa a risarcire gli eredi del maresciallo viterbese. La battaglia legale, durata vent’anni, ha portato a un risarcimento di 214.651 euro, una somma simbolica rispetto ai 3 milioni di euro chiesti, ma che rappresenta un importante riconoscimento delle responsabilità.
Un fenomeno vasto e sottovalutato
Dietro la vicenda del maresciallo viterbese si nasconde un fenomeno molto più vasto che riguarda migliaia di militari italiani. Anche a Viterbo, città di tradizione militare, l’uranio impoverito ha lasciato il segno. L’avvocato Tartaglia rivela che altri viterbesi sono deceduti per cause analoghe e che alcune delle relative cause risarcitorie si sono già concluse, mentre altre sono ancora in corso davanti ai tribunali. Il quadro che emerge è quello di una strage silenziosa, dove le vittime sono spesso dimenticate e le loro battaglie per la giustizia sono lunghe e faticose.
La necessità di riconoscimento e sostegno
Questa tragedia silenziosa richiede un riconoscimento pubblico e un sostegno concreto alle vittime e alle loro famiglie. È fondamentale che le istituzioni riconoscano le responsabilità e mettano in campo misure adeguate per assistere i militari colpiti e le loro famiglie. Solo attraverso un impegno concreto e una maggiore sensibilizzazione si potrà fare giustizia e prevenire future tragedie.