Chivasso (TO)

Domenico Belfiore, la banalità del male

I suoi funerali saranno celebrati martedì 24 febbraio, nella parrocchia della Madonna di Loreto, a Chivasso

Domenico Belfiore, la banalità del male

A vedere la foto su manifesto funebre, affisso al cancello della sua casa di Chivasso, appena fuori dal centro, Domenico Belfiore sembra un tranquillo pensionato, uno che si può incontrare al parco con i nipoti o al mercato, con la busta della spesa. Eppure quell’uomo, scomparso a 73 anni dopo una lunga malattia, era stato condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio del Giudice Bruno Caccia, avvenuto a Torino il  26 giugno del 1983.

Domenico Belfiore, la banalità del male

Anche se l’indirizzo preciso non era stato reso noto per ovvi motivi di sicurezza, dal 2015  Domenico Belfiore, considerato mandante  per l’omicidio del magistrato torinese Bruno Caccia (a cui è intitolato il tribunale di Torino) si trovava agli arresti domiciliari in una casa di Chivasso. Condannato all’ergastolo per quel delitto, ma mai condannato per associazione mafiosa, era stato scarcerato  per gravi problemi di salute, su richiesta degli avvocati Giuseppe Cherunino e Pasquale Milo e in seguito a un provvedimento firmato dal giudice di sorveglianza del Tribunale de L’Aquila.

Malato di cancro, Belfiore era stato sottoposto a un intervento da cui, però, non si era mai ripreso. La casa della sua famiglia, a San Sebastiano,  era stata confiscata dallo Stato come bene di mafia ed assegnata all’associazione Libera di don Ciotti. Per tutti, da allora, è “Cascina Caccia”.

Nel 2016, in Tribunale a Milano, dove era arrivato in sedia a rotelle, aveva dichiarato di non aver nessun coinvolgimento nel delitto del Giudice Caccia: “Ho passato 30 anni in carcere da innocente”.

I suoi funerali saranno celebrati martedì 24 febbraio, nella parrocchia della Madonna di Loreto, a Chivasso.