Imperia (IM)

Nasce il coordinamento per difendere la lingua ligure

Insieme allo "zeneise" alti sette idiomi regionali esclusi dalla legge sulla tutela delle minoranze linguistiche del 1999

Nasce il coordinamento per difendere la lingua ligure

In occasione del 21 febbraio, Giornata Internazionale della Lingua Madre proclamata dall’UNESCO, prende vita il Coordinamento Lingue Regionali e Diritti Linguistici (CLIRD). Si tratta di una nuova realtà nazionale che riunisce per la prima volta, avvalendosi di associazioni rappresentative, le otto lingue regionali italiane non incluse nella legge 482/1999, l’unica legge statale di tutela delle minoranze linguistiche: insieme alla lingua ligure ci sono l’emiliano,  lombardo, napoletano, piemontese, romagnolo, siciliano e veneto.

 

Nasce il coordinamento per difendere la lingua ligure

A farne parte è anche il Conseggio pe-o patrimònio linguistico ligure (Consiglio per il patrimonio linguistico ligure), associazione nata nel 2023 e impegnata nello studio, promozione e valorizzazione delle varietà linguistiche proprie della Liguria. Il Conseggio riunisce autori, scrittori, poeti, artisti, giornalisti, docenti, ricercatori, scienziati e cultori della lingua a tutti i livelli. La sua attività è orientata alla valorizzazione e alla trasmissione del patrimonio linguistico regionale, sia nell’ambito della ricerca scientifica sia in quello della divulgazione.

Il Coordinamento nasce con l’obiettivo di promuovere, tutelare e far riconoscere il patrimonio linguistico d’Italia nella sua interezza «Queste lingue vantano oltre mille anni di storia linguistica Sono lingue sorelle dell’italiano, non certo figlie: tutti i linguisti concordano su questo –  conferma il presidente del CLIRD Alessandro Mocellin, di professione docente, formatore e ricercatore – Nella pratica, queste lingue non solo hanno diritto di essere parlate, ma sono un’opportunità imperdibile per educare (anche a scuola) le generazioni presenti e future al plurilinguismo come valore culturale, palestra di apprendimento e patrimonio civile. Chi parla fin da piccolo una lingua ufficiale e una lingua minoritaria (anche non ancora riconosciuta) avrà un cervello bilingue, con tutti gli enormi benefici sulla memoria, il problem solving e l’intelligenza in generale. Non dimentichiamo che la maggior parte dei grandi letterati della lingua italiana (si pensi ad esempio a Manzoni, Goldoni, Pascoli, Marino, etc.) parlava perfettamente la lingua storica del proprio territorio (lombardo, veneto, romagnolo, napoletano, etc.) come lingua madre, anche se al tempo la chiamavano magari “dialetto”. Questo dimostra che le nostre lingue d’Italia non sono un ostacolo, ma una risorsa preziosa se la sappiamo valorizzare con intelligenza. In passato il monolinguismo italiano (cioè che tutti sapessero solo l’italiano) poteva essere un’opzione: oggi il multilinguismo è una realtà e anzi una necessità prioritaria».

 

La parlata ligure

Per “ligure” s’intende l’insieme delle parlate della Liguria, comprese le forme locali del Principato di Monaco e delle comunità tabarchine nelle isole della Sardegna. Nonostante la denominazione storica per le varietà linguistiche della Liguria sia “genovese” (zeneise), oggigiorno la forma “ligure” sta guadagnando una certa preferenza, soprattutto nel mondo scientifico.

Il ligure – con il genovese come varietà di maggiore diffusione e riferimento – vanta una tradizione scritta notevole sia per durata, sia per qualità contenutistica: la sua letteratura rimonta infatti agli ultimi anni del XIII secolo e si protrae senza soluzione di continuità fino ai giorni nostri; a livello scritto, insieme al latino e più tardi all’italiano, il ligure fu utilizzato come lingua dell’amministrazione e della cancelleria della Repubblica di Genova fra il XIV e il XV secolo.

Anche per questi motivi il ligure costituisce da sempre un elemento caratterizzante della cultura regionale, e gode ancor oggi di una considerazione particolarmente positiva. Grazie alla potenza commerciale ed economica della Repubblica di Genova, il ligure fu inoltre lingua conosciuta e usata in buona parte del Mediterraneo. Ancora oggi, per diverse vicende legate alla proiezione «internazionale» della regione, il ligure è parlato a Carloforte e Calasetta in Sardegna, a Bonifacio in Corsica e nel Principato di Monaco, dove è considerato lingua nazionale e dotato di un’apposita normazione.