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Tari: La Spezia e Novara le città dove i rifiuti costano meno nel Nordovest

«La gestione dei rifiuti non può continuare a essere un’emergenza pagata soprattutto da chi ha meno e chiede, legittimamente - conclude il segretario Uil - bollette più eque, servizi migliori e un sistema ambientale davvero sostenibile e giusto».

Tari: La Spezia e Novara le città dove i rifiuti costano meno nel Nordovest

«Una tassa concepita per coprire i costi di raccolta e smaltimento si è trasformata in un prelievo, sempre più gravoso, scollegato dal principio di equità fiscale e dai livelli reali di servizio offerti»

Così il segretario confederale Santo Biondo commenta così lo studio sulla Tari svolto dal Servizio stato sociale, politiche fiscali e previdenziali, immigrazione della Uil. Un studio che, ancora una volta, sottolinea le forti differenze territoriali, con i costi generalmente più elevati al Sud in quanto la cronica carenza di impianti di trattamento e riciclo costringe i Comuni a trasferire i rifiuti fuori territorio, generando extracosti per famiglie e imprese.

Genova è la città del Nordovest dove la Tari è più cara

Nel 2025, le dieci città con la Tari più elevata sono state Pisa con 650 euro medi l’anno a nucleo; Brindisi 529 euro; Pistoia 524 euro; Trapani 521 euro; Genova 518 euro; a Barletta 517 euro; Taranto 509 euro; Agrigento 500 euro; Napoli 499 euro e Reggio Calabria 494 euro. Le dieci città più economiche, invece, sono state La Spezia con 180 euro l’anno a nucleo; Novara e Belluno 204 euro; Fermo 205 euro; Brescia 208 euro; Cremona e Trento 217 euro; Ascoli Piceno 218 euro; Vercelli 220 euro e Pordenone 222 euro. Nelle Città Metropolitane, la tassa sui rifiuti pesa per 518 euro all’anno a nucleo a Genova (che è già stata citata tra le dieci città più care in assoluto); a Napoli per 499 euro; a Reggio Calabria per 494 euro; a Catania per 483; a Bari per 435; a Cagliari per 412; a Venezia per 385; a Palermo per 373; a Torino per 365; a Roma per 334; a Firenze per 332; a Messina per 315; a Milano per 294 e a Bologna per 236 euro.
La città che negli ultimi cinque anni ha avuto il rincaro maggiore è stata Ferrara: +23,91%.

«Il Pnrr poteva essere un’occasione storica – aggiunge Biondo – ma lo stato di attuazione delle misure è ancora disomogeneo e, in molti casi, preoccupantemente lento. In tali condizioni, nessuna riforma tariffaria potrà produrre effetti reali sulla riduzione della Tari. Anche strumenti potenzialmente equi come la Tari, ispirata al principio “chi inquina paga”, rischiano di trasformarsi solo in un ulteriore aggravio per i cittadini. La tariffazione puntuale non può diventare un alibi per trasferire sui cittadini le responsabilità di inefficienze strutturali che spettano alle amministrazioni e ai gestori del servizio. Inoltre, l’estensione della raccolta differenziata e del porta a porta, senza investimenti in impianti, mezzi, personale e organizzazione rischia, di produrre disservizi, conflitti sociali e penalizzazioni economiche per i lavoratori del settore».

Per il sindacato occorrono, quindi, politiche pubbliche di lungo periodo, investimenti strutturali e una governance trasparente e partecipata. «La gestione dei rifiuti non può continuare a essere un’emergenza pagata soprattutto da chi ha meno e chiede, legittimamente – conclude il segretario Uil – bollette più eque, servizi migliori e un sistema ambientale davvero sostenibile e giusto».