Il Gruppo dirigente della CNA Torino e le imprese manifatturiere che rappresenta chiedono con forza alle Istituzioni di attivarsi, concretamente, per favorire l’insediamento di nuovi costruttori di autoveicoli perché ritengono il comparto automotive insostituibile, pur riconoscendo che nel corso degli ultimi decenni si sia compiuta una significativa diversificazione produttiva nel nostro territorio.
A seguire la lettera aperta a firma del presidente CNA Meccanica Torino Riccardo Scanferla, della Presidente CNA Torino Rosanna Ventrella Grimaldi, del Presidente Aggregazione CNA Produzione Torino Mirko Ferraro e del Segretario CNA Torino Filippo Provenzano.
CNA, lettera aperta sul futuro dell’automotive
Da troppo tempo il dibattito sul futuro dell’auto a Torino e in Piemonte si avvita su se stesso perché, in estrema sintesi, si limita a concentrarsi sulle richieste insistenti per un rinnovato impegno di Stellantis sul territorio affinché in particolare possa ripartire l’ex stabilimento di Fiat Mirafiori.
A nostro avviso, tuttavia, questa speranza è velleitaria e a dirlo sono i numeri e i fatti ed in particolare il piano di investimenti presentato dal nuovo CEO di Stellantis Antonio Filosa: negli Stati Uniti il gruppo ha annunciato un piano di investimenti per circa 13 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni con il lancio di cinque nuovi modelli e un aumento del 50% della produzione; nell’area del Sud America, è previsto il lancio di 40 nuovi prodotti e lo sviluppo di propulsori bio-hybrid, operazioni che saranno sostenute da circa 5.6 miliardi di investimenti; Stellantis ha inoltre in programma nuovi investimenti produttivi nel bacino del Mediterraneo (in Algeria, Marocco, Sudafrica, Egitto), in India e in Malaysia.
Un dato su tutti ci sembra significativo: oggi, Stellantis, costruisce direttamente in Italia meno di 400 mila autoveicoli, a fronte degli oltre 2 milioni di autovetture prodotte in Spagna da tutti i player europei. Gli ultimi anni buoni per Mirafiori sono stati quelli tra il 2006 e il 2007, con una produzione pari a 218mila auto. Dal 2008 in avanti è iniziata la cassa integrazione e il 2025 è stato il 18esimo anno consecutivo di utilizzo degli ammortizzatori sociali per i lavoratori di Mirafiori, che nel frattempo si sono dimezzati a quota 12mila (fonte Il Sole 24 Ore).
A fronte delle 94.710 auto prodotte nel 2022 e delle 85.940 nel 2023, lo stabilimento è sceso sotto le 30 mila unità nel 2024. Segnali evidenti di un progressivo disimpegno del gruppo dal nostro territorio che trova del resto ulteriori conferme nella cessione di Iveco a Tata Motors nel 2025, preceduta dalla vendita del gruppo Magneti Marelli nel 2019 e di Comau nel 2024.
Il gruppo Stellantis non ha certamente smesso di produrre automobili, semplicemente a Torino e all’Italia intera ha preferito altri siti produttivi: in Spagna, Polonia, Serbia, Marocco, Turchia, Brasile. Le nuove piattaforme per la produzione dei veicoli a marchio Fiat, Lancia e Alfa Romeo si sono così allontanate da Mirafiori e da Melfi dove nascevano le auto made in Italy. E questo non certo perché nel nostro Paese non possano più nascere progetti imprenditoriali nel comparto automotive, come ben dimostra l’esperienza della DR fondata da Massimiliano Di Risio a Macchia d’Isernia in Molise che presto rilancerà anche lo storico marchio OSCA (Bologna, 1947) con il quale intende entrare nel segmento delle auto di lusso e sviluppare una filiera di fornitura in Italia. Questo mentre il colosso cinese BYD ha già annunciato, a fine gennaio, di essere entrata nel cuore della filiera automotive piemontese coinvolgendo 85 fornitori locali in vista di una prossima espansione europea.
Torniamo ai numeri e ad una differente proposta di lettura. In Piemonte operano già 1300 imprese a controllo estero, con ricavi in aumento (8%), occupazione solida e intenzioni di permanenza e crescita sul territorio. È quanto emerge dalla seconda indagine sulle imprese multinazionali estere (Mne) presenti sul territorio regionale presentata a metà gennaio 2026 da Unioncamere Piemonte presso la sede istituzionale della Camera di commercio di Torino. Considerato il loro peso sull’economia del territorio, con 1300 imprese e 5680 localizzazioni che danno lavoro a 183mila addetti, l’indagine svolta nel 2025 ha avuto come obiettivo quello di delineare le principali caratteristiche delle Mne.
Questi numeri ci dicono chiaramente che a Torino e in Piemonte si può produrre, ci sono condizioni localizzative interessanti e che molto si può ancora fare per avvicinare medie e grandi imprese straniere. I punti di forza che le multinazionali estere apprezzano maggiormente nel nostro territorio sono la capacità innovativa, la presenza di un tessuto di Pmi, l’efficienza delle infrastrutture digitali, la qualità del sistema formativo (professionale, tecnico, tecnologico terziario) e accademico (Politecnico, Università degli Studi) e l’eccellenza delle risorse umane, oltre ad una buona qualità della vita, tanto che nel futuro prossimo ben il 76% di esse prevede di confermare la presenza in Piemonte e il 15% prevede un ampliamento delle proprie attività.
Per queste realtà risulta però essenziale il supporto offerto dalle Istituzioni locali, dall’attrazione di investimenti ai servizi di ascolto e aftercare che contribuiscono al radicamento dell’impresa nel lungo periodo.
A questo proposito, va evidenziato che la CNA Torino ha messo in campo, a partire dal 2025, il progetto “Focus Manifattura” che ha lo specifico compito di approfondire i temi dell’attrattività del capitale umano a fini competitivi e imprenditoriali.
Le multinazionali estere costituiscono un asset strategico per l’economia del nostro territorio, garantendo occupazione qualificata e competitività sui mercati globali. Lo studio evidenzia il forte radicamento delle imprese censite e l’attenzione prioritaria ai temi della sostenibilità, della digitalizzazione e dell’innovazione dei processi interni. Lo studio conferma che il Piemonte continua a rappresentare un terreno fertile per gli investimenti esteri, grazie alla qualificazione delle risorse umane e a sistemi di supporto avanzato.
Il Ceipiemonte gioca, in questo scenario, un ruolo fondamentale grazie al lavoro negli ambiti dell’attrazione degli investimenti e del marketing territoriale. È la dimostrazione concreta di come il modello piemontese di collaborazione tra le istituzioni funziona. Dal punto di vista del numero di addetti, il valore medio varia molto – a seconda dei settori – dai 295 dell’automotive ai 44 dell’industria tessile. Il 31.2% si caratterizza come media impresa (tra i 50 e i 249 addetti), il 10% come grande impresa con oltre 249 addetti, mentre un quarto delle imprese ha meno di 10 addetti. Il restante si colloca tra i 10 e i 49 addetti. Dal punto di vista del fatturato, per un terzo delle imprese nel 2024 è stato superiore a 50 milioni di euro, e un’analoga quota ha avuto ricavi tra i 10 e i 49.9 milioni di euro.
La maggior parte delle Mne presenti sul territorio regionale, rispondenti all’indagine, è controllata da imprese europee, con una prevalenza di quelle francesi (20%) e tedesche (19%). ll primo Paese extraeuropeo per presenza di controllanti estere sono gli Stati Uniti, che detengono il 12% delle multinazionali qui insediate. Tre imprese su dieci si sono insediate in Piemonte prima del 2000, ma la maggioranza ha iniziato l’attività tra il 2010 e il 2019 (il 34.1%) e l’8.3% dopo il 2020. Guardando alle modalità di insediamento adottate, in prevalenza le multinazionali hanno scelto di insediarsi attraverso investimenti brownfield, ossia acquisendo il controllo di imprese già esistenti (il 57%). È inferiore (il 43%) la quota degli investimenti greenfield, che presuppongono, invece, la creazione ex-novo dell’attività produttiva (il nuovo stabilimento, la filiale, ecc.).
Incrociando l’anno e la modalità di insediamento, si osserva una prevalenza di investimenti “greenfield” per le imprese insediate in Piemonte prima del 2010, mentre successivamente è aumentato il peso degli investimenti “brownfield”. Oltre la metà delle imprese sono presenti sul territorio in qualità di unità produttive-operative; segue il 37% che è insediato in Piemonte con uffici commerciali.
Dal punto di vista dei settori di attività, quasi un terzo delle Mne (31.8%) converge nell’automotive, un dato certamente influenzato da un contesto localizzativo privilegiato se si considera la presenza di un indotto strutturato e articolato di artigiani e Pmi specializzati nella produzione di parti e componenti per l’industria dei mezzi di trasporto. Si evidenzia anche che ben l’86% delle Mne acquista prodotti e servizi sul mercato italiano. Tra queste l’86.3% si approvvigiona in Piemonte e il 6.8% in modo esclusivo. Tutti questi dati, nei fatti, confermano che il nostro territorio è fortemente attrattivo dal punto di vista manifatturiero e tutto ciò rappresenta una leva ulteriore di attrattività nei confronti di altri importanti player internazionali dell’automotive.
L’indagine di Unioncamere rimette di fatto al centro della nostra attenzione il concetto di “Compasso Manifatturiero” ideato da CNA Torino e proposto per la prima volta nel corso di un festival con dibattiti e riflessioni svoltosi al Sermig nella giornata del 18 giugno 2022. Se puntiamo idealmente un compasso sulla punta della Mole Antonelliana e tracciamo una circonferenza di 35 chilometri circa, rimanendo all’interno del perimetro della Città Metropolitana troviamo un ecosistema imprenditoriale unico al mondo, popolato da aziende artigiane e PMI altamente specializzate e in grado di operare in qualsiasi comparto in modo complementare e integrato: dalla nautica all’aerospazio, dall’elettromedicale all’automotive compreso il sistema aftermarket. Aziende che possono oggi mettersi al servizio di qualsiasi produttore.
A tutto ciò si è aggiunta la recente attivazione dell’Associazione Vehicle Valley, di cui CNA Torino è socio fondatore, per curare il sistema autoveicolare torinese potenziando le relative traiettorie internazionali. Alle Amministrazioni comunali, ed in particolare alla Città di Torino, alla Regione Piemonte, alla Città Metropolitana di Torino e ai parlamentari eletti nel nostro territorio, chiediamo pertanto di adoperarsi per favorire, in ogni modo, l’avvicinamento di nuovi gruppi automobilistici internazionali interessati al mercato italiano ed europeo. Dare futuro all’ampio sistema manifatturiero di questo territorio che noi chiamiamo “Compasso Manifatturiero” e che di fatto rappresenta nel suo insieme la nuova grande impresa del nostro territorio (per numero di attività, dipendenti diretti, tecnologie) è la sola grande chance che ci rimane per assicurare un futuro di sviluppo alle nuove generazioni in quanto il nostro sistema manifatturiero territoriale esprime una capacità organizzativa e produttiva che, stanti le condizioni precedentemente descritte è necessario sfruttare pienamente, pena il progressivo depauperamento del patrimonio imprenditoriale e occupazionale.