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“La fatica e poi l’emozione dell’arrivo sulla Via degli Dei”

L'intervista alla camminatrice sull'esperienza vissuta nell'Appennino, tra Bologna e Firenze.

“La fatica e poi l’emozione dell’arrivo sulla Via degli Dei”

«L’emozione più grande è stata vedere Firenze dall’alto quando mancavano pochi chilometri all’arrivo. E’ stata una sensazione fortissima dopo giorni di cammino non sempre facili. Siamo abituati a muoverci velocemente, in auto e in treno, senza renderci conto dei magnifici paesaggi che ci circondano. Vedere la meta dopo fango e fatica è stata una grandissima soddisfazione che mi ha abbondantemente ripagato dei sacrifici fatti».

L’intervista ad Alessia Galbusera, che racconta la sua “Via degli Dei”

Alessia Galbusera, 26enne laureanda in Giurisprudenza, abita in provincia di Lecco e ha percorso la Via degli Dei, 130 km che collegano Bologna a Firenze, in occasione del ponte del 25 aprile 2023.

«L’idea è stata mia, avevo letto della Via degli Dei su una rivista e volevo provare un’esperienza nuova, così l’ho proposta ad alcuni amici e in tre hanno accettato. L’abbiamo programmato su quattro giorni perché erano quelli che tutti noi potevamo permetterci. Abbiamo quindi suddiviso il cammino in quattro tappe, due di una quarantina di km e due un po’ più brevi».

Nel complesso come è andata, dovessi rifarlo cambieresti qualcosa?

«Possibilmente organizzare il Cammino su 5-6 giorni, che sono quelli consigliati. Perché nei giorni in cui abbiamo percorso 40 km, ci sono stati anche alcuni momenti di tensione. La fatica, le differenze nell’allenamento e la pioggia che purtroppo ci ha accompagnato a lungo durante il percorso sono stati, infatti, all’origine di un po’ di nervosismo, poi superato. L’altro consiglio, se non lo si percorre in occasioni di feste particolari che comportano il tutto esaurito in alberghi e B&B, è di non organizzare tutto nei minimi particolari. La tensione che c’è stata tra noi in qualche caso era, infatti, dovuta al fatto che le tappe erano programmate e anche se il tempo era inclemente eravamo comunque costretti a raggiungere la meta successiva; e in qualche occasione è stata dura. Per questo, se si ha del tempo a disposizione, è meglio prendersela un po’ più comoda, così da godersi appieno della compagnia ma anche del paesaggio».

A proposito delle bellezze naturali, c’è qualcosa che ti ha colpito in modo particolare?

«Il forte distacco che c’è nel passaggio dall’Emilia alla Toscana. Il paesaggio emiliano è caratterizzato soprattutto da colline e prati, mentre il tratto che si percorre in Toscana è contraddistinto da boschi e paesini arroccati in collina e lo stacco, sembra incredibile, ma è netto. Va detto anche che il tratto emiliano è meglio segnalato e anche ricco di punti in cui approvvigionarsi d’acqua; meno quello toscano, tant’è che in paio di occasioni abbiamo sbagliato il sentiero e dovuto tornare sui nostri passi».

Lungo il cammino, visto il periodo, avrete incontrato molta gente, più i giovani o le persone in là con l’età?

«Tanti giovani, ma anche persone più anziane e intere famiglie. Alla partenza da Bologna eravamo in tantissimi, poi lungo il cammino ognuno procede col proprio passo e quindi ci si disperde».

Non c’è quindi occasione di stringere amicizie?

«Difficile, perché i compagni di un giorno non sono quelli del giorno dopo dato che raramente si va allo stesso passo o si percorre la stessa distanza. C’erano due ragazzi che andavano di corsa e altri che percorrevano la Via con molta allegria, uno spritz per ogni tappa. Un personaggio particolare, però, abbiamo avuto modo di conoscerlo. Sull’Appennino abbiamo incontrato un settantenne del posto che correva su e giù per le colline, dopo averlo incrociato più di una volta gli abbiamo chiesto conto del suo impegno e ci ha detto che si allenava per partecipare ad alcune corse della zona. Era fortissimo».

Dopo quel Cammino non ne hai fatti altri, perché?

«Perché comunque organizzare un Cammino occorre impegno, poi bisogna essere allenati e trovare il tempo per farlo…».

Tu però sei una sportiva, sei allenata.

«Sì mi piace correre, avrei voluto fare anche una maratona ma mi ha fermato un problema al ginocchio. Poi sciando mi sono fratturata un polso e un gomito che mi hanno rallentata. Prima o dopo farò anche un altro Cammino: i prossimi obiettivi però sono laurearmi e correre una maratona. Consiglio comunque a tutti un’esperienza simile, anche augurando di incontrare belle giornate di sole, che sicuramente aiutano. A prescindere dal tempo meteorologico, la soddisfazione all’arrivo è comunque grande e conservo ancora con orgoglio la Credenziale con tutti i timbri della Via degli Dei».