Hanno confermato gli elementi chiave dell’accusa i due testimoni ascoltati dalla Corte d’Assise d’Appello di Roma che stanno processando Roberto e Mattia Toson, padre e figlio, accusati di essere gli assassini di Thomas Bricca, il 19enne di Alatri ucciso con un colpo di pistola alla testa la sera del 30 gennaio 2023, esploso da due persone in sella ad uno scooter. Il processo di primo grado, di fronte alla Corte d’Assise di Frosinone, si era concluso con la condanna all’ergastolo per Roberto Toson (ritenendo che fosse alla guida dello scooter) ed a 24 anni per il figlio Mattia, ritenuto l’autore dello sparo; al padre viene assegnato il ruolo di ideatore e organizzatore del delitto. Per i giudici di Frosinone, Thomas venne assassinato per errore mentre si trovava con un gruppo di amici nel centro storico di Alatri: la vittima designata era il suo amico Omar Haoudi di nazionalità marocchina. Il delitto – stando alla sentenza – doveva vendicare due zuffe avvenute nei giorni precedenti tra Omar ed alcuni ragazzi extracomunitari ospitati in una casa d’accoglienza della città ed i Toson con un loro gruppo di amici e parenti.
I testimoni ascoltati sono Beatrice Coccia che era all’epoca dei fatti la fidanzata di Mattia Toson. Ha confermato di avere notato, la sera dell’omicidio, un casco da motociclista lasciato dal compagno nel portabagagli della sua auto; oggi ha specificato di non averlo mai visto prima di allora e nemmeno dopo. L’altro teste è il luogotenente dei carabinieri Salvatore Strusciolo, che ha confermato gli elementi chiave dell’indagine e, rispondendo alle domande di uno dei giudici, ha spiegato che non venne effettuato il test dello stub alla ricerca di tracce di polvere da sparo sui due imputati né vennero fatte perquisizioni a loro carico, sulla base delle indicazioni date dal procuratore della Repubblica. Oggi è stato nominato il dottor Claudio Alati come perito per l’esame delle celle telefoniche che saranno al centro della prossima udienza, fissata al 19 marzo.
Le domande poste al luogotenente Strusciolo hanno sollevato l’indignazione di Federica Sabellico, la madre del giovane Thomas, parte civile difesa dall’avvocato Nicola Ottaviani. “Comunque vada a finire il processo in appello, oggi è come se Thomas fosse stato ucciso la seconda volta. Assistere in silenzio, da parte mia, alla circostanza che uno dei giudici, oggi abbia trascorso buona parte del tempo con sorrisetti e sogghigni, arrivando a chiedere se fosse logico il fatto che non si fossero ritrovati la pistola ed il ciclomotore usati per il delitto – afferma in una nota – è sembrato di vivere un momento dell’assurdo, come se l’Inquirente fosse diventato l’imputato. Ho chiesto all’avvocato di farmi avere una copia delle trascrizioni di quello che è avvenuto oggi in Aula, perché voglio inviare il resoconto a tutte le Corti d’assise italiane, per vedere se anche da loro si procede nello stesso modo. Il mio appello di madre e di cittadina che crede nella Giustizia, voglio rivolgerlo agli altri sette giudici della Corte d’assise di appello, irreprensibili ed attenti, perché decidano in totale autonomia, senza influenze, con pari dignità di funzione ed esclusivamente sulla scorta degli atti emersi ed acquisiti”.