Maurizio Sarri non arretra di un centimetro. Nonostante una stagione complicata per la Lazio, segnata dal mercato bloccato, da cessioni importanti e da un clima di forte contestazione, il tecnico toscano non pensa minimamente di lasciare: «C’è un contratto in essere, ho preso una decisione a inizio anno e vado avanti. Se non emergono elementi che possano far cambiare idea a una delle due parti, si continua». Sarri ammette di condividere le sensazioni dei tifosi: «Anch’io vorrei sognare, ma in questo momento non è possibile. Non ho l’ossessione della vittoria, bensì quella del sogno. Vorrei allenare una squadra che mi faccia credere di poter fare qualcosa di importante. La mia carriera l’ho già fatta, ora ho bisogno di divertirmi».
Il quadro è reso ancora più complesso dalle partenze di alcuni big e da un Olimpico spesso semivuoto: «La situazione è pesante, giocare con 4.000 persone allo stadio è dura. Speriamo che si possa ricomporre la frattura, perché abbiamo bisogno dei nostri tifosi». Sarri attacca anche il blocco delle trasferte, definendolo «una pena collettiva inconcepibile», sottolineando come la maggioranza dei sostenitori non abbia responsabilità.
Sul mercato di gennaio, l’allenatore mantiene una linea pragmatica: «Mi concentro sulle partite. La squadra di prima era più pronta, questa ha qualità ma è giovane e va fatta crescere». A parte il caso Romagnoli, rientrato regolarmente dopo giorni turbolenti: «Si allena molto bene, è pronto e giocherà presto».
Il rapporto con la società viene descritto con «discreta serenità», pur tra discussioni inevitabili tra area finanziaria e sportiva. Infine, lo sguardo va alla Juventus, prossima avversaria ed ex squadra: «Partita difficilissima, sia tecnicamente che mentalmente. Hanno intensità, qualità e solidità. Ma nel calcio, a priori, non vince mai nessuno».