Lombardia

Quale il futuro di Villa Reale? Si apre un tavolo in Regione

Il Consiglio regionale avvia il confronto tra tutti gli enti proprietari in vista della scadenza del Consorzio nel 2029. E il dibattito si apre

Quale il futuro di Villa Reale? Si apre un tavolo in Regione

Quale sarà il futuro della Villa Reale di Monza? Quale organismo la controllerà alla scadenza del Consorzio?
Si apre ufficialmente la partita sulla governance del più importante complesso monumentale lombardo.

Cosa prevede la mozione approvata in Regione

Con il via libera della maggioranza alla mozione presentata dal centrodestra, il Consiglio regionale ha dato mandato alla Regione di avviare un tavolo istituzionale tra tutti gli enti proprietari e i soci del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza per ridisegnare l’assetto gestionale in vista della scadenza del 2029. Non una riforma già scritta, dunque, ma l’avvio del confronto che nei prossimi tre anni dovrà stabilire chi guiderà Villa Reale, Giardini Reali, Parco e Autodromo – e con quali regole, risorse e poteri.

Il testo impegna il Presidente della Giunta a promuovere, in accordo con il Ministero della Cultura, i Comuni di Monza e Milano e i soci non promotori (Camera di Commercio Mi-Mb-Lo, Assolombarda e Provincia di Monza e Brianza), un tavolo tra tutti gli enti proprietari del complesso monumentale – Villa Reale, Giardini Reali e Parco – con un obiettivo chiaro: affrontare per tempo la scadenza del Consorzio prevista nel 2029 e valutare «le soluzioni organizzative e giuridiche più idonee» per il futuro assetto gestionale.

L’orizzonte indicato dalla mozione è quello di un modello capace di rafforzare tutela, valorizzazione e fruizione del comparto, anche attraverso una possibile revisione dell’Accordo di Valorizzazione del 2008 o la definizione di un nuovo accordo che garantisca governance più efficace, maggiore sostenibilità economica e contributi stabili da parte di tutti i soci.

Commenti e posizioni: Centrodestra a favore

Primo firmatario della mozione, Alessandro Corbetta (Lega) rivendica il passo avanti. «Il Consorzio presenta limiti strutturali che rendono necessaria una riflessione sul suo futuro assetto gestionale in vista della scadenza del 2029», afferma, spiegando che serve «una maggiore semplificazione di gestione, una sostenibilità economica di lungo periodo e una valorizzazione di respiro nazionale e internazionale». Per il capogruppo leghista «il settore pubblico da solo non basta: servono risorse stabili e anche aprire a investimenti privati, senza perdere il controllo e la tutela del patrimonio».

Nel commentare il via libera dell’Aula, Corbetta parla di «passaggio decisivo» e di un percorso iniziato vent’anni fa con l’allora sindaco Marco Mariani. «Scriviamo i prossimi vent’anni di Villa Reale, Autodromo e Parco di Monza correggendo quello che fino a oggi non ha funzionato», insiste. Ricorda inoltre gli investimenti regionali: oltre 55 milioni di euro per le prime fasi del Masterplan della Villa Reale, circa 300 milioni per il prolungamento della M5 fino a Monza e l’indotto generato dall’ultimo Gran Premio d’Italia (370mila spettatori e circa 192,6 milioni di euro per il territorio).

Non manca una stoccata agli altri enti: «Il contributo del Comune di Milano è inesistente e anche il Ministero può e deve dare di più». E apre a un tema delicato: «Sarà necessario riflettere anche sulla Presidenza del Consorzio, oggi in capo al sindaco di Monza. Sarebbe meglio separare i ruoli, prevedendo una figura dedicata, indicata però proprio dal Comune di Monza».

Tra i firmatari c’è anche Jacopo Dozio (Forza Italia), che definisce la Reggia «il fiore all’occhiello della Brianza». «Mancano solo tre anni alla scadenza del Consorzio e i tempi sono maturi per guardare a nuove prospettive», sottolinea, ricordando che nel 2026 ricorre il centenario della morte della regina Margherita di Savoia: «Un motivo in più per metterci al lavoro».

Le opposizioni sono critiche

Di segno opposto il voto di Alleanza Verdi Sinistra. Onorio Rosati riconosce l’attenzione del centrodestra, ma boccia il testo: «Considero la mozione sbagliata, perché delinea un cambio di governance del Consorzio che finirà con emarginare il ruolo istituzionale del Comune di Monza, che per noi deve rimanere centrale anche nel futuro Consorzio». AVS aveva chiesto modifiche, non accolte: da qui il no.

Ancora più netta la posizione del Movimento 5 Stelle. Paola Pizzighini parla di una mozione «debole e sbilanciata sui conti e sulle logiche economiche», che «non tutela in alcun modo l’anima del complesso monumentale». Per i 5 Stelle il Parco di Monza «deve essere prima di tutto un grande ecosistema da proteggere, non un luna park per eventi e affari», ma anche «un laboratorio di ricerca e studio su ecologia e conservazione» e «un luogo di educazione ambientale e storico-artistica».

Pizzighini critica l’attuale gestione delle concessioni ai privati, temendo «una deriva commerciale che snatura il senso del Parco e mette il profitto davanti all’interesse pubblico». La sua conclusione è netta: «Serve una regia pubblica forte anche oltre il 2029, con un progetto chiaro su tutela, ricerca e educazione. Questa mozione non dà nessuna garanzia in questa direzione».