Monza vuole fermare la commercializzazione dei farmaci Teva nelle farmacie comunali: la mozione antisraeliana è stata approvata in Consiglio comunale, ma l’ultima parola spetta a FarmaCom e intanto si solleva la bufera politica.
La mozione sui farmaci di Lab Monza
Alla fine Lab Monza ce l’ha fatta. Ieri sera, lunedì 2 febbraio 2026, il Consiglio comunale di Monza ha approvato la mozione presentata da LabMonza – la sinistra civica e ambientalista – che impegna l’Amministrazione a “orientare le politiche delle farmacie comunali verso criteri di coerenza con il diritto internazionale e i diritti umani, prevedendo l’esclusione progressiva dei prodotti dell’azienda farmaceutica israeliana Teva”. Un voto che ha acceso lo scontro politico, ma che nella sostanza rappresenta soprattutto un indirizzo al gestore delle farmacie comunali, FarmaCom, che resta autonomo nelle sue scelte operative. E che quindi potrebbe non cambiare nulla concretamente.
Il consigliere Francesco Racioppi ha sottolineato che escludere Teva non significa ridurre l’accesso ai farmaci, ma scegliere forniture «eticamente responsabili». Secondo lui, la rinegoziazione dei contratti potrebbe persino aprire spazi per ottenere prezzi più bassi, con un beneficio per la sanità pubblica e per i cittadini.
L’atto impegna inoltre l’Amministrazione a promuovere iniziative di solidarietà, come raccolte di farmaci e fondi a sostegno della popolazione civile palestinese, e a sollecitare Governo e istituzioni sovraordinate ad adottare politiche coerenti con il diritto internazionale.
Il voto dell’Aula
La mozione è passata con sedici voti favorevoli, sei contrari e cinque astensioni. Hanno scelto di non schierarsi Paolo Piffer (Civicamente Monza), Tullio Parella (Azione), Désirée Merlini (Gruppo Misto), la consigliera dem Giovanna Porro e lo stesso sindaco Paolo Pilotto. Due consiglieri risultavano invece presenti ma non votanti.
Poco prima del voto, l’assessore e vicesindaco Egidio Longoni ha però ricordato che FarmaCom, il gestore delle farmacie comunali a Monza gode di autonomia gestionale. La mozione, ha spiegato, è un invito del Consiglio comunale e non un ordine immediatamente vincolante. “La società dovrà valutare l’impatto concreto di una decisione del genere, tenendo conto dei contratti già firmati con i fornitori e delle scorte presenti nei magazzini”. Non solo Longoni ha inoltre evidenziato che una sospensione della commercializzazione dei prodotti Teva potrebbe comportare contrazioni commerciali o contenziosi economici, con potenziali ricadute sulla gestione delle farmacie comunali. Per questo, qualsiasi scelta dovrà passare da un’analisi tecnica e giuridica approfondita prima di essere eventualmente applicata.
A rafforzare l’idea che l’esito non sia scontato c’è anche la posizione già espressa in passato da Vito Potenza, ex presidente di FarmaCom e oggi vicepresidente, che aveva definito molto improbabile un’esclusione di Teva proprio per le complessità contrattuali e gestionali in gioco. Un elemento che ridimensiona la portata pratica della mozione.
Una posizione che l’Amministrazione Pilotto ha poi ribadito con una nota: “Ad oggi le 11 Farmacie Comunali gestite da Farmacom in città stanno continuando a vendere regolarmente tutti i farmaci disponibili, compresi i prodotti di aziende israeliane. Quanto alla mozione è bene considerare che l’eventuale decisione di non offrire farmaci prodotti da aziende israeliane spetta esclusivamente al CdA di FarmaCOM, società per azioni a capitale misto pubblico e privato, che come tale mantiene la sua totale autonomia decisionale, pienamente rispettata dall’Amministrazione Comunale”.
La posizione di LabMonza
Per LabMonza, promotrice dell’atto, la questione è innanzitutto politica. «Anche le scelte di approvvigionamento delle aziende pubbliche sono scelte politiche», ha dichiarato il consigliere Lorenzo Spedo, sostenendo che risorse pubbliche non dovrebbero sostenere imprese coinvolte in quello che definisce «un sistema di apartheid e di violazione sistematica dei diritti umani».
La mozione individua Teva come una delle principali aziende da escludere dalle forniture delle farmacie comunali, in quanto ritenuta economicamente e strutturalmente intrecciata con le politiche dello Stato di Israele e con il sistema di occupazione e colonizzazione ai danni della popolazione palestinese. Da qui la richiesta a FarmaCom di non rinnovare i contratti alla loro scadenza e di sospendere progressivamente la vendita dei suoi prodotti.
LabMonza insiste sul fatto che il diritto alla cura non verrebbe in alcun modo compromesso. La mozione chiarisce che i farmaci continueranno a essere garantiti qualora prescritti dal medico e che saranno sempre disponibili alternative equivalenti autorizzate dall’Aifa, senza interruzioni della continuità terapeutica.
La reazione della Lega e di Corbetta
Durissima la presa di posizione di Alessandro Corbetta, capogruppo della Lega in Consiglio regionale. Secondo lui la mozione «sembra più il documento di un collettivo di centro sociale che un atto di un Consiglio comunale», accusando la maggioranza di aver trasformato un servizio pubblico essenziale in strumento di propaganda politica.
Corbetta parla di scelta ideologica e miope, sostenendo che danneggia l’immagine della città e fa perdere credibilità istituzionale a Monza. A suo dire, l’amministrazione avrebbe dovuto concentrarsi sulla qualità dei servizi, non su battaglie simboliche.
Nel mirino anche il sindaco Paolo Pilotto, che si è astenuto. Per Corbetta questo dimostra che il primo cittadino sarebbe «ostaggio della sinistra estrema e ideologica» che lo sostiene, invece di guidare con responsabilità nell’interesse di tutti i monzesi.
Il comunicato della Lega di Monza
Anche la sezione cittadina della Lega ha diffuso una nota durissima. «I farmaci sono di tutti e per tutti e non devono avere colore politico», scrivono, parlando di iniziativa «vergognosa». L’ex sindaco leghista Marco Mariani ha definito «assurdo» boicottare un’industria farmaceutica perché israeliana, ricordando il caso del Nexobrid, utilizzato per curare ustioni gravi.
La Lega avverte che la mozione non aiuta la causa palestinese e rischia di aprire un pericoloso precedente: «Oggi si boicotta Israele, domani chi toccherà?». Il partito condanna quella che definisce una deriva estremista e critica l’«ignavia» del sindaco.
Una posizione che richiama quella espressa in Aula da Simone Villa: “Finalmente un primato per la Giunta Pilotto: il primo capoluogo italiano a deliberare il boicottaggio di Israele nelle proprie farmaci”.
La reazione di Figini (Forza Italia)
Durissimo anche l’attacco del consigliere comunale di Forza Italia Fabrizio Figini all’indomani dell’approvazione della mozione che chiede il boicottaggio dei farmaci Teva nelle farmacie comunali. Secondo Figini, si tratta di «una delle pagine più vergognose e ipocrite della storia amministrativa della città», in cui «la salute dei cittadini viene presa in ostaggio da una posizione cieca, trasformando le farmacie in tribunali politici».
Per il consigliere azzurro, mentre a Monza «la sinistra gioca a fare geopolitica sulla pelle dei malati», a pochi chilometri di distanza la realtà smentisce queste scelte. Figini ricorda infatti che i giovani gravemente feriti nel tragico incendio di Crans-Montana sono stati curati all’ospedale Niguarda con un innovativo gel enzimatico salvavita prodotto in Israele, capace di evitare interventi chirurgici invasivi e salvare i tessuti. «Se questi ragazzi fossero stati ricoverati in una struttura gestita secondo i criteri approvati a Monza, avremmo dovuto negare loro le migliori cure possibili in nome del boicottaggio?», si chiede provocatoriamente.
Anche l’azzurro è stato duro sull’astensione del primo cittadino monzese: «Pilotto ha deciso di non decidere, lavandosi le mani come un Ponzio Pilato qualunque e permettendo alla sua maggioranza di approvare un documento che rischia di mettere in difficoltà la catena di approvvigionamento e limitare il lavoro dei farmacisti». Secondo Forza Italia, bandire un’azienda come Teva, leader mondiale nei farmaci equivalenti, «non aiuta in alcun modo la causa palestinese», ma crea solo «un pericoloso precedente».
Posizione ribadita anche da Massimiliano Longo (capogruppo in Aula) e da Giuliano Ghezzi, Segretario cittadino di Forza Italia Monza: «Chiediamo trasparenza, responsabilità e buon senso. Le politiche sanitarie devono mettere al centro esclusivamente il benessere delle persone, non diventare strumenti di propaganda. La salute dei monzesi viene prima di tutto».