“La vita è imprevedibile, ma bisogna sempre trovare la forza di reagire, anche di fronte a un evento drammatico”. Ed è quello che è riuscito a fare Oney Tapia, l’atleta paralimpico italiano di origini cubane, vincitore della medaglia d’oro nel lancio del disco a Parigi 2024, che lo scorso 23 gennaio è approdato ad Arcene per l’incontro con la cittadinanza organizzato nella sala consiliare di piazza della Civiltà Contadina.
Durante la serata, Tapia ha raccontato i suoi traguardi sportivi e le difficoltà incontrate con l’improvviso stato di cecità irreversibile in cui è piombato il 25 maggio 2011, a seguito di un incidente sul lavoro.
“Ringrazio l’Amministrazione comunale per avermi riportato qui come atleta e non più come giardiniere – ha esordito – Per questo Comune infatti, ho lavorato tanti anni fa, facevo parte di una cooperativa che si occupava della manutenzione del verde locale. Poi nel 2011 c’è stato l’incidente e, in uno schiocco di dita, tutto il mio futuro è cambiato”.
I traguardi sportivi e umani dopo l’incidente
Secondo Oney però, lo ha fatto in meglio. E basta dare un’occhiata al suo palmarès per dargli ragione. Dopo l’incidente e ancor prima dell’oro di Parigi infatti, ci sono stati l’argento di Rio 2016, i due bronzi di Tokyo 2021, gli ori agli Europei 2016 e 2018, l’argento al Mondiale 2019 e l’oro al Mondiale 2024.
“Ho sempre sognato di diventare un campione olimpico, ma ci sono riuscito soltanto quando sono diventato cieco – ha spiegato – Lo sport mi ha sempre dato soddisfazioni, ma è stato solo dopo l’incidente che l’ho usato per tirare fuori il meglio di me e per trovare la forza di andare oltre la cecità, individuando il percorso giusto per me. Ed è lì che ho incanalato tutta la mia energia, ritrovando il mio equilibrio interiore e la forza di reagire e tornare a stare bene”.
I traguardi raggiunti da Tapia però, sono stati soprattutto a livello umano e relazionale.
“Sono solito dire che prima ci vedevo ed ero cieco, mentre oggi che sono cieco finalmente ci vedo – ha rimarcato – Ed è la verità perché, quando ci vedevo, i riflettori erano sempre puntati sull’esterno, verso gli altri, e mai verso di me. Da quando ho perso la vista invece, i riflettori si sono inevitabilmente girati verso di me ed è stato lì che ho capito che il nostro richiamo interiore è più forte di qualsiasi cosa ci possa accadere. E il mio era pronto a reagire non appena io mi fossi deciso ad azionarlo”.
Gli ostacoli derivati dall’improvvisa cecità e la forza di superarli
Tuttavia, per arrivare a questo livello di consapevolezza, Tapia ha dovuto superare tanti ostacoli.
“Dopo l’incidente, venne a trovarmi mia madre, che mi convinse a non piangermi più addosso e a riprendere in mano la mia vita – ha ricordato – Mi costrinse ad alzarmi dal divano e ad andare a fare il giro dell’isolato in cui vivevo, prima in senso orario e poi in senso antiorario, per iniziare a memorizzarlo e abituarmi alla mia nuova condizione da non vedente. Ho rifatto quello stesso percorso da solo per tante mattine seguenti, facendomi spesso male, perché prendevo in pieno pali e cartelli stradali. In quelle mattine però, ho capito che gli ostacoli che incontriamo sul nostro cammino sono fatti per essere superati e che oltre quegli ostacoli c’è ancora vita. Una vita che è bellissima in tutte le sue sfaccettature e che lo diventa ancora di più se ci impegniamo a valorizzarla”.
A giudicare dai risultati sportivi ottenuti, Tapia non si è certo tirato indietro dal valorizzare al meglio la sua vita, anche attraverso i duri allenamenti che ha fatto e che continua a fare ogni giorno.
“Ogni volta che mi alleno, io faccio tutto quello che fa un vedente, usando la stessa pista e lo stesso attrezzo. Ma per un cieco tutta la seduta viene amplificata nella testa. È a livello mentale che prima devo assimilare il movimento e memorizzarlo e poi devo trovare la giusta concentrazione per riprodurlo. Il dispendio di energia mentale che richiedo a me stesso è enorme e la fatica che faccio è immensa, ma i traguardi raggiunti poi ripagano tutti i sacrifici”.
Di essi e di molto altro Tapia ha parlato nei suoi due libri, “Più forte del buio” e “La luce oltre la siepe”, editi rispettivamente nel 2018 e nel 2025.
“Attraverso le loro pagine voglio aiutare le persone a comprendere che, anche nel buio e nella sconfitta, si può trovare la forza di reagire – ha concluso – puntando solo sulla propria luce interiore”.