Padova (PD)

Agricoltori: in 3mila in assemblea a Padova dopo le proteste coi trattori a Strasburgo e Bruxelles

L'allarme: molti prodotti scadenti o derivati da materie prime di scarsa qualità possono essere venduti come prodotti Made in Italy

Agricoltori: in 3mila in assemblea a Padova dopo le proteste coi trattori a Strasburgo e Bruxelles

Nella giornata di giovedì 29 gennaio 2026, il Grant Teatro Geox di Padova si è riempito con oltre tremila imprenditori agricoli che chiedono un cambio delle leggi europee. Principalmente, il problema è composto dai prodotti che, prima di essere venduti, arrivano in Italia per un’ultima lavorazione o ritocco e possono così vantare il “Made in Italy”.

Coldiretti contro l’art. 60 del CDU

In particolare, l’articolo 60 del Codice Doganale dell’Unione (CDU) riporta:

“Le merci alla cui produzione contribuiscono due o più paesi o territori sono considerate originarie del paese o territorio in cui hanno subito l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale ed economicamente giustificata, effettuata presso un’impresa attrezzata a tale scopo, che si sia conclusa con la fabbricazione di un prodotto nuovo o abbia rappresentato una fase importante del processo di fabbricazione”.

Ciò significa che, come spiegavano ieri sul palco, molti prodotti scadenti o derivati da materie prime di scarsa qualità possono essere venduti come prodotti Made in Italy, anche se potrebbero essere di tutt’altra provenienza.

I tremila imprenditori

Per mettere in evidenza quello che comporta per il mercato e i produttori italiani, all’esterno era stata allestita la mostra “Gli inganni del codice doganale” in cui erano esposti prodotti di bassa qualità, ma italianizzati grazie all’art. 60 del CDU.

“Petti di pollo, magari provenienti dal Sudamerica, che vengono semplicemente panati oppure trasformati in crocchette ed esportati come Made in Italy. Cosce di maiale olandesi o danesi che vengono salate e stagionate per essere esportate come prosciutti tricolori. Ortofrutta trasformata come sottolio (es. carciofini egiziani) o succhi di frutta: anche per loro vale la regola dell’ultima trasformazione sostanziale e possono essere venduti sui mercati europei come prodotto italiano.

Ma l’inganno del codice doganale vale anche per altri prodotti, per i quali in Italia c’è l’obbligo dell’etichetta d’origine, ma non in Europa, come la mozzarella, che può essere fatta con latte tedesco o polacco o addirittura con cagliata ucraina, per poi essere venduta sui mercati comunitari come Made in Italy, così come sughi preparati a partire da concentrato di pomodoro cinese o la pasta fatta col grano canadese al glifosato”.

Prodotti falsamente attribuiti all’Italia

Per questo motivo il Gran Teatro Geox ha accolto tremila imprenditori, tra cui anche Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti. Di fatto, come ha sottolineato, questo mercato di prodotti falsamente attribuiti all’Italia ha raggiunto un valore di 120 miliardi di euro. In particolare, l’art. 60 starebbe danneggiando tutti i settori produttivi italiani, ma soprattutto quello della denominazione d’origine.

Ettore Prandini, Coldiretti
Ettore Prandini, Presidente Coldiretti

Era presente anche il Presidente di Coldiretti Vicenza, Pietro Guderzo, è salito sul palco per sottolineare:

L’accordo sul latte rappresenta un primo risultato politico importante ed è frutto della pressione sindacale e dell’azione di rappresentanza portata avanti da Coldiretti, ma non può e non deve essere considerato un punto di arrivo”.

Pietro Guderzo, Presidente Coldiretti Vicenza

Infatti, ciò a cui lui si riferisce, è l’accordo sul prezzo del latte in Italia visto che la riduzione dei prezzi in Europa non teneva conto dell’aumento dei costi per gli allevatori. Tuttavia, come evidenzia Guderzo:

“Dobbiamo chiedere un prezzo equo alla stalla, capace di riconoscere i reali costi di produzione e di tutelare il reddito degli allevatori, oggi messi a dura prova da un mercato sempre più instabile. Per questo l’accordo deve essere accompagnato da un impegno chiaro e vincolante sulla tracciabilità e sull’utilizzo del latte di origine estera. Non è accettabile che, mentre si chiedono sacrifici alle aziende italiane, continuino ad entrare nel Paese volumi di latte altamente concorrenziali, latte che rischia di finire nei prodotti venduti come italiani. Questo è un furto di valore al Made in Italy!”.