Per la prima volta a Roma nel corso di un intero anno, il 2025, non sono stati registrati sforamenti dei livelli di No2, il biossido di azoto, l’inquinante più strettamente legato al traffico veicolare. Anche le Pm10, le polveri sottili, continuano a rimanere stabilmente al di sotto dei massimi consentiti, facendo registrare ulteriori abbassamenti. È quanto emerge dai dati diffusi dall’Arpa Lazio (l’Agenzia regionale per la protezione ambientale) con il nuovo report “Dati e trend sulla qualità dell’aria nel Lazio”, che esamina il quinquennio 2021–2025: un quadro complessivamente positivo e in miglioramento per l’intera regione, con risultati particolarmente significativi nel Comune di Roma.
Il report è stato presentato dal direttore generale dell’Arpa Lazio, Tommaso Aureli, nella sede dell’Agenzia a Roma. In particolare, secondo l’indagine, nell’agglomerato di Roma, nel 2025, per nessuna delle 13 centraline della rete di monitoraggio e per nessuno degli inquinanti, di cui il decreto legislativo numero 155 del 2010 richiede il monitoraggio, si registrano superamenti dei limiti fissati dalle norme. Per quanto riguarda l’No2, per la prima volta nel quinquennio, in nessuna stazione si sono registrati superamenti della concentrazione media annuale di 40 µg/m3 imposti dal d.lgs. numero 155 del 2010. Valori prossimi al limite hanno rilevato Fermi (37 μg/m³, tuttavia in deciso miglioramento rispetto al 2024, quando aveva superato il limite con una media annuale di 44 µg/m3), Corso Francia e Tiburtina (34 μg/m³). Nessuna stazione ha superato il limite orario di 200 μg/m³.
Per quanto riguarda il Pm10, le stazioni storicamente più critiche, oltre a non aver mai superato il limite di legge di 35 giorni/anno con valori di Pm10 oltre i 50 µg/m3, mostrano miglioramenti importanti: la centralina Francia passa da 15 giorni nel 2024 a 5 giorni nel 2025, Tiburtina da 27 a 12, Magna Grecia da 17 a 4, Cinecittà da 16 a 5. La flessione di Preneste è minore (da 16 giorni a 13) ma il valore è comunque largamente sotto il limite di 35 giorni. Analoga positiva situazione si registra per la concentrazione media annuale di Pm10: a fronte di un limite di 40 μg/m³, la concentrazione rilevata dalle centraline di Roma oscilla tra i 20 μg/m³ di Villa Ada e Malagrotta e i 26 μg/m³ di Preneste e Corso Francia. Anche i valori di Pm2.5, sono stati largamente inferiori al limite di 25 µg/m3 per il valore medio annuo, con un massimo di 13 μg/m³ ad Arenula.
Questi dati “certificano un lavoro costante che, come assessorato abbiamo portato avanti in stretta sinergia con Arpa Lazio partendo sempre dal presupposto fondamentale: decidere sulla base di dati reali e non su valutazione teoriche – dichiara Elena Palazzo, assessore regionale all’ambiente –. Ogni provvedimento adottato in questi anni è stato preso con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’aria senza scaricare pesi inutili sui cittadini, una scelta di metodo che si è rivelata corretta. Gli investimenti sulla mobilità sostenibile, le politiche di riduzione delle emissioni e le misure per l’efficientamento energetico stanno producendo benefici concreti sulla salute dei cittadini e sulla qualità dell’ambiente, in particolare nelle grandi aree urbane come Roma”, conclude Palazzo.
Anche nel resto della regione Lazio, in base allo studio di Arpa, il quadro appare incoraggiante. Le province di Rieti, Viterbo e Latina registrano livelli di Pm10 e NO₂ generalmente contenuti e ampiamente sotto i limiti normativi, con una sostanziale stabilità nel tempo. In provincia di Roma si osserva un trend di miglioramento diffuso. Va segnalato il netto miglioramento registrato da Colleferro Europa, che nel 2025 rientra nel limite, passando da 47 superamenti nel 2024 a 29. Persistono alcune criticità localizzate in provincia di Frosinone, in particolare per il Pm10, con superamenti significativi del limite dei 35 giorni/anno per le stazioni di Ceccano, Cassino e Frosinone scalo. Quest’ultima, pur restando critica, segna, quanto meno, una tendenza positiva, scendendo da 70 a 55 superamenti. Restano nei limiti le concentrazioni annue di Pm10, Pm2.5 e NO2. In tutta la regione, emerge, dunque, una riduzione complessiva delle concentrazioni e dei superamenti rispetto agli anni precedenti.
“L’analisi pluriennale restituisce un quadro complessivamente positivo, soprattutto per Roma, dove si osserva una riduzione dei superamenti dei limiti e una stabilizzazione delle concentrazioni anche nelle stazioni più critiche per l’esposizione al traffico – spiega il direttore generale dell’Arpa Lazio, Tommaso Aureli –. L’utilizzo di strumenti avanzati di analisi e rappresentazione dei dati, che affianca alla rete sofisticati sistemi modellistici, unito alla competenza e alla dedizione dei nostri tecnici, ci consente di monitorare con precisione e accuratezza l’evoluzione della qualità dell’aria, fornendo, in questo modo, il nostro supporto qualificato alle istituzioni nelle politiche di tutela ambientale”, conclude il direttore.
Nel complesso, i dati confermano un percorso di miglioramento della qualità dell’aria nel Lazio, con risultati particolarmente evidenti nella Capitale, ferma restando la necessità di mantenere alta l’attenzione nelle aree più sensibili e di proseguire con politiche strutturali orientate alla sostenibilità ambientale e alla tutela della salute pubblica. Particolare rilievo assumono i risultati conseguiti alla luce della nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria, che introduce, a partire dal 2030, limiti più stringenti per i principali inquinanti: il percorso di miglioramento già avviato nel Lazio rappresenta una base solida per affrontare con fiducia le sfide future e rafforzare ulteriormente le politiche di prevenzione e risanamento ambientale.