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Referendum giustizia, Zuppi invita al voto: “Autonomia giudici è essenziale”

La Conferenza episcopale italiana precisa: il riferimento al referendum "non contiene indicazioni di voto né orientamenti politici"

Referendum giustizia, Zuppi invita al voto: “Autonomia giudici è essenziale”

A due mesi dal referendum costituzionale sulla giustizia, in programma il 22 e 23 marzo 2026, il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, lancia un appello alla partecipazione, invitando cittadini e fedeli ad andare a votare dopo essersi informati e aver riflettuto sui temi in gioco. Un invito che, precisa la Cei in un successivo comunicato, non contiene alcuna indicazione di voto né orientamenti politici.

Zuppi: “Autonomia magistratura essenziale per processo giusto”

Intervenendo all’apertura dei lavori del Consiglio episcopale permanente, in corso a Roma dal 26 al 28 gennaio, Zuppi ha richiamato il rischio di un crescente astensionismo, parlando di un “clima generale di disimpegno” che accompagna sempre più spesso le consultazioni elettorali.

Sentiamo l’esigenza di ribadire l’importanza della partecipazione“, ha affermato, sottolineando la corresponsabilità di tutti nel perseguimento del bene comune.

Nel suo intervento, il cardinale ha fatto riferimento ai contenuti del referendum, in particolare alla separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici e all’assetto del Consiglio superiore della magistratura. Temi che, ha detto, “come Pastori e come comunità ecclesiale, non ci devono lasciare indifferenti“, poiché toccano l’equilibrio tra i poteri dello Stato, “preziosa eredità dei padri costituenti” da preservare. Zuppi ha ribadito che autonomia e indipendenza della magistratura sonoconnotati essenziali per l’esercizio di un processo giusto“, pur nel rispetto della pluralità delle opinioni e delle diverse possibili soluzioni storiche.

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Da qui l’invito esplicito:

Invitiamo quindi tutti ad andare a votare, dopo essersi informati e aver ragionato sui temi e sulla posta in gioco per il presente e per il futuro della nostra società, senza lasciarsi irretire da logiche parziali”.

Un appello che guarda anche oltre la consultazione referendaria, auspicando che continui “l’attenzione sull’esercizio concreto della giurisdizione nel nostro Paese” e un dialogoresponsabile e costruttivo” tra forze sociali, culturali e politiche.

La precisazione della Cei

Proprio per evitare letture politiche dell’intervento, è intervenuto il Servizio di informazione religiosa (Sir) con un comunicato di chiarimento. La Cei sottolinea che il riferimento al referendumnon contiene indicazioni di voto né orientamenti politici” e si inserisce in una riflessione di carattere pastorale e civile più ampia, volta a richiamare il valore della partecipazione democratica in una fase segnata da disaffezione alle urne.

La Chiesa non entra nel merito delle scelte referendarie“, precisa il Sir, ma richiama “il dovere della partecipazione come espressione del bene comune”, nel rispetto della pluralità delle opinioni presenti nella società.