Dopo l’arresto di Nicolàs Maduro da parte degli Americani è lento il cambiamento dei rapporti diplomatici con i Paesi democratici che anche all’Italia è valso la liberazione di alcuni prigionieri “politici” da tempo reclusi senza apparente motivo dal dittatore del Venezuela. Ancora più lento è il percorso del Paese reale.
La situazione di euforia registrata all’estero, peraltro, non avrebbe fatto il paro con le condizioni dei venezuelani alle prese con un sostrato sociale ancora fortemente caratterizzato dal condizionamento esercitato da terrorismo, milizie regolari e non, narcotraffico.
Se sia proprio così, lo chiediamo a Lys Golia, che nel bassanese aveva costituito la Casa Italo Venezuelana, nostra intervistata della prima ora dopo i citati cambiamenti politici.

Allora, ci sono stati questi cambiamenti?
“Dopo la cattura di Maduro e di sua moglie, ci saremmo aspettati che si insediasse Edmondo Gonzales Urrutia che nel 2024 aveva vinto le elezioni delle quali Maduro si era sonoramente infischiato.
Ci saremmo aspettati. altrettanto, la fine della repressione e la liberazione incondizionata di tutti i prigionieri politici”.
E invece?
“Invece, a comandare è rimasta la struttura precedente, guidata dalla ex Vice presidente Delcy Rodriguez, da Diosdado Cabello e Padrino Lopez che per i venezuelani altro non sono che il braccio forte del vecchio potere.
Certamente si sono dati da fare per ingraziarsi i Paesi che a causa di Maduro, non avevano ancora riconosciuto il Governo successivo alle votazioni del 2024, ma la transizione tanto attesa non è ancora iniziata“.
Davvero?
“Già e la cosa più triste – continua Lys Golia – è che i famigliari dei prigionieri politici, che in questi giorni si sono riuniti in preghiera attorno alle carceri venezuelane, non hanno avuto nessuna risposta e continuano a non avere notizie dei loro cari.
E’ chiaro che non è il Governo democraticamente eletto dai venezuelani ad essere stato riconosciuto e sarà difficile arrivare ad una transizione pacifica fintanto che la struttura è saldamente nelle mani del vecchio regime”.
Vi state organizzando in qualche modo per aiutare che vive in Patria?
“Si. Dal 23 al 25 gennaio 2026, la Comunità venezuelana presente in tutto il mondo scenderà nelle piazze per reclamare la libertà dei 777 prigionieri politici – fonte “ONG Foro Penal” aggiornata al 20 gennaio 2026 – tra i quali si pensi che ci sono ben 125 militari, ma centinaia di civili ovvero donne, disabili e gente che il regime considerava pericolosa”.
GUARDA LA GALLERY (13 foto)













A proposito, avete notizie del dottor Pedro Fernadez?
“No. E’ stato uno degli ultimi incarcerati solo per il plauso espresso verso per il Nobel per la Pace assegnato a Maria Corina Machado, oltre che per l’assistenza sanitaria che forniva con gli aiuti provenienti dall’estero.
Le lascio anche un video (vds qui sotto) della moglie del dottor Fernandez – uno dei cinque medici detenuti per ragioni politiche – che perora la causa di suo marito; ma no, non se ne sa più nulla”.
“Evidentemente una cosa è dover rispondere alle diplomazie da farsi amiche, mentre altro è il trattamento riservato ai cittadini venezuelani ai quali prima o poi si dovrà rendere conto”.
Noi vi seguiamo Lys, ci tenga aggiornati.