Barlassina (MB)

«Mia moglie ha avuto un ictus e ha aspettato 45 minuti un’ambulanza»

La denuncia di Delfino Cecconello: «Per fortuna c’era un medico vicino, altrimenti non so cosa sarebbe successo»

«Mia moglie ha avuto un ictus e ha aspettato  45 minuti un’ambulanza»

«Mia moglie ha avuto un ictus e ha aspettato 45 minuti un’ambulanza». La denuncia di Delfino Cecconello: «Per fortuna c’era un medico vicino, altrimenti non so cosa sarebbe successo»

Il malore improvviso

Un’attesa di 45 minuti per un’ambulanza mentre ha un ictus: è quanto successo in piazza Cavour a Barlassina: Maria Cacciatori, 71 anni, ha accusato un intorpidimento al braccio e alla gamba sinistra e si è accasciata al suolo. Il fatto è avvenuto proprio sul sagrato della chiesa al termine di una funzione.

E’ intervenuto un medico di famiglia

La donna era in compagnia del marito Delfino Cecconello e di altre persone, che hanno subito chiamato i soccorsi, ma hanno dovuto aspettare ben tre quarti d’ora prima che un’ambulanza arrivasse dall’ospedale di Vimercate. Fortunatamente proprio a due passi da lì c’è l’Ambulatorio dei medici di base, per cui il dottor Enrico Santambrogio ha potuto prestare i primi soccorsi, scartando l’ipotesi che si trattasse di un infarto. Tuttavia la donna è dovuta stare tutto il tempo stesa sul pavimento al freddo, proprio perché il medico ha indicato di non spostarla.

«Io non so cosa sia successo nella gestione dell’emergenza – racconta Cecconello – Però non si può stare 45 minuti al freddo con un ictus senza soccorsi. Se fossimo stati anche solo a casa e senza un medico vicino, oppure in un momento in cui non c’era un dottore, io non so cosa sarebbe successo».

L’attesa dell’ambulanza

Con l’aiuto di altre persone, la 71enne è rimasta vigile e cosciente fino all’arrivo degli operatori sanitari, che poi l’hanno portata all’ospedale san Gerardo di Monza per accertamenti e cure. Il quadro clinico è apparso subito in miglioramento, visto che l’emorragia cerebrale si è risolta senza bisogno di un intervento chirurgico.

La corsa in ospedale

«Grazie al cielo sono stati esclusi danni gravi o permanenti – continua Cecconello – E posso solo parlare bene dei paramedici arrivati in ambulanza e dei medici del Pronto soccorso perché sono stati eccellenti, però non si può aspettare tutto quel tempo perché l’ambulanza arriva da Vimercate, non c’era un mezzo disponibile a Desio o in posti più vicini?».

Ora la riabilitazione, ma a Bergamo

Ma problemi non sono finiti qui, perché Maria Cacciatori adesso deve affrontare circa due mesi di riabilitazione, solo che in provincia non ci sono strutture, per cui l’unico posto in cui è potuta andare è a Zingonia, in provincia di Bergamo.

«Una realtà molto valida, però per andare a trovare mia moglie faccio molta fatica – riprende il marito – I miei figli si impegnano ma è sempre un’ora di macchina ad andare e un’ora a tornare, possibile che non c’era niente negli ospedali vicini?».

L’ospedale di Seregno, deputato a ospitare i pazienti della zona in riabilitazione, da maggio è chiuso per lavori e l’unica possibilità è stato cambiare provincia: «Anche le pratiche sono più complicate perché non è tutto automatico», spiega Cecconello.

I ringraziamenti del marito

Malgrado i problemi e le storture della sanità, Delfino Cecconello ha comunque dei ringraziamenti da fare:

«Grazie a tutto il personale medico, ma soprattutto grazie al dottor Enrico Santambrogio, ad Anna Pagani, presidente dell’Auser, e a tutti quelli che sono stati molto bravi a supportarmi nei momenti più concitati».