Una circolare del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) ha acceso un duro scontro politico e sindacale, sollevando interrogativi delicati sul ruolo della scuola pubblica, sulla tutela dei minori e sui confini tra inclusione, monitoraggio e diritti fondamentali. Al centro della controversia c’è una richiesta rivolta agli istituti scolastici: comunicare, entro una scadenza ravvicinata, il numero di studenti palestinesi presenti nelle scuole statali e paritarie, suddivisi per territorio e ordine scolastico, con particolare attenzione a coloro che sono prossimi agli esami.
Nella circolare, inizialmente, non venivano specificate in modo dettagliato le finalità dell’operazione, né erano indicati progetti educativi concreti, risorse dedicate o tutele specifiche per studenti e famiglie. Un vuoto comunicativo che ha innescato reazioni immediate e fortemente critiche.

Le reazioni dei sindacati: “Rischio schedatura e discriminazione”
I sindacati della scuola sono stati tra i primi a sollevare l’allarme. L’Unione Sindacale di Base (USB) ha definito la richiesta del ministero “un atto senza precedenti”, denunciando il rischio di una schedatura su base etnica e nazionale all’interno della scuola pubblica. Secondo USB, l’iniziativa tradirebbe la funzione costituzionale dell’istruzione, trasformando le comunità educanti in strumenti di controllo piuttosto che di inclusione:
“È la ghettizzazione dei bambini e delle bambine palestinesi”.
Sulla stessa linea la Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL (FLC CGIL), che ha chiesto chiarimenti formali al MIM. Il sindacato contesta la natura selettiva della rilevazione e pone una domanda centrale: perché raccogliere dati solo sugli studenti palestinesi, quando il ministero dispone già di informazioni sugli iscritti?
Anche qualora l’obiettivo fosse il monitoraggio dei percorsi di integrazione, la modalità scelta – sottolinea il sindacato – risulterebbe comunque lesiva del principio di uguaglianza, introducendo una distinzione basata sull’origine nazionale.
La polemica politica e le richieste di chiarimento
La circolare ha rapidamente assunto una dimensione politica. Esponenti delle opposizioni hanno chiesto spiegazioni al ministro Giuseppe Valditara, sottolineando i rischi legati al trattamento dei minori e al rispetto dei diritti fondamentali.
La senatrice del Partito Democratico Cecilia D’Elia ha parlato di una misura che “non può non destare allarme”, chiedendo al ministero di chiarire pubblicamente le proprie intenzioni:
“Il MIM non può chiedere alle scuole azioni selettive su base etnica, perché non corrispondono alle finalità costituzionali delle comunità educanti”.
Anche i deputati del Movimento 5 Stelle in commissione Cultura alla Camera – Antonio Caso, Anna Laura Orrico e Gaetano Amato – hanno espresso forti perplessità. Pur prendendo atto delle rassicurazioni successive del ministro, pongono una questione di merito: come si tradurrà concretamente questa rilevazione in politiche di inclusione? Quali risorse, quali strumenti per studenti e insegnanti, quali progetti strutturati? In assenza di risposte chiare, avvertono, il rischio è quello di alimentare stigma e sospetti.
La posizione della Comunità Palestinese Campania
A intervenire è stata anche la Comunità Palestinese Campania, che ha espresso profonda preoccupazione per una circolare definita “pericolosa e discriminatoria”. L’associazione denuncia l’assenza di trasparenza sulle finalità della raccolta dati, sul loro utilizzo e sulle tutele previste per i minori.
Nel contesto di un conflitto ancora in corso e di una forte esposizione mediatica e politica della questione palestinese, iniziative di questo tipo – secondo la comunità – rischiano di favorire isolamento e stigmatizzazione. Da qui la richiesta di un ritiro della circolare e di chiarimenti ufficiali:
“Gli studenti palestinesi non sono numeri, ma persone con diritti, dignità e bisogno di protezione”.
La replica del Ministero dell’Istruzione: “Solo dati numerici, come per gli studenti ucraini”
Di fronte alle critiche, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha respinto con decisione l’accusa di schedatura. La Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione, Carmela Palumbo, ha chiarito che la rilevazione riguarda esclusivamente dati numerici aggregati, per regione e ordine di scuola, senza alcuna richiesta di informazioni personali o identificative.
Secondo il MIM, l’obiettivo è favorire il pieno inserimento scolastico degli studenti palestinesi, replicando lo stesso format e le stesse finalità utilizzate dal precedente Governo per gli studenti ucraini arrivati in Italia dopo l’inizio della guerra. La raccolta dati servirebbe quindi a valutare l’attivazione di misure di supporto, come il sostegno linguistico e percorsi educativi adeguati al vissuto degli studenti.
Valditara: “Polemiche surreali e strumentalizzazione politica”
Il ministro Giuseppe Valditara ha affidato la sua risposta a un video sui social, definendo le polemiche “surreali” e parlando di una strumentalizzazione politica della vicenda. Valditara ha ribadito che non si tratta di alcun censimento etnico, ma di una rilevazione numerica a fini inclusivi, accusando le opposizioni di diffondere informazioni false e di alimentare una “squallida propaganda”.
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Sulla stessa linea la Lega, con la deputata Giorgia Latini, vicepresidente della commissione Cultura, che ha difeso l’operato del ministero parlando di semplice monitoraggio necessario a organizzare meglio il supporto scolastico.