Insieme, e con la capacità di cambiare, si vincono le avversità e i rovesci della vita. Un messaggio particolarmente incisivo se a trasmetterlo sono dei detenuti che stanno scontando la pena e si preparano alla vita che li attende fuori dal carcere. A dar corpo all’intenzione è lo spettacolo teatrale ‘L’Eroica’ messo in scena all’interno della casa circondariale di Frosinone. Sul palco attori veri, ancorché detenuti, che – complice una storia dal forte impatto emotivo – svelano in forma quasi onirica i pensieri, le aspirazioni, le speranze una volta lasciata alle spalle l’esperienza carceraria. In platea un pubblico di scolaresche e associazioni.
Cosa accade quando si entra a far parte di un gruppo indissolubile, senza via di ritorno? Quali sono le dinamiche interne? Uscirne cosa comporta? E come reagisce ciascun componente all’insorgere di fratture interne e di capovolgimenti, davanti a un futuro incerto? Sono questi i temi de L’Eroica, spettacolo che si inserisce nel progetto Ossigeno, laboratorio permanente di recitazione, scenografia e sartoria, attivo dal 2019 nella casa circondariale di Frosinone, a cura di Branchie Teatro, scritto e diretto da Sofia Tremontini e Laura Mariottini.
“Gli argomenti affrontati rappresentano questioni urgenti e irrinunciabili proprie del gruppo – spiega Tremontini – ma assumono caratteristica di universalità. Un ponte tra società esterna e carcere in una prospettiva di dialogo tra dentro e fuori. È bello osservare – prosegue – come ciascuno, attore o spettatore, dia allo spettacolo il senso che più sente proprio, che veda nella rappresentazione lo specchio delle proprie sensibilità”.
L’Eroica rappresenta anche una ‘prima volta’ per il progetto Ossigeno, con l’apertura agli studenti di alcune scuole di Roma e di Fiuggi. Una novantina i giovani spettatori che hanno assistito all’ultima replica. Dietro a ogni sipario che si apre, c’è un lavoro lungo un anno: una cinquantina le persone che hanno attraversato il laboratorio, ma alla fine del percorso il gruppo si assottiglia a circa a un terzo tra attori, sarti e scenografi. La messa in gioco di sé è forse l’ostacolo emotivo maggiore, ma anche il trampolino verso il futuro. L’obiettivo dichiarato è realizzare uno spettacolo artistico ed estetico, che dia valore e dignità al lavoro degli attori che si sono impegnati lungo tutto il percorso. Il risultato è negli occhi degli spettatori, l’emozione è la vera ricompensa. E la continuità, che è spesso l’elemento debole nella realizzazione del progetto, viene ‘allenata’ durante tutto il percorso. Una caratteristica utile non soltanto sul palco, ma anche nella vita. “Tutto il lavoro fatto durante l’anno – spiega ancora Tremontini – si concentra nella fase antecedente alla messa in scena, quando tutti gli attori, indistintamente, avvertono vicino il momento della verità. Quando impegno e serietà si mostrano al mondo esterno”.