Bergamo (BG)

A Bergamo e provincia soffia forte il vento gelido dell’inverno demografico: nascite a picco

Secondo le proiezioni dell’Istat, la Bergamasca fatica a raggiungere i settemila neonati. E la politica non accenna a trovare qualche rimedio

A Bergamo e provincia soffia forte il vento gelido dell’inverno demografico: nascite a picco

di Paolo Aresi

Il 2026 non si è aperto in maniera brillante, ammettiamolo. Cattive notizie non arrivano solamente dai fatti e dall’estero. Dati negativi giungono anche dall’Istat, cioè dalle statistiche, e riguardano sia Bergamo sia tutta l’Italia: la crisi demografica è peggiorata ancora di più e il 2025 registrerà il nuovo record negativo delle nascite. Sia per quanto concerne Bergamo, sia per quanto riguarda l’intero Paese.

Aggiungiamo che la mortalità supera di gran lungo la natalità e che quindi la popolazione scende: non basta il flusso di migranti a compensare l’emorragia. Perdere abitanti significa perdere vite, potenzialità, intelligenze, persone. In un mondo che si sviluppa significa perdere figure professionali essenziali, dal muratore, al pompiere, allo scrittore, al medico… E non basta l’intelligenza artificiale a compensare la mancanza di uomini. Forse ci penseranno i robot…

Aggiungiamo, tanto per stare allegri sul fronte dei numeri, che in Italia abbiamo avuto mille morti sul lavoro nel 2025 mentre a Bergamo sono stati venti fino a ottobre, ma bisogna aggiungere quelli di novembre e dicembre: in totale dovrebbero essere ventidue.

Un crollo che fa preoccupare

Torniamo alle nascite. Secondo il dato provvisorio dell’Istat, i nati nel corso del 2025 in provincia di Bergamo sono stati 6.935 contro i 7.367 dello scorso anno. Il numero certificato sicuro del 2025 si ferma però al 30 settembre: i neonati iscritti nelle anagrafi bergamasche erano 5.321, ovvero 132 in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questa discesa sotto i settemila, salvo miracoli negli ultimi tre mesi, rappresenterebbe un crollo, che fa pensare e preoccupare.

E in città come sono andate le cose? Considerando che il rapporto tra i nati in città e i nati in provincia è di circa uno a dieci, potrebbe risultare anche nel capoluogo un’ulteriore diminuzione di nascite, con lo spettro di scendere addirittura sotto i settecento bebè. Ricordiamo che lo scorso anno i nuovi nati della città furono 747 (contro i 7.367 della provincia). Un livello molto basso che segnò un calo forte rispetto al 2023 quando i nati furono 801.

Insomma, anche in città siamo in caduta libera. Occorrerebbero provvedimenti forti da parte dello Stato e di tutte le amministrazioni pubbliche, a cominciare dai Comuni, ma di decisioni importanti non se ne vedono. Sarebbero necessarie campagne di promozione verso le famiglie, aiuti, agevolazioni, asili nido nelle aziende, asili gratuiti, forme di aiuto verso i giovani che decidono di mettere su famiglia e che cercano inutilmente casa, ma di segnali positivi da parte delle istituzioni se ne vedono gran pochi. E avanti così.

Indietro tutta in città

Se diamo un’occhiata alla serie storica della natalità (…)

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