Roma (RM)

Il Garante Privacy: “Niente dimissioni, andiamo avanti”. Rischio di danno erariale

La svolta nell'inchiesta dal racconto di alcune 'talpe'. I difensori ricorrono al Riesame

Il Garante Privacy: “Niente dimissioni, andiamo avanti”. Rischio di danno erariale

Nessun passo indietro, niente dimissioni. Il Collegio del Garante per la Privacy, indagato in concorso dalla Procura di Roma per corruzione e peculato, tira dritto, esprimendo “piena fiducia nell’operato della magistratura”. Il board si dice “certo di potere dimostrate la propria estraneità ai fatti contestati”, confermando la “volontà di proseguire il proprio lavoro”. Parole che arrivano a distanza di 24 ore dalle perquisizioni disposte dai pm di Piazzale Clodio che hanno visto la Guardia di Finanza impegnata fino a notte fonda nell’acquisizione di documenti dopo avere sequestrato anche i cellulari e i pc ai quattro indagati, tra cui il presidente Pasquale Stanzione. Tutto materiale che dovrà essere ora analizzato, anche se i difensori hanno annunciato ricorso al Riesame per chiederne il dissequestro.

Oltre al profilo penale, la vicenda sembra portare ad evidenze di competenza della Corte dei Conti e ad una possibile contestazione di danno erariale. Al momento dagli uffici della Corte ci si limita ad un “no comment”, segno che i magistrati contabili potrebbero presto aprire un’istruttoria. Sul fronte politico il Pd chiede alla premier Meloni se non sia il caso che si dimettano “tutti i dirigenti che hanno usato soldi pubblici in modo improprio”.

Dalle carte del procedimento emerge che la svolta alle indagini, dopo i servizi mandati in onda da Report, è arrivata anche dalle testimonianze di alcune ‘talpe’ interne all’Autorità, rimaste anonime “per ragioni di tutela”, che dal novembre scorso hanno raccontato agli inquirenti cosa avveniva all’interno dell’ufficio sia sulle spese di rappresentanza, lievitate nel 2024 a 400mila euro, che a possibili conflitti di interesse.

Alcuni testi hanno fatto mettere a verbale che “sebbene non si conoscessero le spese nel dettaglio – è detto nel decreto di perquisizione -, vi era comunque la sensazione diffusa di una gestione abbastanza disinvolta”. Secondo un’altra fonte anonima, nella società mancavano “i regolamenti interni che disciplinassero le spese sostenute dal personale”. “Mi è stata offerta la possibilità di avere la disponibilità di una carta di credito corporate – aggiunge – non ho accettato perché mi è parsa offerta alquanto strana. Se non erro, i componenti del Collegio avevano la disponibilità di carte di credito, mi sembra di ricordare da 5mila euro” e “mi sono accorto che alcuni addebitavano all’ Authority spese, a mio avviso, eccessive”. Nelle ultime settimane “si era generato – afferma un altro teste – un certo clima di apprensione. Un clima di tensione dovuto anche dalla convinzione che il disvelamento di documenti avrebbe certamente comportato un danno di immagine per la società”.

Le verifiche dei pm puntano anche su possibili conflitti di interesse come per le vicende Ita Airways e Meta. Sul punto, anche l’ex segretario generale Angelo Fanizza ha reso delle “informazioni di rilievo” sul “costante rapporto tra la compagnia aerea e l’Autorità, investita di numerosissimi procedimenti che vedono Ita come parte in causa”. “Sono a conoscenza del fatto che tutti e quattro i componenti del Collegio – ha detto agli inquirenti Fanizza – sono titolari delle tessere Volare”. Ulteriori approfondimenti riguardano la posizione di un avvocato “nominato Data Protection Officer per la Compagnia aerea per gli anni 2022-2023 e, al contempo, membro dello studio legale – si legge – fondato da Guido Scorza (indagato ndr) e dove presta attualmente servizio la moglie” di quest’ultimo. Gli inquirenti definiscono “dubbi” ulteriori rapporti con lo studio legale sia per il caso degli smart glasses di Meta che per vicende che riguardano Asl. “Da mie ricerche su internet ho appurato che lo studio – racconta un teste – abbia ricevuto una consulenza dall’Azienda Sanitaria. Il provvedimento si è concluso anche in questo caso con un ammonimento”.