Sospiro (CR)

Crisi So.G.I.S Sospiro, produzione ferma e salari bloccati: cresce l’allarme sul futuro di 51 lavoratori

Dopo il concordato in bianco e mesi di promesse disattese, i sindacati chiedono un tavolo di crisi e l’intervento immediato delle istituzioni: “Senza scelte concrete, il rischio è la perdita definitiva di un presidio industriale”

Crisi So.G.I.S Sospiro, produzione ferma e salari bloccati: cresce l’allarme sul futuro di 51 lavoratori

So.G.I.S., storica azienda chimica di Sospiro, è ferma da mesi con stipendi arretrati e impianti inattivi; i sindacati chiedono un tavolo di crisi e interventi concreti della proprietà e delle istituzioni. La mancata ricapitalizzazione e l’assenza di un piano industriale mettono a rischio 51 posti di lavoro.

Crisi So.G.I.S Sospiro, allarme sul futuro di 51 lavoratori

Impianti spenti, conti pignorati, stipendi che non arrivano. È questo il quadro che da mesi accompagna la crisi di So.G.I.S. di Sospiro, storica realtà del comparto chimico, oggi al centro di una vertenza che coinvolge direttamente 51 lavoratori e le loro famiglie. Una situazione che ha superato la soglia dell’emergenza e che, secondo le organizzazioni sindacali, richiede un intervento urgente delle istituzioni.

Il 26 novembre 2025 l’azienda ha depositato al Tribunale di Cremona un’istanza di concordato in bianco, senza però indicare un percorso chiaro di rilancio né le risorse necessarie per garantire continuità produttiva e tutele occupazionali.

Promesse mai concretizzate

Negli ultimi anni So.G.I.S. ha attraversato una profonda instabilità societaria. Nel 2024 il controllo di maggioranza è passato alle società 7B-OIL Distribuzione e SEVEN B OIL Srl, per poi approdare, nel luglio 2025, alla holding inglese MULTIASSET MANAGEMENT LIMITED. Il cambio di proprietà era stato presentato come l’avvio di una fase di rilancio, ma alle dichiarazioni non sono seguiti investimenti né interventi strutturali.

Ad oggi non risulta presentato alcun piano industriale e non è stata effettuata una ricapitalizzazione effettiva. La mancanza di liquidità ha aggravato una crisi già compromessa da anni di bilanci in perdita.

Produzione ferma da aprile

Il blocco degli impianti risale all’aprile 2025, quando la fornitura di gas è stata sospesa da Shell Energy per insolvenza. Da quel momento la produzione non è più ripartita e la situazione finanziaria è progressivamente peggiorata.

Senza investimenti, senza un programma industriale e con i conti aziendali sottoposti a pignoramento, la prospettiva di una riattivazione resta incerta. I lavoratori, nel frattempo, continuano a vivere in una condizione di precarietà economica e professionale.

Stipendi arretrati e ammortizzatori insufficienti

Sul fronte retributivo il quadro è particolarmente critico. I dipendenti percepiscono in parte pagamenti diretti dall’INPS per la cassa integrazione e in parte compensi frammentari. Le mensilità arretrate si accumulano: settembre risulta saldato solo parzialmente, mentre ottobre, novembre, dicembre e la tredicesima non sono stati corrisposti.

Una situazione che, secondo i sindacati, sta mettendo in seria difficoltà molte famiglie, con ripercussioni dirette sulla tenuta sociale del territorio.

Richiesta di un tavolo di crisi

“Il silenzio della proprietà è inaccettabile. I lavoratori sono stati lasciati soli”, afferma Marco Quarantini, segretario generale Femca CISL Asse del Po. La richiesta è l’apertura immediata di un tavolo di crisi territoriale per individuare soluzioni concrete, tutelare l’occupazione e preservare le competenze professionali maturate negli anni.

Secondo Quarantini, l’eventuale rilancio non può prescindere da un intervento finanziario reale: il versamento della ricapitalizzazione annunciata e l’attivazione delle procedure per il pagamento degli arretrati ai dipendenti, che rientrano tra i creditori privilegiati nella procedura di concordato. In caso contrario, il rischio è la dispersione del capitale umano e la perdita definitiva di un presidio industriale.

CGIL: “Situazione ormai troppo compromessa”

Sulla stessa linea Mario Santini, segretario generale Filctem CGIL di Cremona, che esprime solidarietà ai lavoratori del sito di Sospiro, alcuni dei quali attendono lo stipendio da settembre.

“Questo significa aver affrontato le festività senza certezze economiche”, sottolinea.

Santini evidenzia come le rassicurazioni fornite dalla proprietà non abbiano trovato alcun riscontro operativo: nessun apporto di nuovi capitali e nessun pagamento effettivo. Le prospettive di una ripresa, secondo la CGIL, appaiono sempre più fragili, rendendo necessario il coinvolgimento diretto delle istituzioni per evitare un ulteriore deterioramento della vertenza.

UILTEC: competenze a rischio e necessità di copertura sociale

Anche Giovanni Pelizzoni, segretario generale UILTEC Cremona-Mantova, rimarca la complessità del quadro, aggravata dai continui cambi di assetto societario e dalla carenza di liquidità. Le ripartenze annunciate nei tavoli di confronto non si sono mai concretizzate.

Pelizzoni richiama inoltre il forte senso di responsabilità dimostrato dai lavoratori, che però rischia di non essere sufficiente a garantire la sopravvivenza dell’azienda. Il protrarsi dell’incertezza potrebbe portare alla perdita di competenze fondamentali per un eventuale riavvio. Per questo è stata chiesta l’apertura di un tavolo di crisi in Regione Lombardia, con l’obiettivo di assicurare adeguate tutele sociali e individuare soluzioni strutturali.