Sarebbe stata la sua prima volta a Firenze, con un progetto di danza e musica che l’avrebbe vista in scena insieme al marito violinista, Vadim Repin. Lei, tra le più brave danzatrici di danza classica, è l’étoile Svetlana Zakharova. Lo spettacolo si sarebbe dovuto tenere al Maggio il 20 e 21 gennaio, come previsto nel programma, ma è stato tutto sospeso.
La causa, come hanno spiegato in una nota dal teatro è il “perdurare delle tensioni internazionali” che rischierebbero di compromettere il buon esito delle serate.
Un rinvio, apparentemente, ma che ora è diventato un caso politico che sconfina l’Arno.
Le motivazioni sono da ricercare tutte nel documento del Network associazioni per l’Ucraina, indirizzato alla direzione del teatro e alle massime istituzioni cittadine, oltre che al ministero della Cultura. Una lettera dura, che non contesta il valore artistico di Zakharova, bensì il suo profilo pubblico e politico.
La ballerina infatti è, sì nata in Ucraina, ma dal 2007 è stata membro del partito “Russia Unita” ed è stata deputata della Duma di Stato della Federazione Russa. Ha espresso “lealtà al governo russo, fanno ancora notare nella missiva pubblicata sulle pagine social del Network.
Conflitti politici, dunque, che poco hanno a che vedere con l’arte. E ci tengono a sottolinearlo anche dall’Ambasciata russa di Roma, che in un comunicato evidenzia tutto lo sconcerto.
“Siamo testimoni, per l’ennesima volta, di una limitazione alla sovranità culturale dell’Italia da parte del criminale regime terroristico di Zelensky che, mediante i propri “rappresentanti” in loco, “ucrainizza” sistematicamente l’Italia a guisa di Petljura, Šuchevyč e Bandera”.
Il commento dell’Ambasciata della Federazione Russa
“Abbiamo saputo della decisione dell’Amministrazione del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, di “sospendere momentaneamente”, in sostanza di cancellare, gli spettacoli con eminenti maestri della scena mondiale — la ballerina Svetlana Zakharova e il violinista Vadim Repin — inizialmente previsti nell’ambito della stagione del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino per il 20 e 21 gennaio 2026 – scrivono in un comunicato pubblicato sul loro canale telegram –
Colpisce particolarmente che tale decisione sia stata presa a seguito della richiesta dell’Ambasciata dell’Ucraina a Roma (sic!). Siamo testimoni, per l’ennesima volta, di una limitazione alla sovranità culturale dell’Italia da parte del criminale regime terroristico di Zelensky che, mediante i propri “rappresentanti” in loco, “ucrainizza” sistematicamente l’Italia a guisa di Petljura, Šuchevyč e Bandera.
A quanto pare – proseguono ancora – ha contribuito il fatto che il Teatro sia finanziato anche dalla Commissione Europea, la quale, nell’alimentare generosamente la corruzione e propria e quella di Kiev, può semplicemente “chiudere il rubinetto” al teatro fiorentino per la presenza di artisti provenienti dalla Russia.
Non resta che “congratularsi” con l’Italia e con Firenze, culla del Rinascimento, per l’ennesimo “traguardo”, ovvero per l’ulteriore immersione nelle torbide acque della russofobia”.
Ma non è la prima volta che le tensioni politiche si riflettono sul palcoscenico. Il caso di Zakharova ricorda quanto accaduto a luglio alla Reggia di Caserta, quando si sarebbe dovuto tenere il concerto, poi cancellato, diretto da Valery Gergiev, direttore d’orchestra. Anche lui vicino a Putin.