Un annuncio arrivato a sorpresa nelle ultime ore ha riacceso le speranze di decine di famiglie: il Venezuela ha avviato una vasta operazione di scarcerazione di prigionieri politici, comprendente anche cittadini stranieri. Fra i detenuti liberati figurano due italiani: l’imprenditore Luigi Gasperin e il giornalista e politico Biagio Pilieri, quest’ultimo in possesso anche della cittadinanza venezuelana.

Caracas, tuttavia, non ha diffuso un elenco ufficiale dei nomi delle persone rilasciate. Proprio per questo l’attenzione resta altissima e cresce l’attesa per eventuali nuove liberazioni, che potrebbero avvenire in qualsiasi momento. In particolare, si spera nel rilascio di altri connazionali ancora detenuti, a cominciare da Alberto Trentini, in carcere da oltre 400 giorni, e dal commercialista piemontese Mario Burlò.
Secondo le informazioni disponibili, le scarcerazioni riguardano anche cittadini di altre nazionalità e rappresentano uno dei più ampi provvedimenti di questo tipo degli ultimi decenni.
Un gesto politico nel nuovo scenario venezuelano
Tra dicembre e l’inizio di gennaio le autorità venezuelane avevano già liberato circa 200 persone arrestate durante le proteste contro la rielezione di Nicolás Maduro. Quella avviata ora, però, è la prima liberazione di prigionieri politici decisa dal nuovo governo, dopo il blitz statunitense che ha colpito il vertice del regime.
Il rilascio di Luigi Gasperin rientra nelle misure annunciate dal presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana Jorge Rodríguez, fratello della presidente ad interim Delcy Rodríguez, che ha parlato di un’iniziativa volta a favorire la pacificazione del Paese:
“È un gesto intenzionato a cercare la pace, un contributo che tutti dobbiamo offrire”.
Il governo venezuelano ha inoltre chiarito che si tratta di una decisione unilaterale, smentendo un’influenza diretta dell’amministrazione Trump. Al momento si contano circa 250 persone già rilasciate, su un totale di 400 scarcerazioni previste, che potrebbero essere completate nelle prossime ore. Nessun elenco ufficiale è stato ancora pubblicato.
Dietro questo passo, però, si intravedono anche le trattative in corso tra Caracas e Washington: gli Stati Uniti hanno iniziato ad allentare alcune sanzioni e si preparano a nuovi investimenti nel Paese sudamericano, un orientamento confermato anche dalla compagnia petrolifera statale Pdvsa.
L’impegno della Farnesina
Il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani è in costante contatto con l’ambasciatore italiano a Caracas, la rete consolare e rappresentanti della Chiesa e della società civile venezuelana.
La Farnesina ha fatto sapere di aver messo in campo tutte le azioni possibili per garantire una soluzione favorevole a ogni singolo detenuto italiano e per accelerare il rilascio degli altri connazionali ancora in carcere.
Chi è Luigi Gasperin
Luigi Gasperin, 77 anni, è un imprenditore italiano arrestato il 7 agosto 2025 a Maturín, nello Stato di Monagas. Dopo il fermo era stato trasferito in un centro di detenzione nella zona di Prados del Este, a Caracas.
L’arresto è avvenuto a seguito di un controllo legato alla presunta detenzione, al trasporto e all’uso di materiale esplosivo negli uffici della società di cui Gasperin era socio di maggioranza e presidente. Fin da subito la sua situazione aveva destato forte preoccupazione: l’imprenditore soffre infatti di patologie cardiache, ipertensione e problemi respiratori.
Chi è Biagio Pilieri
Biagio Pilieri, 60 anni, è stato liberato dopo un anno, quattro mesi e undici giorni di detenzione. Figlio di emigrati siciliani, possiede il doppio passaporto italo-venezuelano ed è noto come giornalista, politico e attivista per la libertà di stampa.
Negli ultimi anni si era battuto contro la chiusura di organi di informazione, la censura e le difficoltà dell’editoria locale. È anche il leader del partito Convergenza, fondato nel 1993.
Pilieri era stato arrestato il 28 agosto 2024 a Caracas e rinchiuso nell’Helicoide, una delle carceri più dure del Venezuela. Per oltre un anno è rimasto completamente isolato, senza contatti con l’esterno, con accuse pesantissime di terrorismo e tradimento della patria.
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È stato liberato insieme a Enrique Márquez, ex candidato dell’opposizione che aveva sfidato Maduro alle presidenziali del 2024.
Sui social, il figlio di Pilieri ha scritto un messaggio carico di emozione:
“Oggi, 8 gennaio 2026, mio padre è stato rilasciato. Una frase che sognavo di dire da tempo. Non avrebbe mai dovuto essere detenuto arbitrariamente”.
Poi il ringraziamento a chi ha sostenuto la famiglia e l’auspicio che la stessa gioia possa presto arrivare a tutte le famiglie dei prigionieri politici venezuelani.
Alberto Trentini, il cooperante ancora in carcere
Fra i casi più delicati resta quello di Alberto Trentini, cooperante veneziano arrestato il 15 novembre 2024 nello Stato di Apure, mentre lavorava per la ONG Humanity and Inclusion. Fermato senza accuse formali, è stato trasferito nel carcere di massima sicurezza El Rodeo, a Caracas.

In oltre 400 giorni di detenzione, le autorità italiane – governo, diplomazia e intelligence – hanno lavorato in modo riservato per riportarlo a casa. Costanti anche i contatti con Washington, con numerosi colloqui tra Antonio Tajani e il segretario di Stato americano Marco Rubio.
Una possibile svolta è stata ipotizzata dopo la cattura di Maduro. Lo stesso Tajani ha dichiarato che la nuova presidente ad interim Delcy Rodríguez potrebbe dimostrarsi “più flessibile rispetto al passato” e compiere gesti distensivi nei confronti dei detenuti.
La madre del giovane ha voluto lanciare un nuovo appello sui social:
“Io non posso restare immobile di fronte a tanta ingiustizia, non accetto più che mi si dica che prima o poi Alberto tornerà a casa. Sappiamo dai racconti di chi è stato liberato che Alberto è molto dimagrito, provato nella salute e nella psiche. Ogni ora in più di prigionia lascia ferite difficilmente sanabili.
Abbiamo delle aspettative sull’operato dell’osservatore Onu, ma non avendo certezze ho bisogno dell’aiuto di tutti gli italiani e di tutti coloro che vogliono la liberazione di Alberto. Ci aspettiamo dal nostro Governo una qualche rassicurazione sul loro impegno perché dobbiamo sapere, come cittadini, che i nostri governanti stanno facendo il necessario e a anche l’impossibile per liberare Alberto”.
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A supporto della madre, è intervenuto il presidente della Cei, l’arcivescovo Matteo Maria Zuppi, che l’ha telefonata per ribadire l’impegno della Chiesa e che le è vicino. Nel frattempo, sembra che le trattative siano giunte a una fase delicata per il rilascio di Alberto e gli altri detenuti, come afferma Giovanni Umberto De Vito, ambasciatore italiano a Caracas.
Dalla parte del cooperante veneziano si è schierato anche il Presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, che si è messo in contatto con Tajani per “tutelare l’incolumità di Trentini e di tutti i veneti residenti in Venezuela”. Inoltre, ha voluto concludere scrivendo:
“L’auspicio è che Alberto Trentini possa ricongiungersi presto con la propria famiglia. Noi lo aspettiamo”.
Come ha affermato Lys Golia, socio fondatore e presidente nel primo mandato della “Casa Italo Venezuelana Nord Centro Sud”, la mancata liberazione di Alberto potrebbe essere motivata dal rapporto tra Italia e Venezuela. Di fatto, il governo italiano non ha mai riconosciuto la presidenza di Maduro e ciò potrebbe essere il risultato di una ripicca da parte delle autorità venezuelane.
Gli altri italiani detenuti in Venezuela
Oltre a Trentini, risultano 26 cittadini italiani ancora in carcere in Venezuela, ritenuti in vario modo scomodi per il precedente regime. Fra loro c’è anche Mario Burlò, commercialista torinese partito nel 2024 per valutare opportunità imprenditoriali. È detenuto da oltre un anno senza accuse chiare. La figlia ha raccontato di aver avuto solo una brevissima telefonata dopo undici mesi di silenzio.

Figura poi Daniel Enrique Echenagucia Vallenilla, 47 anni, imprenditore italiano originario di Avellino, arrestato illegalmente il 2 agosto 2024 insieme alla famiglia e detenuto in isolamento.
I cosiddetti “desaparecidos italiani” erano già stati segnalati in un documento approvato all’unanimità il 28 ottobre 2025 dal Consiglio regionale del Piemonte, che includeva anche i nomi di Gerardo Coticchia Guerra, Juan Carlos Marruffo Capozzi, Perkins Rocha, Hugo Marino e Amerigo De Grazia.
Liberazioni anche per altri Paesi
Parallelamente, anche la Spagna ha annunciato la liberazione di propri cittadini. Il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha comunicato che cinque spagnoli liberati a Caracas stanno rientrando in patria: José Maria Basoa, Andrés Martínez Adasme, Miguel Moreno Depena, Ernesto Gorbe Cardona e l’ispano-venezuelana Rocío San Miguel.
“Presto saranno a casa con i loro cari”, ha chiarito Albares, ringraziando l’ambasciata spagnola in Venezuela e tutti coloro che hanno contribuito al buon esito dell’operazione.