La Coppa d’Africa non è solo calcio giocato ma anche un concentrato di storie, simboli e memoria collettiva. Tra i protagonisti più sorprendenti dell’edizione attuale in corso in Marocco c’è un tifoso della Repubblica Democratica del Congo diventato virale sui social e nelle dirette televisive per un comportamento tanto singolare quanto carico di significato: Michel Kuka Mboladinga, l’uomo che resta immobile sugli spalti per tutta la durata delle partite.
Durante la fase a gironi, conclusasi nelle ultime ore, le telecamere lo hanno ripreso più volte mentre attorno a lui esplodeva il caos del tifo tra cori, bandiere ed esultanze. Lui, invece, rimaneva fermo come una statua: braccio destro alzato, sguardo fisso verso il campo, senza muoversi nemmeno dopo i gol. Una posa mantenuta per oltre 90 minuti, e anche oltre, nei match contro Benin, Senegal e Botswana, culminati con la qualificazione della Rdc alla fase a eliminazione diretta.
Chi è Michel Kuka Mboladinga e perché resta immobile allo stadio
Intervistato dai media incuriositi, Mboladinga ha spiegato il senso del suo gesto con parole semplici ma profonde:
“Sono un artista, un intrattenitore. È il mio mestiere”.
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Ma dietro quello che molti hanno inizialmente liquidato come un meme o una stravaganza si nasconde un potente atto di memoria storica e patriottismo. Michel Kuka Mboladinga imita deliberatamente la posa di Patrice Émery Lumumba, leader nazionalista, fondatore del Mouvement National Congolais e primo Primo ministro della Repubblica Democratica del Congo dopo l’indipendenza dal Belgio nel 1960.
L’abbigliamento come simbolo nazionale
La sua presenza sugli spalti non passa inosservata anche per l’abbigliamento:
- giacca gialla,
- camicia e cravatta azzurre,
- pochette rossa e pantaloni rosso fuoco.
Non si tratta di una scelta casuale, ma di un richiamo cromatico diretto alla bandiera della Repubblica Democratica del Congo, ulteriore elemento che rafforza il valore simbolico della sua performance.
L’omaggio a Patrice Lumumba, martire dell’indipendenza africana
Per comprendere fino in fondo il significato del gesto di Mboladinga è necessario ricordare la figura di Patrice Lumumba. Il Congo, ex colonia belga, ha subito una delle dominazioni coloniali più violente della storia africana, in particolare durante il dominio personale di re Leopoldo II, caratterizzato da sfruttamento brutale della popolazione e delle risorse.

Lumumba emerse come leader della lotta per l’autodeterminazione, guidando il Paese verso l’indipendenza nel 1960. Divenne Primo ministro, ma il suo mandato durò solo pochi mesi: fu assassinato il 17 gennaio 1961, trasformandosi in un martire e in un simbolo di libertà non solo per il Congo, ma per tutta l’Africa.
La postura immobile di Mboladinga, fiera e silenziosa, rappresenta quindi un omaggio “poetico” e politico a quella eredità: un modo per ricordare, anche in un contesto sportivo, le radici storiche e le lotte del proprio Paese.
Una presenza iconica sugli spalti dal 2013
Non è un gesto isolato. Michel Kuka Mboladinga porta avanti questa forma di espressione dal 2013 e nel suo Paese è ormai una vera e propria icona popolare, conosciuta con il soprannome di “Lumumba”. Busto dritto, testa alta, sguardo fiero: nulla riesce a distrarlo fino al triplice fischio finale. Solo all’uscita dallo stadio si concede un sorriso, spesso scortato dagli steward a causa della grande attenzione che attira.
Finora ha accompagnato la nazionale congolese in tutte le partite del girone e lo farà ancora. È già annunciata la sua presenza per la sfida degli ottavi di finale di Coppa d’Africa contro l’Algeria, in programma martedì 6 gennaio 2026, data che assume un valore ancora più simbolico in prossimità dell’anniversario dell’uccisione di Lumumba.
Quando il calcio diventa memoria collettiva
La storia di Michel Kuka Mboladinga dimostra come il calcio possa andare oltre il risultato sportivo, trasformandosi in uno spazio di identità, cultura e memoria storica. In mezzo al frastuono degli stadi africani, la sua immobilità racconta una storia che continua a parlare al presente, ricordando che anche sugli spalti si può rendere omaggio alla libertà.